Per un anno nelle finte chat per gli investimenti: così funziona la truffa «pump & dump» e come ci si finisce dentro
Per un anno nelle finte chat per gli investimenti: così funziona la truffa «pump & dump» e come ci si finisce dentro
Un sedicente esperto di trading, un’assistente virtuale e un gruppo Whatsapp che promette facili guadagni investendo in azioni e criptovalute. La truffa si conclude con perdite e promesse di rimborso mai mantenute

di Emanuele Bonora  09/01/2026 02:00

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Il messaggio era intrigante, prometteva guadagni, invitava a non perdere tempo: «Questa azione valeva 20 euro quando l’abbiamo consigliata, ora è a 60 euro». Accanto il logo del titolo fortunato e una cornucopia per sottolineare l’opportunità del messaggio pubblicitario che girava sui social a gennaio 2025. Sì, un anno fa. Per accedere alla ricchezza bisognava cliccare sul link sotto lo slogan: apriva la caverna delle meraviglie, un numero whatsapp a cui rispondeva una certa Virginia, seno prosperoso in evidenza e foto scattata su uno sfondo che ricordava Avatar. «Ti interessano gli investimenti?» chiede.

Alla risposta affermativa, fa un altro paio di domande per accertarsi che avessi un minimo di capitale e sapessi cos’è la borsa e poi invia il link d’invito per un altro gruppo dal nome roboante: «Accademia degli investimenti del prof. Rossi». È gratis l’accesso? «Sì, è tutto gratis» risponde Virginia.

Il prof. è un signore distinto, viso incorniciato da un ciuffo morbido bianco immortalato davanti a un notebook. Dà l’idea di essere un trader pronto a completare un’operazione. Senza convenevoli, si palesa in chat intorno alle 8 e inizia a condividere la sua visione per la giornata di borsa: «Le previsioni delle imprese… I fattori da monitorare… Il mercato risente delle aspettative».

Informazioni sommariamente giuste, ma facilmente reperibili sui motori di ricerca o dando una sfogliata ai giornali. Ad ogni messaggio del professore, una claque applaude, ringrazia, elogia quello che sembra un profeta virtuale. Ma le risposte appaiono troppo robotiche, con termini italiani obsoleti, sembrano più traduzioni dell’AI che scritte da persone reali. Nel gruppo ci sono una cinquantina di persone. I numeri di cellulare associati hanno tutti il +39 davanti con foto del profilo rassicuranti e nomi comuni.

Ma quelli che partecipano alla «discussione» quotidiana sono sempre gli stessi e danno più l’idea di una piccola corte che di un’Accademia di confronto. Qualcuno ogni tanto tenta di fare domande specifiche: «Cosa dobbiamo aspettarci dopo questi dati? Cosa consiglia con Trump?». Ma il professore tira dritto, seguendo uno script che non contempla interruzioni. Snocciolati i punti della mattina, saluta tutti e ricompare verso le 12. Questa volta il focus è Wall Street. Il copione è lo stesso: lui condivide notizie di mercato, talvolta anche un po’ banali, la corte ringrazia. Conclude la giornata con un altro intervento verso le 20. Solito schema. Così per tre mesi. Senza consigliare nulla, senza chiedere nulla.

Diventa quasi familiare l'appuntamento con il professore giorno dopo giorno fino a quando una mattina, questo vate virtuale indica la prima azione da comprare: «Sulla base dell’analisi tecnica, tenendo conto delle prospettive… mi sento di consigliare Fincantieri». E allega un grafico con il quale spiega i motivi per cui si aspetta il rialzo. Passa qualche giorno e segnala un’altra opportunità: Leonardo. E così va avanti per qualche altro mese. Consiglia tutti titoli ad alta capitalizzazione, su cui i principali analisti avevano già dato il buy da tempo. Se qualcuno nella chat diceva che dopo averla comprata l’azione era in perdita il professore semplicemente non rispondeva e proseguiva con l'omelia.

La svolta: dalla chat all'inganno delle criptovalute

Improvvisamente durante l’estate dello scorso anno il prof. Rossi avverte che quel gruppo sarebbe stato chiuso, invitando tutti gli iscritti a traslocare in un’altra chat con un nome ancora più pretenzioso: «Fondazione di private equity». Qui la musica cambia. C’è sempre il professore con la sua schematica condivisione delle notizie, ma torna a palesarsi Virginia che con fare amichevole chiede se mi stia trovando bene nel gruppo e se sono interessato a fare investimenti. Ci sono costi? No, è sempre tutto gratis.

Solo che ora il professore parla a nome di un fantomatico team (non più a titolo personale) che consiglia di comprare delle criptovalute dai nomi impronunciabili. Simula anche delle operazioni di trading in tempo reale, per far vedere quanto sia semplice fare soldi. Peccato che replicare quelle mosse fosse impossibile, perché entrava e vendeva sempre a prezzi che la criptovaluta non toccava. Ma lui pubblicava lo stesso estratti tarocchi con performance a due zeri. Magnificava inoltre l’uso della leva e per chi avesse voluto un conto dove poterla usare, ecco che si palesava l’assistente che invitava ad aprirlo su una piattaforma che non sembra avere nessuna autorizzazione. Qualcuno ci casca. E trasferisce qualche migliaia di euro. Lo scrive in chat e partono gli applausi della claque.

Ma dopo le cripto il professore (e il suo team) hanno altri obiettivi d’investimento. Sono le piccole società quotate sul Nasdaq. Per le quali spesso non servono ingenti capitali per muovere il titolo. È l’inizio di ottobre. Si parte con Dreamland, società di eventi con sede a Hong Kong. Dopo che il professore dà il segnale d’acquisto, il titolo sfiora i 7 dollari, ma poi il grafico di borsa diventa come un precipizio. Si prosegue con Gloo che lavora con l’AI. L’azione flette anche qui.

Chiaramente le aziende citate non hanno nulla a che fare con le segnalazioni del professore e spesso sono rimaste vittima delle speculazioni. È la pratica pump & dump (pompa e sgonfia) in cui viene alzato artificialmente il prezzo di un titolo (spesso proprio criptovalute o azioni a bassa capitalizzazione) usando i social. È una frode finanziaria, anche se non è facile individuare i responsabili. Come in questo caso. Il professore non molla. Continua a consigliare promettenti titoli del Nasdaq. C’è chi sul gruppo assicura di guadagnarci. Chi resta intrappolato nella volatilità del titolo resta in silenzio. In una specie di sbornia collettiva che abbraccia manovratori e manovrati.

La caduta della maschera e la fine della truffa

Il giocattolo della Fondazione si scassa su NusaTrip, società del Nasdaq che vende biglietti in Asia. Il titolo s’impenna, arriva a 9,30 dollari, la Sec lo sospende. E qui gli iscritti al gruppo iniziano a rumoreggiare. Il professore abbozza delle giustificazioni, assicura di non capire il motivo della scelta della Sec, che la fondazione opera correttamente. Poi promette di rimborsare a tutti l’investimento, invitandoli a iscriversi a un altro fantomatico portale (che ora è off-line) su cui bisogna pagare però una quota d’ingresso. La maschera è caduta. Dei 50 iscritti, sono una quindicina quelli in carne e ossa. Degli altri si scopre che molte delle foto profilo sono state rubate dal web.

Dieci dicono di aver investito in NusaTrip. Quanto? Qualche migliaio di euro a testa, affermano ma senza voler dare cifre precise. C’è la paura di fare la figura del fesso. Denunciare? Ma chi? Il professore sparisce e il gruppo viene chiuso a fine anno. Alla fine il metodo usato è sempre lo stesso spiegato da Wolf of Wall Street: «Prima ci proviamo con le blue chip. Una volta che li abbiamo agganciati gli rifiliamo le penny stock». Solo che è sui social. (riproduzione riservata)