Giorgetti riapre il dossier sulla tassazione delle banche. Ma gli istituti sanno che sarà difficile
Giorgetti riapre il dossier sulla tassazione delle banche. Ma gli istituti sanno che sarà difficile
Negli istituti prevale cautela: dopo il precedente sugli extra-profitti e l’aumento Irap, differenziare prelievi tra margini, commissioni e trading appare rischioso. Abi possibile snodo di metà luglio

di di Fabrizio Massaro 26/06/2026 21:00

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Dev’essere stata l’influenza del Poverello di Assisi a spingere il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, a sollevare mercoledì 24 durante un convegno su «San Francesco e l’economia civile» il tema della tassazione delle banche dal punto di vista degli effetti della loro attività sull’economia reale.

Un ragionamento più sofisticato, quello dell’esponente leghista, rispetto all’idea di un’imposizione sui cosiddetti «extra-profitti» (delle banche, e non solo) maturati con la bolla inflattiva legata all’invasione russa dell’Ucraina e la stretta sui tassi Bce post 2022 o, per restare ai nostri giorni, alla crisi di Hormuz per la guerra Usa-Iran.

Ospite del presidente del Cnel Renato Brunetta, il ministro Giorgetti ha messo sotto la lente il modo in cui le banche guadagnano e la destinazione di quei profitti, non nascondendo perplessità:

L'analisi di Giorgetti sugli utili 

«Diciamocelo chiaramente, se uno fa l’analisi degli utili esercizi delle banche, tra le grandi e le piccole, vedrà come è cambiata l’origine di questo utile che viene distribuito per dividendo ovviamente a grandi fondi. La tassazione però, l’aliquota, è identica per qualsiasi forma e origine, anche se le finalità sono molto più meritorie in termini di effetti sull’economia reale se io faccio margine di intermediazione creditizia, piuttosto che gestione di patrimonio, commissione, eccetera».

Poche parole che i banchieri hanno immediatamente colto nella loro rilevanza prospettica, anche se – secondo alcuni diretti interessati – non si aspettano interventi normativi.

Il precedente della tassa 2023

Da un lato «abbiamo già dato», dice un autorevole banchiere naturalmente fuori taccuino, «dall’altro si è già visto che quando si entra nei tecnicismi si perde facilmente la strada». In effetti nel 2023 era stata proposta una tassazione del 40% degli utili da margine di interesse che poi, dopo tante proteste, venne smontata dando alle banche l’alternativa di un accantonamento come riserva non distribuibile: una scelta adottata dal 100% degli istituti.

Il governo Meloni ci ha riprovato nella manovra 2026 con un incremento temporaneo dell’Irap di due punti percentuali che banche e assicurazioni – e solo loro – pagheranno in questi giorni: oltre 800 milioni in più versati in totale. I banchieri difficilmente accetteranno ulteriori prelievi. Anche perché sarebbe difficile distinguere tra le voci di bilancio.

«Banalmente, potrebbero aumentare gli interessi sui prestiti, su cui pagano meno tasse, riducendo le commissioni. Per il cliente, l’effetto sarebbe nullo», spiega un altro banchiere. «Potrebbe forse essere più facile tassare il trading, l’utile da negoziazione, più identificabile in bilancio». Ma appunto, si entrerebbe in quei meandri nei quali ci si può perdere facilmente, come nel 2023.


Chissà se Giorgetti tornerà sul tema nel suo intervento all’assemblea dell’Abi di metà luglio. La tassazione delle banche è un cavallo di battaglia del suo partito, la Lega di Matteo Salvini. Ma dentro il governo le sensibilità sono molto diverse, vedi Forza Italia.

Il ruolo del Cnel e la composizione azionaria degli istituti

Di sicuro è un argomento che può fare presa dal punto di vista elettorale, suggerisce un altro banchiere, specialmente se è il ministro competente come Giorgetti a sollevare il tema, e non un capo politico.

Ma è lo stesso titolare di via XX Settembre a mettere le mani avanti: «Io penso che anche lì una riflessione non sarebbe sbagliata da avviare, mi rendo conto che si tocca una questione molto particolare, ma se il Cnel si applicasse a capire com'è evoluta la dimensione di bilancio dei patrimoni delle banche italiane che sono tra le più stabili e solide in Europa e anche la loro composizione azionaria, perché tutti abbiamo per scontato che sono tutte banche italiane, in realtà se uno analizzasse minimamente la composizione azionaria qualche numero gli verrebbe, ma qui chiudo le parentesi perché sono trascinato in un terreno che mi sento troppo libero e faccio disastri».

A studiare la questione ora sarà proprio il consiglio presieduto da Brunetta, il quale potrebbe avvalersi anche di altri consiglieri, tra i quali magari Augusto Dell’Erba, presidente di Federcasse, anch’egli presente al convegno su San Francesco. Una cosa può essere certa: dal Cnel arriverà una proposta concreta e ragionata. Poi deciderà la politica. (riproduzione riservata)