Intesa Sanpaolo, 30 miliardi alle pmi per conquistare i mercati esteri
Intesa Sanpaolo, 30 miliardi alle pmi per conquistare i mercati esteri
La divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese ha lanciato con Confindustria, Sace, Simest e Ice un piano per l’internazionalizzazione. Il Made in Italy può crescere fino a un trilione di euro

di Alessandro Carollo 07/11/2026 10:00

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Le piccole e medie imprese italiane sono strette in una tenaglia. Sul fronte interno, le ultime rilevazioni dell'indice Pmi Manifatturiero segnalano un ripiegamento dell'attività sotto la soglia spartiacque dei 50 punti (a 49,4 punti). La contrazione dei nuovi ordini e dei volumi produttivi è imputabile principalmente alla debolezza della domanda interna, mentre le commesse estere hanno mostrato una maggiore tenuta; materie prime, energia e logistica erodono i margini e due imprese su tre non hanno chiesto nuovo credito, scoraggiate da tassi e garanzie. Sul fronte esterno pesano i dazi americani. Secondo un sondaggio di Noto, il 61% delle imprese esportatrici verso gli Usa dichiara di aver subito danni diretti a causa dei dazi e, per il 19%, si tratta di impatti rilevanti. Eppure nei primi sette mesi del 2026 l'export ha registrato una crescita tendenziale del +4,6% in valore.

È per reagire a questo scenario che Intesa Sanpaolo ha annunciato un nuovo patto per l’internazionalizzazione con Confindustria, Sace, Simest (Cdp) e Ice, promosso dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese. «Le nostre imprese sono straordinarie, ma oggi devono affrontare una complessità crescente che rischia di minare la loro competitività e, in generale, la crescita del nostro Paese», spiega il manager.

Il piano di sostegno e gli obiettivi di credito

«Lo sviluppo internazionale è una chiave del successo del made in Italy; per questo, serve che operatori pubblici e privati si adoperino insieme per mantenere l’eccellenza della nostra industria nel mondo».

Il cuore dell’operazione è costituito da 30 miliardi di nuovo credito nel prossimo triennio per l’export, gli investimenti diretti all’estero e i progetti produttivi in Italia funzionali alla crescita internazionale. Una cifra che alza l’asticella rispetto al passato: «Nell’ultimo triennio abbiamo messo a disposizione oltre 19 miliardi di euro a supporto delle attività internazionali e gestito più di 1.000 progetti di accompagnamento all’estero», ricorda Barrese.

Il patto si articola in cinque direttrici. Oltre al credito, ci sono partnership con i principali istituti locali già avviate in Francia, India e Brasile, ed estese ad altre aree geografiche emergenti entro il primo semestre 2027, per gestire pagamenti, incassi, cash management e rapporti bancari delle controllate italiane. Con Ice e la piattaforma Connecting Markets, le pmi potranno cercare clienti, fornitori e partner in oltre 170 Paesi. Per gli investimenti diretti all’estero i finanziamenti della banca si integrano con prestiti partecipativi e subordinati di Simest per impianti, filiali e hub logistici. Infine, un capitolo sui macchinari e sui beni strumentali: il 18% dell’export italiano. Le aziende potranno anticipare la liquidità delle forniture con pagamento dilazionato, grazie alla Polizza Credito Fornitore di Sace e al contributo in conto interessi di Simest, completati da trading company e noleggio operativo per i buyer esteri.

La mappa dei mercati e i nuovi corridoi di crescita

La mappa dei mercati riflette il nuovo quadro geopolitico. «Gli Usa rimangono un mercato fondamentale per le nostre imprese, in termini numerici e di sviluppo tecnologico e strategico», osserva Barrese, ricordando il grande entusiasmo delle missioni che la Banca ha organizzato con centinaia di pmi, per favorire il collegamento con la Silicon Valley.

«Occorre però rafforzare i corridoi verso altri mercati internazionali, come il Brasile e l'America Latina». Lì, l’accordo con una delle principali banche dell’area consentirà agli imprenditori «di aprire conti, di avere un supporto sul commercial banking in loco» e di finanziare «nuove factory piuttosto che acquisizioni all’estero». E poi l’Oriente: «L’India e l’Asia in generale sono altre aree in cui le nostre imprese stanno crescendo e continueranno a farlo». L’ambizione è alta: superare il target governativo di 700 miliardi di export, «e auspichiamo che possa raggiungere il trilione».

A sostenere l’impianto, la rete della Banca dei Territori: oltre 300 specialisti per circa 90 mila imprese attive all’estero, presenza in più di 40 Paesi e partner locali in oltre 140 territori, in pratica una banca di prossimità inserita in un grande gruppo. «Con l'estensione della nostra rete commerciale anche dove non siamo presenti, uniamo alla potente capacità finanziaria un’indiscussa prossimità territoriale e una presenza internazionale rafforzata», sottolinea Barrese, che rivendica il ruolo svolto per «oltre un milione di imprese clienti che abbiamo traghettato in periodi difficili come quello del Covid e delle successive crisi geopolitiche».

Semplificazione e visione industriale strategica

Ma il credito da solo non basta se il sistema resta ingessato. Barrese indica il modello delle Zes, in cui il gruppo «ha creduto e investito fin dall’inizio» e che «dimostra che la semplificazione burocratica può favorire la crescita delle imprese». Ora, dice, va esteso all’energia, uno dei nodi più critici per le pmi: «Abbiamo una disponibilità significativa di investimenti e impianti da realizzare, ma il vero ostacolo è rappresentato dalle autorizzazioni». La conclusione è un appello alla politica: «Abbiamo bisogno di una strategia industriale di lungo periodo, che superi le logiche tattiche e sappia guardare al futuro». (riproduzione riservata)