Oggi esamineremo i risultati del voto americano. Quale che sarà l’esito complessivo della competizione, la situazione risulterà comunque con forme nuove di complessità, a seconda di chi potrà affermarsi come vincitore. Ciò rafforza l'esigenza di un'Unione Europea non catatonica come continua a dimostrarsi e che le sue istituzioni siano tutte nelle condizioni migliori per affrontare, ciascuna con le proprie responsabilità, il nuovo contesto. Risponde a questa esigenza il tempestivo avvio della procedura per la nomina del presidente della Bce che succederà l'8 febbraio prossimo a Christine Lagarde.
Come disposto dal presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa, venerdì 6 novembre si chiuderà la procedura per le designazioni, a opera dei partner dell’Eurozona, dei candidati alla successione. Il successivo giorno 9 vi sarà un esame delle candidature da parte dell'Eurogruppo, come primo passaggio di una lunga procedura che vede, tra l'altro, l'intervento dell'Europarlamento e la decisione finale del Consiglio.
È molto importante, innanzitutto per evitare un possibile mercato dei sostegni a questo o quel candidato, che il procedimento si svolga rapidamente per concludersi, se sarà possibile, anche a una significativa distanza dall'assunzione della carica.
Vedremo venerdì o sabato se vi saranno candidature che si aggiungeranno a quelle, rispettivamente, dello spagnolo Pablo Hernandez de Cos e dell’olandese Klaas Knot. Le notizie che segnalano una sorta di esclusiva Germania-Francia nella scelta del nuovo presidente, se fondate, indicherebbero che si afferma in questi casi non il classico motore dell’Unione franco-tedesco, ma una convergenza spartitoria che si proietterebbe fino ad altre importanti cariche interne, quale quella del capo economista, data la scadenza del mandato dell'irlandese Philip Lane, e quella della componente dell'esecutivo, la tedesca Isabel Schnabel, che si è dimessa per ricoprire una carica nel Fondo monetario internazionale.
Tuttavia definire il futuro assetto del vertice della Bce non può essere una scelta riservata, anche nella fase della proposta delle candidature, a due dei principali Paesi fondatori, escludendo l'altro principale, l'Italia. Già la vicenda di Lagarde ha rappresentato una novità negativa nei confronti del modo sia in cui si sta al vertice di una autorevole istituzione, sia in cui la si lascia. E già stanno facendo molto discutere gli ipotetici collegamenti della scelta di Lagarde con la battaglia politica per le presidenziali in Francia o con l'assunzione di una carica nel World Economic Forum ovvero, ancora, con una presunta agevolazione della nomina del successore a Francoforte, mentre è al vertice della Francia ancora Emmanuel Macron.
Per non parlare di chi ha sostenuto che l'abbandono anticipato della carica si spiegherebbe con la volontà di aiutare la Francia, data la sua situazione, con gli strumenti della politica monetaria, cosa che non potrebbe farsi, per l'immagine, anche se non giuridica, di un conflitto di interesse, con una presidente francese della Bce.
In questo modo la banca, alla stregua delle porte girevoli, viene di fatto pure essa trascinata in campi che non sono propri del suo ruolo istituzionale. In ogni caso, guardare anche oltre i due candidati, entrambi di primo livello, con de Cos in migliore posizione, è non solo opportuno, ma anche necessario, se non altro per evitare che si capisca che i giochi sono già fatti e conclusi. (riproduzione riservata)