Il mestiere di gestore azionario specializzato nei titoli Piazza Affari, da cinque anni a questa parte, è più complesso che mai. D’altronde, è difficile battere un indice a forte trazione bancaria se, dal 2022 a oggi, a trainarne la performance da record sono state proprio le banche, che rappresentano ancora oltre un terzo della capitalizzazione dell’indice principale, il Ftse Mib (anche se in calo).
Come si può osservare nella tabella Fida in basso, su un orizzonte triennale non c’è stata partita: gli Etf passivi sul Ftse Mib hanno più che raddoppiato il loro valore, guadagnando fino al 101%, mentre i migliori fondi attivi si sono fermati poco sotto il 91%, complici anche i costi più elevati: le commissioni annue medie dei comparti attivi sono pari all’1,6%, quelle degli Etf passivi si fermano allo 0,3%.
Anche dall’inizio di quest’anno la musica è molto simile: gli Etf superano il 6% di rendimento, i migliori fondi attivi arrivano al 5,5%. Peraltro investendo tutti in large & mid cap, cioè i grandi titoli di Piazza Affari. Molto più complessa è invece la sfida per i gestori specializzati in piccole e medie imprese quotate, penalizzate negli ultimi anni anche dai riscatti dai fondi Pir in presenza di rendimenti dei Btp molto più elevati che nel decennio precedente, quando questi Piani Individuali di Risparmio con benefici fiscali erano stati introdotti sul mercato.
Rimane il fatto che, al netto della guerra in Medio Oriente e della crisi energetica legata ai prezzi del petrolio, Piazza Affari sta reggendo bene, supportata anche dalla forte presenza del settore energetico nell’indice Ftse Mib, insieme a quello della difesa (con titoli come Leonardo, Fincantieri e Avio), i grandi vincitori in borsa dell’instabilità geopolitica.
La vera domanda adesso è però un’altra: c’è ancora spazio per i gestori attivi a Piazza Affari, tanto più se le banche dovessero perdere lo slancio e la centralità nell’indice che hanno assunto negli ultimi anni?
Tra le società di gestione che presidiano la borsa milanese sia tramite fondi che con gli Etf c’è Amundi, presente in graduatoria Fida con due Etf (uno ad accumulazione e uno a distribuzione). A livello di gestione attiva Pierluigi Poli, co-gestore dei fondi azionari Italia della Sgr, rimane ottimista. In primis proprio sui titoli finanziari, «perché in uno scenario di credito stabile e tassi invariati le banche continuano a offrire rendimenti difficilmente replicabili altrove». E poi sul mondo dei settori ciclici «come l’It, in particolare sulle società che beneficiano di un trend di investimenti in AI e data center ancora sostenuto e di una regolamentazione favorevole».
Attenzione anche a non sottovalutare le pmi: «Oggi il loro premio si è azzerato: il rapporto prezzo/utili si è praticamente allineato alle large cap, nonostante fondamentali solidi e in miglioramento», ricorda il money manager. «Se il contesto resterà stabile, vediamo spazio per un graduale recupero di questo premio, anche grazie al Fondo Nazionale Strategico Indiretto di Cdp, che dovrebbe portare nuova liquidità nel segmento».
Allianz Global Investors si approccia al mercato italiano con il fondo Azioni Italia All Stars, che da gennaio guadagna il 5,5% con costi dell’1,8%, e arriva quasi al 91% a tre anni. Stefano Ghiro, gestore del comparto, preferisce non focalizzarsi sulle banche, pur ammettendo che l’indice Ftse Mib rimane «molto dipendente» da questi titoli. «Il comparto tende a privilegiare titoli appartenenti al settore della tecnologia, dei servizi di comunicazione e degli industriali».
Le scelte di portafoglio, prosegue il money manager, «rimangono comunque molto selettive su aziende in grado di fornire una solida generazione di cassa, una capacità di determinare i prezzi (pricing power, ndr) e la capacità di gestire l’impatto dell’intelligenza artificiale nei propri processi produttivi e nei prodotti offerti». Anche Ghiro invita peraltro a non dimenticarsi delle piccole capitalizzazione, «il cui profilo rischio/rendimento risulta nel complesso ancora attraente».
Euromobiliare Am Sgr (gruppo Credem) realizza il 5,4% nel 2026 con il fondo Euromobiliare Azioni Italiane, che ha costi annui del 2,1%. «Non riteniamo che lo slancio dei titoli bancari sia esaurito, ma che stia cambiando natura», segnala Massimo Aloi, portfolio manager della società di gestione. «L’attenzione si sposterà sul ritorno in termini di dividendi o buyback piuttosto che la crescita dei margini».
A livello di settori più interessanti oggi il money manager cita «società che costruiscono o gestiscono reti infrastrutturali» e quelle della difesa, «che beneficerà di budget governativi europei in forte crescita nei prossimi anni». Infine, per quanto riguarda le capitalizzazioni Aloi sottolinea che «le mid-small cap appaiono a sconto rispetto al resto del mercato, sebbene il rallentamento economico e lo shock energetico tendano a colpirle maggiormente».
Con i fondi Fonditalia Equity Italy e Interfund Equity Italy Eurizon, società del gruppo Intesa Sanpaolo, mette a segno da gennaio performance del 5,4% e 5,3%, con costi dell’1,25% per entrambi. Secondo Luigi Degrada, responsabile Italian equity, guarda con interesse al «settore industriale che, dopo i cali generalizzati, offre opportunità interessanti, in particolare nella componente meno ciclica e meno esposta ai costi delle materie prime, come il comparto medicale».
Il money manager è interessato ancora a «banche e assicurazioni, che continuano a presentare un profilo rischio-rendimento interessante, soprattutto per quei gruppi che potrebbero essere coinvolti in ulteriori processi di consolidamento», e ai titoli petroliferi, «per il loro ruolo di copertura dal rischio in caso di peggioramento degli scenari geopolitici». (riproduzione riservata)