La presa di posizione di Cassa Depositi e Prestiti su Nexi frena gli entusiasmi di Piazza Affari sul titolo della paytech guidata da Bernardo Mingrone e che vede Via Goito secondo azionista (al 19,14%) dietro agli americani di Hellman & Friedman (al 22,2%).
Ieri in borsa dopo le indiscrezioni del Financial Times secondo cui Cvc Capital, che in Italia controlla anche Recordati e Multiversity, starebbe studiando un’offerta da 9 miliardi (incluso il debito da 6 miliardi) per delistare il gruppo dei pagamenti che capitalizza la metà, al suono della campanella le azioni Nexi sono balzate sui massimi del 6 gennaio a quota 4,16 euro, con un rialzo di oltre il 7% e volumi molto consistenti. Guadagno che sul finale è stato più contenuto: +2,85% a 3,97 euro.
Fonti vicine al braccio finanziario del Tesoro che investe il risparmio postale hanno fatto sapere che non ci sono stati contatti con Cvc e che il gruppo non ha intenzione di cedere la propria quota. Anche H&F non sarebbe in trattative con il fondo britannico.
Venti giorni fa, in occasione dei conti del 2025 di Cassa, lo stesso amministratore delegato Dario Scannapieco aveva spiegato che nonostante la maxi-svalutazione da 600 milioni di euro, che ha pesato sul bilancio, Nexi «resta un'infrastruttura importante in un'ottica di lungo periodo».
Cassa ha rafforzato la sua posizione a febbraio 2025 con lo swap su Tim.
Poste aveva acquisito il 9,81% delle azioni della compagnia telefonica in cambio del 3,79% detenuto in Nexi. Il motivo? È un’infrastruttura strategica nel sistema dei pagamenti italiano ed europeo, il cui assetto proprietario, per la presenza in tutto il Vecchio Continente, è sotto la lente anche di Bruxelles.
Secondo il quotidiano della City l’operazione sarebbe in una fase embrionale e Cvc, che contattato da «MF-Milano Finanza» non ha commentato i rumors, non ha intenzione di presentare un’offerta se non con l’ok del governo italiano. La normativa sul Golden Power tutela infatti asset strategici, come la rete nazionale interbancaria di Nexi.
Un asset già nelle mire del fondo americano Tpg, che aveva presentato un'offerta da 1 miliardo per la Digital Banking Solutions (che include la rete), respinta da Nexi alla fine del l'anno scors o, anche sulla spinta di Cdp che ha potere di veto sui deal strategici.
A quanto risulta Cassa, che sul finire del 2025 ha rinnovato il patto con H&F e che a fine marzo ha accompagnato il cambio di ceo con la sostituzione di Paolo Bertoluzzo, punta a consolidare la propria leadership in Nexi. Volontà che potrebbe passare anche da un rafforzamento nel capitale in vista dell’innalzamento della soglia d’Opa dal 25% al 30% con il nuovo Tuf.
A inizio marzo, prima dell’avvicendamento al vertice, la paytech aveva presentato un nuovo piano industriale che non aveva convinto Piazza Affari, strategie che Mingrone, anche su spinta di Cdp, potrebbe ritoccare nei prossimi mesi per ritrovare definitivamente il feeling con il mercato. (riproduzione riservata)