Pensioni in manovra: nuova Quota 100 a 64 anni, requisiti più alti dal 2027 e tre nuove rendite per i fondi. Ecco tutti i calcoli
Pensioni in manovra: nuova Quota 100 a 64 anni, requisiti più alti dal 2027 e tre nuove rendite per i fondi. Ecco tutti i calcoli
Il governo studia il ritorno di Quota 100 con uscita a 64 anni e 36 di contributi. Dal 2027 saliranno i requisiti per la pensione, mentre la previdenza complementare introduce tre nuove rendite per gestire il capitale accumulato nei fondi pensione

di di Paola Valentini 30/10/2026 20:00

Ftse Mib
49.500,97 23.50.57

-1,00%

Dax 30
25.818,21 23.50.57

-0,85%

Dow Jones
51.770,31 0.33.41

-1,09%

Nasdaq
25.437,00 23.50.57

-2,86%

Euro/Dollaro
1,1160 22.00.45

-0,04%

Spread
119,23 17.29.43

+4,98

Nella Legge di Bilancio il governo ha deciso di rilanciare Quota 100. Con un fondo da 850 milioni di euro. La proposta, che prevede l’uscita dal lavoro con almeno 64 anni di età e 36 anni di contributi versati, è da sempre il cavallo di battaglia della Lega di Matteo Salvini. La misura potrebbe inoltre essere estesa anche ai lavoratori che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996, superando così uno degli attuali limiti di accesso alla pensione anticipata contributiva. Ma l’importo stanziato non è sufficiente a coprire tutte le uscite e quindi il meccanismo potrebbe essere condizionato all’assunzione di un giovane a fronte dell’uscita di un dipendente di 64 anni con 36 anni di contributi. Da qui a gennaio si capirà quindi se e come vedrà la luce una nuova Quota 100 (la prima versione era stata introdotta per il triennio 2019-2021 come somma tra 62 anni e 38 di contributi).

L'adeguamento dei requisiti alla speranza di vita dal 2027

In attesa di capire se arriverà, quel che è certo è che dal 2027 il traguardo si sposterà un po’ più avanti. Dal prossimo anno, infatti, i requisiti per l'accesso alla pensione aumenteranno di un mese per effetto dell'adeguamento alla speranza di vita previsto dal sistema previdenziale italiano per tenere conto della demografia. Per la pensione di vecchiaia serviranno quindi 67 anni e un mese di età, anziché 67 attuali, mentre aumenteranno di un mese anche i requisiti contributivi per la pensione anticipata, come sintetizza la tabella in pagina elaborata da Smileconomy.

«Per tutti vale la pensione anticipata che sarà di 41 anni e 11 mesi per le donne, un anno in più per gli uomini. La pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese con 20 di contribuzione, senza ulteriori requisiti, è per chi ha iniziato entro il 1995», spiega Andrea Carbone, fondatore di Smileconomy. Per chi invece lavora dal 1996 il momento della pensione dipende anche dal valore dell'assegno pensionistico: 71 anni e un mese con cinque di contribuzione, per chi avrà una pensione inferiore all'assegno sociale (oggi pari a 546 euro, ndr), 67 anni e un mese con 20 di contribuzione per chi lo avrà almeno pari. Mentre scatterà tre anni prima, a 64 anni e un mese, sempre con 20 anni e un mese di contribuzione, nel caso di assegno da tre volte l'assegno sociale.

Dal 2028 ci sarà un nuovo aumento di due mesi di tutte le età.

Sul fronte della previdenza complementare è appena partita la fase due della riforma 2026.

Leggi anche: Pensioni, nel 2029 uscita a 67 anni e 6 mesi. Le nuove stime

Le novità sulla previdenza complementare e le nuove rendite

Dopo l’avvio a luglio delle iscrizioni automatiche dei neo-assunti, si completa il sistema delle nuove dei fondi pensione che permettono agli iscritti più flessibilità nell’ottenere il capitale maturato a fine carriera rispetto alla rendita vitalizia attiva finora. Le prime due, ovvero la rendita a durata definita e a prelievi liberamente determinabili, erano state avviate a luglio. Mentre la terza, quella frazionata in cinque anni, parte dal 31 ottobre.

Smileconomy ha condotto una simulazione che mostra il capitale e il valore delle tre nuove rendite per 30,40 e 50enni che investissero da oggi rispettivamente 200, 300 e 400 euro al mese in tre linee di investimento (a basso rischio, alto rischio e life cycle ovvero con rischio che scende con l’aumento dell’età).

«Le rendite a durata definita e a prelievi liberamente determinabili sono simili: nel primo caso si è obbligati a incassare la rata della rendita, nella seconda no ma quando la si chiede, si ha diritto anche alle rate maturate e non riscosse. La durata di questi piani è stata ipotizzata pari all'attesa di vita, nella realtà si potrebbe chiedere anche una durata maggiore», spiega Carbone.

Queste due rendite «saranno probabilmente apprezzate soprattutto da chi non ha fretta di avere quanto è stato versato, potendosi permettere un'erogazione periodica nel corso del tempo.

Ma potrebbero essere utili anche a chi non vuole correre il rischio di ritrovarsi un capitale significativo, ma preferisce avere delle rendite costanti, ma più contenute», aggiunge Carbone.

La rendita con erogazione frazionata è invece la suddivisione del montante in minimo cinque anni, con una tassazione semi-agevolata dal 20% al 15%, invece di quella agevolata dal 15% al 9%. «Il profilo di chi la potrebbe apprezzare maggiormente è chi supera i limiti per poter avere al 100% in capitale quanto è stato maturato, quindi per somme superiori ai 90, 100 o 120 mila euro circa, a seconda dell'età alla pensione. Tutte e tre le nuove rendite possono essere applicate sul 100% o anche solo sul 50% del capitale», ricorda Carbone.

Inoltre «una delle caratteristiche di queste tre nuove rendite è la liquidazione del capitale residuo ai beneficiari designati in caso di premorienza». Il capitale residuo, inoltre, a differenza di quanto accade nelle rendite vitalizie, «resta investito durante l'erogazione e quindi le rate successive risentiranno del rendimento ottenuto nel tempo», conclude. (riproduzione riservata)