Nel 2025 sono state erogate pensioni per 371 miliardi di euro (dai 364 miliardi dell'anno precedente) a 16,4 milioni di pensionati. Lo si legge nel 25esimo Rapporto annuale dell’Inps. Rispetto al 2024, l’importo medio mensile dell’assegno per i pensionati è aumentato dell’1,3% a 1.885,11 euro.
In rialzo anche l’età effettiva di accesso alla pensione. Nel 2025 l’età media è stata di 64 anni e 10 mesi (64,8 anni nel 2024), 7 anni e 3 mesi in più della soglia del 1995. L’aumento è particolarmente evidente per le pensioni di vecchiaia, annota l'Inps, la cui età media si colloca stabilmente intorno ai 67 anni a partire dal 2020, nel 2025 segna 67,2 anni. Le pensioni anticipate seguono invece una dinamica più irregolare: dopo il massimo osservato nel 2020, pari a 62,1 anni, l'età media si attesta a 61,7 anni nel 2025, risentendo maggiormente dei canali di flessibilità in uscita.
Nel corso del 2025 si è registrato infatti un calo marcato per le pensioni anticipate/anzianità (-5,9%) e per i trattamenti ai superstiti (-4,3%), mentre le pensioni di vecchiaia sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di numerosità all'ingresso. Nel complesso le prestazioni previdenziali sono diminuite del 3,2%. Le pensioni anticipate/anzianità presentano l'importo medio più elevato, pari a 2.162 euro mensili, in ragione della maggiore durata media delle carriere sottostanti. Seguono le pensioni di invalidità, con 1.130 euro, le pensioni di vecchiaia, con 1.035 euro, e i trattamenti ai superstiti, con 868 euro.
Permane un divario di genere significativo nel mondo previdenziale italiano. Sebbene rappresentino la quota maggioritaria sul totale dei pensionati (51%), le donne hanno percepito il 44% dei redditi pensionistici, pari 63 miliardi di euro contro i 207 miliardi dei maschi. Questo perché l'importo delle pensioni percepite dagli uomini è infatti stato superiore a quello delle donne di circa il 34% (2.165,78 euro per gli uomini, 1.619,39 per le donne).
Per risolvere il gender gap, l’Inps suggerisce che gli incentivi economici alle famiglie, come l'assegno unico e universale e altri bonus alla natalità, possono favorire un aumento («seppur contenuto») delle nascite, ma rischiano di ridurre la partecipazione delle madri al mercato del lavoro se non accompagnati da interventi complementari. Al contrario, strumenti come il Bonus asilo nido e il lavoro da remoto si rivelano particolarmente efficaci nel sostenere l'occupazione femminile, riducendo i costi e le difficoltà legati alla cura dei figli. In particolare, ha riportato il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, l'accesso al Bonus asilo nido è passato dal 4% dei potenziali beneficiari nel 2017 a oltre il 35% nel 2025 e «ha determinato un aumento della probabilità di occupazione per le madri di circa 6 punti percentuali (e di quelle beneficiarie del 17%)» e il lavoro da remoto si conferma «uno strumento efficace per ridurre fino all'87% la child penalty, ovvero la penalizzazione delle carriere derivante dall'avere un figlio, e per aumentare le retribuzioni (fino a 1.300 euro in più nell'anno successivo alla nascita). Questo perché «il tema della natalità non può essere affrontato solo con trasferimenti monetari», ha spiegato Fava, ma «la decisione di avere un figlio dipende anche dalla stabilità del lavoro, dalla possibilità di conciliare tempi di vita e tempi professionali, dalla disponibilità di servizi per l'infanzia, dalla distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri».
Per sempre più italiani la pensione non coincide con l'uscita definitiva dal mercato del lavoro. Il numero di pensionati lavoratori è impennato da circa 40 mila nel 2019 a quasi 158 mila nel 2023. Parallelamente, resta elevata, seppur in progressiva riduzione, la quota di coloro che riprendono a lavorare nella stessa impresa in cui erano occupati prima del pensionamento. I pensionati lavoratori presentano un'età media alla decorrenza compresa tra 64 e 65 anni e una prevalenza maschile, sebbene la quota di donne risulti in lieve aumento. Una caratteristica distintiva è la diffusione del part-time, che interessa una quota crescente di questa platea e suggerisce come il lavoro post-pensionamento si configuri spesso come un'attività a intensità ridotta. Sotto il profilo territoriale, la distribuzione riflette la localizzazione delle attività economiche, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord.
Quanto alla componente delle presentazioni assistenziali, l’Inps segnala una spesa di 19,8 miliardi per l’Assegno Unico con una lieve contrazione della platea dei beneficiari. si è ridotto sia il numero di nuclei familiari raggiunti dalla misura (6,3 milioni, a fronte dei 6,4 milioni del 2024), sia del numero di figli destinatari dell’assegno (circa 10 milioni rispetto ai 10,1 milioni dell’anno precedente).
Quanto invece all’Assegno di inclusione, dalla sua istituzione ha coinvolto quasi 1 milione di nuclei (2,3 milioni di persone), concentrati nel Mezzogiorno e con importo medio crescente. Il numero mensile di nuclei beneficiari Adi a marzo 2026 è pari a 641 mila e l'importo medio erogato è di 680 euro. In oltre la metà dei nuclei è presente un anziano, cioè una persona con almeno 60 anni di età.
La legge di bilancio 2025 ha introdotto il bonus nuovi nati, una prestazione pari a 1.000 euro una tantum per ogni figlio nato, in affido preadottivo o adottato. Nel corso del suo primo anno, il sostegno pubblico ha raggiunto il 73% dei nuovi nati. (riproduzione riservata)