Pensioni, fondo da 1 miliardo per l’uscita anticipata. Dal 2027 stretta sulla rivalutazione degli assegni più alti
Pensioni, fondo da 1 miliardo per l’uscita anticipata. Dal 2027 stretta sulla rivalutazione degli assegni più alti
La manovra rinvia a gennaio la scelta sulle nuove flessibilità, con la Lega che punta a Quota 100 a 64 anni. L’esecutivo pensa a sei fasce per l’adeguamento all’inflazione

di Anna Di Rocco 28/10/2026 12:36

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Il conto delle pensioni si giocherà su due fronti: trovare spazio per nuove uscite anticipate, come chiede la Lega, e recuperare risorse intervenendo sulla rivalutazione degli assegni più alti. La legge di Bilancio 2027 si prepara a imboccare entrambe le strade, con un compromesso che rinvia al prossimo anno la definizione delle misure per anticipare il ritiro dal lavoro e punta a ridurre la spesa per l’indicizzazione degli assegni medio-alti. 

Sul primo fronte, come anticipato da questo giornale, l’intesa nella maggioranza prevede un fondo da poco meno di un miliardo, da utilizzare con un provvedimento ad hoc a gennaio. La manovra si limiterebbe dunque a stanziare le risorse, senza definire subito requisiti e platea dei beneficiari. È il punto di caduta del confronto sulla proposta leghista di consentire il pensionamento a 64 anni con almeno 36 anni di contributi, in una nuova versione di Quota 100. Un modo per lasciare aperta la partita previdenziale senza impegnare subito le risorse necessarie a una riforma più ampia.

La promessa di Matteo Salvini di «smontare» la legge Fornero deve però fare i conti con i margini limitati della manovra. Secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, la spesa previdenziale è destinata a salire dai circa 352 miliardi del 2026 a 367 miliardi nel 2027, fino al 15,3% del pil. Il fondo per la flessibilità in uscita consentirebbe di finanziare interventi selettivi, ma non equivale all’introduzione di una nuova forma generalizzata di pensionamento anticipato. Resta da capire quali lavoratori potranno accedervi e a quali condizioni.

Tagli in arrivo sugli assegni medio-alti

La copertura potrebbe arrivare anche dalla revisione del meccanismo di rivalutazione delle pensioni, con il ritorno a sei fasce al posto dell’attuale sistema. Una bozza della norma per il 2027, visionata da MF-Milano Finanza, prevede di riconoscere il 100% dell’inflazione ai trattamenti fino a quattro volte il minimo Inps. La percentuale scenderebbe al 90% per quelli fino a cinque volte il minimo, al 60% per gli assegni superiori a cinque e fino a sei volte il minimo, al 50% tra sei e otto volte, al 40% tra otto e dieci volte e al 35% oltre dieci volte il minimo.

Il testo contempla clausole di salvaguardia per evitare che il superamento anche minimo di una soglia determini un salto immediato alla percentuale di rivalutazione inferiore. L’obiettivo è quindi concentrare la stretta sui trattamenti più elevati, preservando la rivalutazione piena per gli assegni più bassi. Le percentuali definitive e il risparmio atteso dovranno essere verificati sulla base del testo finale e della relativa relazione tecnica.

Nel 2023 il sistema a sei fasce aveva prodotto risparmi per circa 2,1 miliardi netti, saliti a circa 4,1 miliardi nel 2024 per effetto del trascinamento. La misura aveva superato il vaglio della Corte costituzionale, che aveva riconosciuto le eccezionali esigenze di tenuta della finanza pubblica. Il ritorno a quel modello consentirebbe al governo di contenere il costo dell’adeguamento all’inflazione, ma la quantificazione dei nuovi risparmi dipenderà dal quadro economico e dalle regole effettivamente approvate.

Le altre misure da rifinanziare

Il capitolo previdenziale non si esaurisce, tuttavia, nella flessibilità in uscita e nella perequazione. Entro fine anno va trovata una copertura per l’Ape sociale, che permette ad alcune categorie di lavoratori in condizioni di difficoltà di lasciare il lavoro a 63 anni e cinque mesi, con almeno 30-36 anni di contributi. Resta inoltre da affrontare il nodo del trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici, dopo i richiami della Corte costituzionale.

Sul tavolo rimangono anche le richieste di Forza Italia, che punta al rafforzamento delle pensioni minime e a maggiori tutele per le lavoratrici e per i giovani con carriere discontinue. Con risorse limitate e una spesa previdenziale in aumento, il compromesso della manovra prende così forma: una dotazione finanziaria per le uscite anticipate, regole da definire a gennaio e una revisione dell’indicizzazione che potrebbe diventare una delle principali leve di contenimento dei costi. (riproduzione riservata)