Pensioni all’estero, Inps blinda 1,2 miliardi: al via i controlli contro le frodi. Chi rischia la sospensione
Pensioni all’estero, Inps blinda 1,2 miliardi: al via i controlli contro le frodi. Chi rischia la sospensione
Scattano le verifiche anti-truffa di Citibank sugli assegni pagati all’estero. La Spagna è diventata la destinazione principale (+75% in sette anni), seguita da Portogallo (+141%) e Tunisia (+255%). Ma il governo studia una flat tax al 4% per incentivare i rientri 

di Anna Di Rocco 21/03/2026 12:00

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Il denaro non dorme mai. E, in certi casi, non muore nemmeno. Può continuare a circolare, a depositarsi, a essere ritirato, anche quando chi dovrebbe riceverlo non c’è più. Basta non dirlo. Basta rimandare. O, come accaduto a Borgo Virgilio (in provincia di Modena), basta fingersi qualcun altro: un figlio travestito da madre, un assegno che non si interrompe. Grottesco, quasi comico, purtroppo vero. Un caso limite in grado tuttavia di spiegare perché l’Inps stia tornando a controllare, uno per uno, i pensionati all’estero. 

In ballo c’è una cifra tutt’altro che marginale. Nel 2025 le pensioni pagate fuori dai confini italiani valevano 1,19 miliardi di euro netti, in crescita dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Ne hanno beneficiato oltre 212 mila cittadini nati in Italia e residenti all’estero. La quota più ampia riguarda le pensioni in regime internazionale - cioè quelle maturate sommando contributi versati in più Paesi - che coinvolgono circa 176 mila beneficiari per un totale di 348 milioni.

A queste si affiancano le pensioni in regime nazionale, liquidate esclusivamente sulla base dei contributi italiani ma pagate all’estero, che sono circa 35 mila, per un valore ben più elevato: oltre 846 milioni. Le pensioni italiane esportate valgono quasi il triplo di quelle internazionali, segno che oggi a spostarsi non sono più soltanto i lavoratori emigrati nel Novecento, ma sempre più pensionati che scelgono di vivere all’estero dopo aver lavorato in Italia.

Crollano le mete storiche: volano Tunisia e Portogallo

Anche la distribuzione dei redditi restituisce un quadro articolato dei pensionati “fuori sede”. Quasi la metà di quelli residenti all’estero (il 45%) percepisce meno di 8.500 euro lordi l’anno, mentre il 27% supera 25 mila euro annui. Tra i pensionati con assegni più elevati una quota significativa si distribuisce tra Unione europea, Nord America e Oceania, con scelte sempre più legate alla convenienza fiscale e al costo della vita.

E i numeri confermano il cambio di paradigma. Da un lato si riducono le pensioni in regime internazionale, scese del 24,8% tra il 2018 e il 2025, complice il progressivo venir meno delle generazioni emigrate nel dopoguerra. Dall’altro lato crescono, seppur lentamente, i pensionati che dopo aver lavorato esclusivamente in Italia decidono di trasferirsi all’estero: un fenomeno che negli ultimi anni ha compensato il calo della componente storica. La Spagna è diventata la destinazione principale (+75% in sette anni), seguita da Portogallo (+141%) e Tunisia (+255%), mentre arretrano mete tradizionali come Stati Uniti (-40%), Canada (-51%) e Australia (-51%).

Scattano i controlli di Citibank: come funzionano le richieste

È su questo universo in movimento che si innesta la macchina dei controlli. A partire dal 20 marzo il fornitore del servizio di pagamento delle pensioni al di fuori del territorio nazionale, ovvero Citibank N.A., curerà la spedizione delle richieste di attestazione dell’esistenza in vita. Le lettere arriveranno ai pensionati residenti in America, Estremo Oriente, Asia, Paesi scandinavi, Stati dell’Est Europa e Paesi limitrofi.

L’obiettivo è «ridurre il rischio di pagamenti di prestazioni dopo la morte del beneficiario, anche in una logica di prevenzione delle criticità derivanti dalle eventuali azioni di recupero delle somme indebitamente erogate». Il certificato di esistenza in vita deve essere restituito entro metà luglio. In caso contrario, la rata successiva viene pagata solo in contanti tramite Western Union. Se neppure così il pensionato si presenta o regolarizza la posizione, scatta la sospensione dell’assegno. Un sistema a più livelli che negli anni ha permesso di intercettare irregolarità e interrompere pagamenti indebiti.

Una flat tax al 4% per i pensionati che tornano

Mentre rafforza i controlli, lo Stato prova anche a invertire i flussi. È in corso d’esame, alla Commissione Finanza del Senato, un disegno di legge (a firma del senatore di FdI, Domenico Matera) che punta ad far rientrare nuovamente in Italia una parte di questi pensionati.

L’idea è semplice: offrire una flat tax del 4% applicabile per i 15 anni successivi al ripristino della loro residenza fiscale sul suolo nazionale e, in particolare, nei piccoli comuni delle aree interne. Un doppio obiettivo: riportare contribuenti in Italia e contrastare lo spopolamento di territori sempre più fragili.

La platea potenziale è ampia. Secondo la Strategia nazionale per le aree interne, si tratta di oltre 2 mila comuni e circa 4,5 milioni di abitanti. Zone dove il declino demografico si accompagna alla riduzione di servizi essenziali come scuola, sanità e trasporti. Il governo scommette su un equilibrio: nessun costo aggiuntivo per la finanza pubblica grazie all’arrivo di nuovi contribuenti che oggi pagano le tasse altrove. Ma il successo dell’operazione dipenderà da fattori più profondi della leva fiscale: qualità della vita, presenza di servizi e infrastrutture indispensabili. (riproduzione riservata)