La gestione della longevità è sempre più una necessità improrogabile per le istituzioni italiane, ma anche una risorsa che «vale circa 715 miliardi di euro di pil», ha detto Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali, nel corso della conferenza di Class Cnbc al Salone del Risparmio di Milano, organizzato da Assogestioni.
Molto del tema della longevità passa ovviamente dalla riforma della previdenza, che entrerà in vigore dal prossimo 1° luglio anche se, secondo gli esperti di mercato, non mancano elementi di perplessità. Uno su tutti riguarda le rendite. Tema sul cui anche la Covip ha appena avviato una nuova consultazione.
Nell'ultima Legge di Bilancio, ha detto Brambilla a milanofinanza.it a margine della conferenza, «abbiamo introdotto due modifiche fondamentali per rendere la previdenza complementare più flessibile e vicina alle esigenze dei risparmiatori: la prima riguarda la percentuale di riscatto in capitale, che è stata innalzata dal 50% al 60%. La seconda, più strutturale, riguarda il sistema di erogazione delle rendite».
In passato l'unica opzione al termine del percorso contributivo era la rendita vitalizia assicurativa. Questo sistema presentava un limite psicologico e patrimoniale non indifferente: per ottenere la rendita, il lavoratore doveva cedere il proprio capitale all'assicurazione. «Per questo motivo, molti cercavano di riscattare in contanti il massimo possibile, per timore di perdere i propri risparmi», ha ricordato Brambilla.
La riforma della previdenza introduce una rendita gestita direttamente dal fondo pensione, «con quattro vantaggi chiave», elenca l’ex sottosegretario al Welfare (con delega alla Previdenza Sociale) nei governi Berlusconi II e III. «Primo, la titolarità del patrimonio: Il capitale resta sempre nella disponibilità dell'iscritto. Secondo, il calcolo sull'aspettativa di vita: se un soggetto ha un patrimonio di 100 e un’aspettativa di vita di 20 anni, riceverà una quota annua di cinque fino al termine del periodo».
Terzo punto, «la tutela degli eredi: se l'iscritto decede prima del termine previsto, la parte residua del capitale non va perduta, ma viene trasferita a loro». E infine, la copertura della longevità. «Se l'iscritto vive più a lungo della media, scatta una specifica assicurazione contro il rischio di sopravvivenza che garantisce la continuità dei pagamenti».
Nonostante il presidente di Itinerari Previdenziali abbia parlato ampiamente di «efficacia del nuovo modello», è rimasto nel testo «un rischio normativo che intendiamo correggere. La legge attualmente riporta la dicitura di rendita equiparata all'aspettativa di vita e per un periodo non inferiore a cinque anni».
Che significa in sostanza? «Questa clausola è stata mutuata dalla Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata, ndr), ma nel contesto della pensione di vecchiaia rischia di diventare controproducente: se lasciassimo questo limite minimo così basso, molti potrebbero scegliere di esaurire tutto il capitale in soli cinque anni, snaturando la funzione previdenziale della rendita che, invece, deve coprire l'intera vecchiaia».
Per questo, Brambilla ha svelato la sua proposta di modifica: «Stiamo lavorando per eliminare il riferimento al periodo non inferiore a cinque anni, con un duplice obiettivo: garantire che il capitale venga erogato in modo equilibrato lungo tutta l'aspettativa di vita e tutelare lo sforzo fiscale dello Stato: poiché i contributi alla previdenza complementare sono agevolati dalle tasse pagate da tutti i cittadini, è corretto che tali risorse servano effettivamente a coprire il lungo periodo del pensionamento e non vengano liquidate troppo velocemente». (riproduzione riservata)