Dal 2027 gli italiani andranno in pensione più tardi e con un assegno più leggero. La doppia novità arriva dal ministero del Lavoro, che fissa i nuovi coefficienti di trasformazione per il biennio 2027/2028 ossia le aliquote fissate per età che, applicate al montante contributivo, determinano l’importo della pensione.
Il diritto di andare in pensione di vecchiaia nel 2027 scatterà a 67 anni e 1 mese di età (contro i 67 anni necessari oggi), e per chi avrà, ad esempio, un montante contributivo - il capitale totale accumulato nel corso della propria vita lavorativa - di 400 mila euro, percepirà una pensione lorda annua di 22.056 euro, rispetto ai 22.432 euro garantiti quest’anno. Quindi 376 euro annui in meno, ossia 29 euro al mese.
Le revisioni negative continuano quasi ininterrottamente da 30 anni, come segnalato anche da Italia Oggi. Rimanendo sull’esempio di 400 mila euro di montante e per il pensionamento a 67 anni, l’importo della pensione lorda annua è partita dai 24.544 euro fino al 2009 arrivando a quota 22.056 euro, un ridimensionamento di 376 euro sul 2026 e di 2.488 euro sul 2009 nel 2027/28.
Le uniche eccezioni si scovano nel biennio 2013-15, con un aumento di 824 euro rispetto al 2012 (fino a 23.304 euro) per l’effetto positivo scaturito non dai coefficienti, ma all’innalzamento dell’età di pensionamento da 65 a 67 anni. E ancora si sono aggiunti 592 euro sul 2022, portando la pensione a 22.892 euro. (riproduzione riservata)