Carburanti e debito pubblico sono entrati di prepotenza anche nei festeggiamenti per il 35* anniversario della Fondazione Crt. È il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, a parlarne, durante una tavola rotonda in cui è stato sottolineato come proprio le banche siano gli attori del tessuto economico più esposti all'andamento dell'economia.
«Se c'è il deterioramento della situazione economica, quel deterioramento - a tempo debito - si scarica su di noi», afferma Patuelli riferendosi alle banche. «Non esiste un Paese che ha problemi mentre le sue banche vanno ininterrottamente bene: siamo esposti al Paese. Siamo esposti verso decine di milioni di imprese e famiglie. Siamo esposti verso lo Stato, siamo i maggiori detentori diretti di debito pubblico, oltre 400 miliardi solo le banche». In tutto questo, le banche sono al crocevia delle esigenze di attori con obiettivi specifici e molto diversi tra loro. «La prima è la sana e prudente gestione, lungimirante - che non è mai uno scherzo. In secondo luogo dobbiamo sempre rispondere ai clienti», spiega Patuelli. «Terzo, bisogna avere una dimensione competitiva - non tutti uguali nello stesso mercato ma in grado di sviluppare attività taluni in un’ottica europea, altri più contenuta».
In effetti, negli ultimi giorni in Europa i titoli del settore bancario sono stati sotto pressione proprio a causa del fatto che le banche sono i principali detentori di bond governativi. Gli investitori, sostiene Patuelli, «iniziano a porsi degli interrogativi» in un momento in cui le preoccupazioni sul debito e sulla stabilità politica di alcuni Paesi stanno facendo volare gli spread.
«Poi vedremo che cosa succede in America tra 3 settimane e mezzo», aggiunge il presidente dell’Abi riferendosi alle elezioni di midterm, «perché normalmente nella campagna elettorale gli americani tengono su le azioni» Usa e normalmente «dopo le elezioni i titoli vanno giù», senza dimenticare che tutte le grandi crisi «dal ‘29 in poi sono venute da oltreoceano».
Ne consegue che «i più preoccupati dell'andamento dell’economia siamo noi», ovvero gli attori del settore bancario. «Se crescono i costi energetici le imprese non vanno in crisi in una settimana o un mese, ma più passa il tempo più questa crisi si scarica su azionisti, dipendenti e fornitori, e noi siamo i primi fornitori, i fornitori di capitale». Per questo le banche sono «l’elemento più sensibile dell’economia». Ciononostante, le banche hanno fatto la loro parte e negli ultimi 35 anni il mondo bancario «ha pagato tutte le crisi italiane». Per questo Patuelli si infuria quando sente il termine risiko bancario, che definisce «radicalmente sbagliato. Non è un gioco. Quello delle operazioni societarie non è un gioco». Sono, anzi, «operazioni industriali con grande spessore e una infinità di organismi di vigilanza».
Una costante è che le banche sono rispettose delle leggi, soprattutto considerando che hanno «delle addizionali» che pagano solo loro e gli assicuratori e che «hanno fatto un accordo l'anno scorso, triennale, per ulteriori contributi di 10 miliardi e mezzo» con cui si sono «assunte anche un rischio, perché se la crisi si sviluppa davvero noi le addizionali le abbiamo anche in un momento di crisi». Sul punto del contributo delle banche alla manovra Patuelli si era già espresso ieri, a Roma, quando interpellato sulla possibilità di un nuovo intervento il presidente aveva liquidato la questione con un secco no, prima di ricordare che «c'è già un accordo triennale» e che «gli accordi si mantengono. Le banche lavorano sulla base di contratti. Tutta l’attività bancaria è basata sui contratti e, di conseguenza, se sono sempre validi i contratti con i privati a maggior ragione è valido un contratto con il pubblico». (riproduzione riservata)