Qualcuno l’ha già definita una mini patrimoniale sui fondi pensione. Il governo, da una parte, continua a incentivare la previdenza complementare, con adesioni automatiche dei neoassunti da luglio e la portabilità, ma dall’altra con un blitz contenuto nel decreto Pnrr (convertito in legge il 20 aprile) aumenta i costi che ricadono sugli iscritti.
Fino al 2025 il contributo annuale di vigilanza versato dai fondi pensione alla Covip, la commissione che li controlla, era pari allo 0,5 per mille dei flussi raccolti nell’anno, cioè dei versamenti di lavoratori, aziende e quote di trattamento di fine rapporto. Dal 2026 cambia la base di calcolo: non più i flussi annuali, ma l’intero patrimonio gestito.
La commissione di vigilanza sui fondi pensione presieduta da Mario Pepe, considerando il proprio fabbisogno finanziario e le novità sulla previdenza complementare, nelle settimane scorse, ha fissato per il 2026 un’aliquota dello 0,06 per mille, che i vari operatori dovranno versare entro il 30 giugno. L’aliquota è molto più bassa della precedente dello 0,5 per mille, quasi un decimo, ma viene applicata a una base ben più ampia.
Nel 2025 i flussi in entrata ai fondi pensione sono stati pari a 17,4 miliardi di euro, mentre il patrimonio complessivo destinato alle prestazioni ha raggiunto 261,2 miliardi. Ed è proprio su quest’ultimo importo che verrà calcolato il nuovo contributo di vigilanza. I fondi più grandi saranno quindi i più penalizzati.
Per i lavoratori, invece, il peso dipenderà dal capitale accumulato: chi versa da pochi anni avrà un impatto limitato rispetto a chi contribuisce da decenni. L’aumento dei costi per ciascuno dipenderà soprattutto dalla distanza tra quanto il lavoratore versa ogni anno e il patrimonio accumulato: più questa differenza è elevata, maggiore sarà il prelievo.
Di fatto, la partecipazione ai fondi pensione diventa più costosa. Finora questi strumenti erano rimasti relativamente favoriti dal punto di vista fiscale: insieme ai fondi sanitari e alle polizze vita di ramo I, sono esenti dal bollo dello 0,2% annuo sul capitale. Ora, però, il nuovo contributo di vigilanza assomiglia sempre di più a una piccola patrimoniale. E il decreto Pnrr stabilisce come misura massima lo 0,1 per mille a cui negli anni prossimi si può arrivare. (riproduzione riservata)