Partners Group in crollo alla borsa di Zurigo mercoledì 3 giugno, la holding attiva nel settore del private equity cede il 16,6% a 684,8 franchi svizzeri per 18,3 miliardi di capitalizzazione (-33% da inizio anno) dopo aver imposto un limite ai riscatti su uno dei suoi fondi. Sempre oggi è emerso che i clienti retail di uno dei fondi di private debt più importanti di Cliffwater (31 miliardi di asset in gestione) ha ricevuto richieste di riscatto per il 17% nel secondo trimestre, limitate dal veicolo al 5%. Il quadro generale è di un’acutizzazione del malessere nel mondo dei prestiti privati alle imprese, che con Partners Group si è allargato al private equity classico.
Partners Group è un gruppo svizzero specializzato negli investimenti nei mercati privati (private equity, private debt, infrastrutture e real estate), con 185 miliardi di dollari di masse gestite a fine 2025 per conto di clienti istituzionali e privati. È stato fondato nel 1996 a Zug in Svizzera da tre ex soci: Alfred Gantner, Urs Wietlisbach, Marcel Erni. Il ceo è David Layton.
La società svizzera, infatti, uno dei maggiori gestori europei di asset alternativi quotati, ha comunicato che il fondo Global Value Sicav da 8,6 miliardi di dollari limiterà i rimborsi al 5% del valore patrimoniale netto per trimestre, dopo che le richieste di uscita sono salite fino al 9,8% nel secondo trimestre, secondo una lettera agli investitori citata da Bloomberg.
Secondo un portavoce del gruppo, si è registrato un aumento delle richieste di rimborso da parte della clientela wealth investita nei fondi evergreen della società. Si tratta di investitori generalmente più sensibili alla volatilità rispetto agli istituzionali e che rappresentano circa un quinto degli asset complessivi del gruppo, con un peso particolarmente elevato nel fondo Global Value.
Partners Group è uno dei pionieri dei cosiddetti fondi «evergreen», veicoli a durata illimitata che consentono agli investitori di ritirare periodicamente parte del capitale, di solito su base trimestrale, senza i vincoli tipici del private equity tradizionale. La decisione sui riscatti arriva in un momento delicato per il gestore svizzero, che poche settimane fa aveva respinto le accuse di sopravvalutazione sistematica degli asset contenute in un report del fondo short seller Grizzly Research.
Nel frattempo, le tensioni macroeconomiche e geopolitiche degli ultimi anni hanno messo sotto pressione i mercati privati. Secondo la società, la volatilità inizialmente emersa nel private credit si sta ora propagando anche al private equity. «I flussi in uscita hanno preso di recente un’accelerazione», ha indicato la società nella lettera agli investitori.
Il settore del private credit è già da mesi al centro dell’attenzione, con forti deflussi legati ai timori sulla qualità dei portafogli e all’esposizione verso società software potenzialmente vulnerabili all’impatto dell’intelligenza artificiale. In questo contesto diversi grandi asset manager, tra cui Apollo Global Management, KKR, BlackRock e Blue Owl, hanno già introdotto limiti ai riscatti per contenere le pressioni di liquidità.
Partners Group ha ribadito che i meccanismi di limitazione dei rimborsi sono uno strumento essenziale dei mercati privati, necessario per proteggere gli investitori di lungo periodo in asset intrinsecamente illiquidi. «Agire nel migliore interesse di tutti gli investitori in un fondo evergreen significa bilanciare le esigenze di chi richiede liquidità con la tutela del capitale di chi investe nel lungo periodo», ha dichiarato la società.
Nonostante le restrizioni, il fondo dispone ancora di una liquidità pari a circa il 15% del valore netto degli attivi e di una linea di credito non utilizzata equivalente a un ulteriore 15% della dimensione del fondo, secondo quanto indicato nella lettera.
Il fondo, attivo da 19 anni e già soggetto a limitazioni durante la pandemia, resta aperto alle sottoscrizioni. Per il 2026 sono previste distribuzioni complessive pari al 15%, in lieve calo rispetto al 2025.
Ad aprile, Grizzly Research aveva accusato Partners Group di pratiche di valutazione opache nei suoi fondi evergreen, sostenendo che fino al 40% degli investimenti potesse essere valutato in modo non coerente con i fondamentali. Il gruppo svizzero, con sede nei pressi di Zug, ha respinto le accuse definendole «infondate, diffamatorie e fuorvianti», affermando che le valutazioni sono validate da soggetti terzi indipendenti.
Partners Group gestisce circa 185 miliardi di dollari tra private equity, credito, real estate, infrastrutture e royalties, e conta oltre 30 fondi evergreen che complessivamente superano i 56 miliardi di dollari di asset in gestione. Nonostante le turbolenze, la società aveva segnalato ad aprile una «dinamica positiva della raccolta» nel primo trimestre, cercando di rassicurare il mercato sulla tenuta delle strategie di private markets. (riproduzione riservata)