Partners Group cambia vertice: Cagnati e Jenkner nuovi co-ceo. Così accelera la crisi nel private debt
Partners Group cambia vertice: Cagnati e Jenkner nuovi co-ceo. Così accelera la crisi nel private debt
Il gruppo svizzero specializzato negli investimenti nei mercati privati (private equity, private debt, infrastrutture e real estate) annuncia il cambio ai vertici dopo un semestre di contrazione (utile -13%) e di riscatti

di Elena Dal Maso 01/09/2026 08:25

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Partners Group cambia guida in una fase delicata per il private market. Il gruppo svizzero con sede a Zug ha nominato Roberto Cagnati e Juri Jenkner nuovi co-chief executive officer a partire dal primo gennaio 2027. I due manager, entrambi di lungo corso nella società, prenderanno il posto di David Layton, amministratore delegato per otto anni, che passerà al ruolo di chief investment officer. Una scelta che arriva mentre il gestore di asset alternativi deve fare i conti con il calo delle commissioni di performance, i riscatti dai fondi e la pressione sul titolo.

Nel primo semestre 2026 i ricavi di Partners Group sono scesi del 7% a 1,12 miliardi di franchi svizzeri, penalizzati soprattutto dalla contrazione del 39% dei proventi legati alla performance. L’utile è diminuito del 13% a 502 milioni di franchi. Il gruppo ha spiegato che il risultato è stato influenzato da diverse cessioni di grandi dimensioni, alcune delle quali «accelerate per cogliere il momentum del mercato».

Cagnati e Jenkner al comando

Cagnati, attuale responsabile della clientela (con una laurea in Economia e statistica a Milano Bicocca) e Jenkner, presidente del gruppo, assumeranno quindi congiuntamente la guida operativa dal 2027. «Cagnati e Jenkner sono manager di grande esperienza, con una lunga storia in Partners Group», ha commentato il presidente Steffen Meister, sottolineando anche la decisione di mantenere Layton in un ruolo chiave.

Il cambio al vertice arriva dopo un anno complicato, segnato da una serie di riscatti dai fondi evergreen, l’attacco del fondo short Grizzly Research sulle valutazioni di alcuni asset privati e il conseguente crollo del titolo (-30% da inizio anno) hanno aumentato quest’anno la pressione sul management.

A essere particolarmente sotto osservazione sono i fondi evergreen, segmento nel quale il gruppo svizzero è tra i pionieri. A differenza dei tradizionali fondi di private equity, gli evergreen non hanno una scadenza prestabilita e consentono agli investitori di ritirare almeno una parte del capitale. Una caratteristica che li rende più liquidi, ma anche più esposti al rischio di riscatti quando la fiducia nei mercati privati diminuisce.

Asset a 186 miliardi di dollari

Nonostante le pressioni, Partners Group continua a raccogliere capitali. Nel primo semestre i clienti hanno sottoscritto 16 miliardi di dollari di nuovi impegni, portando gli asset under management a 186 miliardi. Per l’intero 2026 il gruppo prevede nuovi asset dalla clientela per 26-32 miliardi di dollari.

La società ha tuttavia avvertito che la crescita degli asset under management potrebbe rallentare di 1-2% nella seconda metà dell’anno e nel 2027 a causa della piattaforma evergreen. Partners Group sta inoltre valutando una riduzione delle dimensioni complessive dei fondi evergreen destinati agli investitori facoltosi, pur mantenendo sostanzialmente invariato il proprio approccio di investimento. (riproduzione riservata)