Durante il fine settimana, le rivolte in Francia hanno assunto contorni ancora più gravi, estendendosi a tutto il Paese e dando luogo ad atti di violenza sfacciati. Abbiamo già illustrato le problematiche fiscali e politiche alla base della crisi; la novità, questa volta, è la mossa in chiave elettorale del candidato di estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon.
Finora, Mélenchon – leader del partito di estrema sinistra La Francia Indomita (La France Insoumise) – aveva mantenuto un atteggiamento piuttosto distaccato nei confronti delle proteste. Tuttavia, nel fine settimana ha preso parte alle manifestazioni a Parigi. Pur condannando i saccheggi e gli incendi dolosi, ha inoltre accusato la polizia di essersi «scagliata» contro i manifestanti.
Le rivolte riguardano, apparentemente, il deterioramento dei servizi pubblici, ma le elezioni presidenziali del prossimo aprile giocano un ruolo nei calcoli legati alla protesta. Marine Le Pen, esponente della destra radicale del Rassemblement National, è in testa agli attuali sondaggi per le presidenziali. Mélenchon si trova in una situazione di parità a tre con altri due candidati del centrosinistra.
La sfida, al momento, consiste nel capire chi riuscirà a superare il primo turno per accedere al ballottaggio, probabilmente contro Marine Le Pen. Se le rivolte dovessero aiutare Mélenchon a consolidare il sostegno a sinistra, potrebbe essere lui il candidato prescelto. Se, al contrario, le sommosse dovessero spingere gli elettori di centrodestra ad allontanarsi dai candidati centristi per orientarsi verso Marine Le Pen, Mélenchon potrebbe ritenere di avere buone possibilità di diventare il prossimo Presidente al ballottaggio di maggio.
Può sembrare un’analisi cinica, ma si tratta della politica francese, che non appariva così instabile da molti anni – forse dai tempi del 1968. Il programma di riforme economiche del presidente Emmanuel Macron è stato bloccato e la sua forza politica appare ormai esaurita. L’Assemblea Nazionale è in una situazione di stallo e non riesce ad approvare il bilancio annuale, mentre i partiti manovrano in vista delle elezioni del prossimo anno.
Le forze politiche di destra e di sinistra vedono in questo momento un’opportunità rara per conquistare l’Eliseo. Non è un caso che alcuni manifestanti si siano spinti pericolosamente vicino al palazzo presidenziale, prima di essere dispersi dalla polizia.
Domenica sera, Macron si è rivolto al Paese, invocando calma e ordine pubblico. Tuttavia, ormai privo di reale peso politico, non gli resta che affidarsi alle forze dell’ordine per garantire la sicurezza nelle strade francesi. Sabato, però, la polizia non è riuscita a contenere la situazione: i manifestanti hanno saccheggiato negozi a Marsiglia e in altre località, arrivando persino a dare alle fiamme lo storico municipio di Limoges, sopravvissuto persino all’occupazione nazista.
La Francia è immersa in una violenta crisi democratica, destinata probabilmente ad aggravarsi. E non si pensi che una situazione simile non possa verificarsi negli Stati Uniti, dato l’attuale stato della politica americana.