Il nuovo paradiso fiscale per i super ricchi è a forma di Stivale. La nuova rotta dei grandi patrimoni passa infatti dall’Italia e vale per il sistema Paese già 5,3 miliardi, tra effetti diretti e indiretti sulla finanza pubblica e sull’economia reale, attraverso investimenti immobiliari, consumi e domanda di servizi. Un valore che, alla luce della crescente attrattività del regime agevolato per i Paperoni stranieri che si trasferiscono in Italia, dovrebbe raggiungere i 38,4 miliardi di euro entro il 2040. Questo emerge dallo studio «Towards Italy. L’Italia e l’attrazione di Hnwi, manager e talenti» redatto da Assonime e che Milano Finanza ha potuto visionare in anteprima.
Negli ultimi anni l’Italia è riuscita a farsi spazio in un contesto internazionale in cui le regole fiscali sono sempre più uno strumento di politica economica globale e una leva di competitività. Il merito è principalmente del regime agevolato pensato dal legislatore tricolore (nel 2016) per gli High Net Worth Individuals che trasferiscono la residenza fiscale in Italia dopo almeno nove anni trascorsi all'estero negli ultimi dieci.
I Paperoni esteri che scelgono di trasferirsi nel Bel Paese devono versare solo una flat tax di 300 mila euro sui redditi esteri e beneficiano di una serie di esoneri e semplificazioni. Non hanno, ad esempio, gli obblighi di monitoraggio fiscale e dal pagamento dell’imposta sul valore degli immobili esteri e delle attività finanziarie estere. Il regime prevede inoltre l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni relativamente ai beni e ai diritti situati all’estero, limitatamente ai periodi d’imposta di efficacia del regime. Restano invece soggetti alla normale tassazione gli atti che riguardano beni e diritti esistenti sul territorio italiano.
Nel 2025 i beneficiari del regime forfettario sono stati quasi 2.500. Di questi quasi il 40% si è trasferito dal Regno Unito, un trend coerente sia con gli effetti della Brexit sia con la recente riforma del regime dei non-dom, che ha ridotto l'attrattività fiscale britannica per i grandi patrimoni. Seguono poi i Paperoni che prima di trasferirsi in Italia erano residenti in Francia (12,5%), Brasile (8%), Stati Uniti (7,3%) e Svizzera (4,7%).
Anche la geografia italiana dei nuovi arrivi è piuttosto definita, come emerge dal rapporto di Assonime. Più della metà dei neo-residenti sceglie di trasferirsi a Milano (52%), grazie alla sua integrazione con i mercati finanziari e imprenditoriali internazionali, una posizione geografica strategica, una diffusa presenza di imprese e investitori internazionali e un ecosistema percepito come internazionale e dinamico. A questi elementi si aggiungono probabilmente fattori di qualità della vita rilevanti per individui a elevata mobilità internazionale come la presenza di scuole internazionali, un’offerta urbana e culturale articolata e un mercato immobiliare relativamente liquido.
Roma rappresenta poi il secondo polo di attrazione, ma con una quota significativamente più contenuta di Paperoni arrivati dall’estero (17%). Le altre destinazioni scelte dagli ultra-ricchi comprendono città d’arte e località a elevata qualità della vita, come Firenze, Venezia o il Lago di Como, dove il richiamo sembra legato soprattutto a fattori di prestigio del mercato immobiliare e qualità della vita.
Quanto all’occupazione dei beneficiari del regime per i neo residenti, Assonime registra una forte prevalenza di profili legati alla gestione di capitali. Ecco che oltre un terzo dei soggetti inclusi nel campione si qualifica come investitore privato (circa il 35%) e una quota rilevante è costituita da imprenditori (oltre il 20%) o individui attivi nel venture capital e nel private equity (poco meno del 15%) nonché nella gestione di fondi di investimento (circa 8%). Gli sportivi professionisti non rappresentano neanche il 5% del totale.
La crescente attrattività del regime italiano si coglie nei numeri raccolti dalla ricerca. La platea dei beneficiari è infatti cresciuta in modo progressivo dall’introduzione della novità fiscale: tra il 2017 e il 2025 è passata da 94 a 2.468 soggetti. E si stima che il ritmo di crescita si confermerà da qui al 2040 al livello osservato nel 2025, pari a circa 500 nuovi beneficiari l’anno, toccando quindi quota 7.000 tra 15 anni.
Da questi grandi numeri deriva un impatto esistente e potenziale significativo per il sistema Paese. Partendo dal gettito generato dall’imposta sostitutiva sui redditi esteri dei neo residenti, si parla di 771 milioni di euro dal 2017 al 2025 (di cui 238 milioni solo nel 2025) e di 16,5 miliardi di flat tax complessivi fino al 2040.
Si somma poi, come impatto fiscale diretto, la tassazione ordinaria Irpef sui redditi di fonte italiana dichiarati dal 33,8% dei Paperoni neo-residenti nel Paese. Il gettito passerebbe dai 225 milioni raccolti dal 2017 (di cui circa 36 milioni nel 2025) ai 3,8 miliardi del 2040.
I Paperoni stranieri, inoltre, effettuano investimenti nel mercato immobiliare italiano. Tanto che 44,7% dei neo-residenti ha acquistato almeno un immobile per un prezzo medio stimato intorno ai 3,8 milioni, per un valore complessivo di 4,1 miliardi tra il 2017 e il 2025. A cui vanno aggiunti i 90 milioni di gettito sulle compravendite. E ancora: i super ricchi hanno versato tra i 4 e i 9 milioni di Imu all’anno e garantito all’erario italiano un gettito Iva sulle ristrutturazioni effettuate di 100 milioni.
Allargando lo sguardo al 2040, il valore degli acquisti immobiliari effettuati dai Paperoni toccherebbe quota 16,8 miliardi, con relativi 616 milioni di gettito sulle transazioni. Il gettito Imu ammonterebbe a un valore compreso tra 150 e 338 milioni e l’Iva sulle ristrutturazioni potrebbe raggiungere i 422 milioni. Ciò si tradurrebbe in un’impennata delle ricadute del regime forfettario per i super ricchi che si trasferiscono in Italia dai 5,3 miliardi di euro del 2025 a 38,4 miliardi nel 2040, grazie anche alle attese di un più che raddoppio del bacino dei beneficiari della flat tax nei prossimi 15 anni.
Questi effetti positivi non sono controbilanciati da impatti negativi riconducibili ai trasferimenti dei Paperoni in Italia. Non ci sono segnali, infatti, che la presenza dei neo-residenti produca pressioni significative sui mercati locali o un utilizzo particolarmente intenso dei servizi finanziati dalla fiscalità generale. Nel mercato immobiliare, in particolare, precisa Assonime, il contributo degli ultra ricchi si inserisce in contesti già caratterizzati da un marcato squilibrio tra domanda e offerta. Nel caso di Milano, l’aumento dei prezzi riflette principalmente un deficit strutturale di offerta abitativa a fronte di una elevata domanda rispetto alla quale l’apporto dei neo-residenti risulta marginale.
E sul fronte della spesa pubblica risulta che i Paperoni usano poco i servizi finanziati dalle entrate fiscali: più del 60% non è iscritto al Servizio sanitario nazionale e ricorre prevalentemente alla sanità privata. E chi ha figli tende a iscriverli a scuole private o internazionali. (riproduzione riservata)