«Non sono una vittima di Epstein». Così ha detto la First Lady Melania Trump ieri sera alla Casa Bianca nel corso di un’inattesa dichiarazione pubblica. Talmente inattesa che, contattato dal sito MS Now, lo stesso presidente degli Stati Uniti ha detto di non essere stato informato in anticipo delle sorprendenti dichiarazioni della moglie.
«Non è stato Epstein a presentarmi a Donald Trump. Ho incontrato mio marito per caso a una festa a New York nel 1998», ha dichiarato la First Lady.
«Sono stato io a presentare la First Lady al mio amico Donald Trump. Visto che ho zero problemi a dire la verità, sono pronto, se richiesto, a testimoniarlo al Congresso. Ci vado anche senza avvocati». Così ha detto a Milano Finanza Paolo Zampolli, inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per le partnership globali.
«Confermo», ha detto Zampolli, «che eravamo a una festa al Kit Kat Club in occasione della New York Fashion Week. Era con noi anche la mia fidanzata di allora, Edit Molnar, amica di Melania. Ho visto che c’era il mio amico Donald Trump, che adesso è anche il mio capo, e gli ho presentato Melania. Una settimana dopo Donald e Melania sono venuti a casa nostra per una cena in onore dell’amico carissimo Roberto Cavalli, che ora purtroppo non c’è più». Ma tutte le foto di Jeffrey Epstein con Donald Trump e anche con Melania? «Ne sono uscite tantissime fatte con l’intelligenza artificiale. Comunque all’epoca a New York tutti conoscevano Epstein o volevano conoscerlo. Io non volevo essere suo amico e per fortuna gli stavo molto poco simpatico. E grazie al cielo. Non sono mai stato invitato nella sua isola mentre, per fare un esempio, due Bill, Clinton e Gates, erano lì nella stesso weekend. La First Lady non ha mai avuto niente a che vedere con Epstein, questo criminale, questo animale».
All’epoca dell’incontro con Trump, Melania lavorava nell’agenza di modelle di Zampolli, la ID Model Management. La giovane slovena e l’imprenditore italiano si erano conosciuti nel 1995 proprio presso un'agenzia di modelle a Milano. Zampolli, allora socio della Metropolitan Models, era rimasto colpito dal suo portfolio e così l’aveva convinta a trasferirsi negli Stati Uniti per dare una svolta internazionale alla sua carriera.
Su suggerimento dello stesso Trump, nel 2004 Zampolli ha lasciato il mondo della moda per entrare nel settore immobiliare, lavorando per circa quattro anni come direttore dello sviluppo internazionale della Trump Organization. E con il ritorno alla Casa Bianca dell’amico, ha ricevuto l’incarico di inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per le partnership globali. Il 7 e 8 aprile Zampolli ha accompagnato JD Vance in Ungheria, dove il vice presidente ha incontrato il primo ministro Viktor Orban per esprimergli il suo sostegno pochi giorni prima delle elezioni parlamentari del 12 aprile mentre i sondaggi danno l’opposizione in forte ascesa. Da notare che l’ex fidanzata di Zampolli e grande amica di Melania, Edit Molnar, è ungherese.
Nella sua dichiarazione alla Casa Bianca, Melania Trump ha affermato di non avere «mai avuto alcuna conoscenza degli abusi commessi da Epstein nei confronti delle sue vittime». «Non sono mai stata coinvolta in alcun modo. Non ho partecipato in alcun modo», ha aggiunto, sottolineando che «le menzogne che mi collegano al disonorevole Jeffrey Epstein devono finire oggi stesso. Le persone che mentono sul mio conto sono prive di etica, umiltà e rispetto. Non mi lamento della loro ignoranza, ma respingo i loro meschini tentativi di diffamare la mia reputazione».
In particolare, il giornalista Michael Wolff ha affermato che Epstein sosteneva di essere stato lui a presentare Melania a Donald Trump. Melania ha minacciato Wolff con una causa per diffamazione da 1 miliardo di dollari per averla collegata al faccendiere pedofilo. Wolff ha risposto citandola a sua volta in giudizio per «intimidazione» e difesa della libertà di parola. Anche altre fonti hanno fatto marcia indietro. Per esempio, la casa editrice HarperCollins UK ha ritirato alcuni passaggi da una biografia del Principe Andrea e ha presentato scuse formali alla First Lady per aver affermato che Epstein le avesse presentato Trump.
Nel corso del suo intervento alla Casa Bianca, la First Lady ha anche detto di avere «incrociato la strada di Epstein» per la prima volta nel 2000, durante un evento a cui aveva partecipato anche Trump. «All'epoca non avevo mai incontrato Epstein e non ero a conoscenza delle sue attività criminali», ha dichiarato Melania, aggiungendo che «immagini e dichiarazioni false su Epstein e su di me circolano sui social media da anni. Fate attenzione a ciò in cui credete: queste immagini e storie sono completamente false».
«Non sono una testimone né una testimone nominata in relazione ad alcuno dei crimini di Epstein», ha aggiunto la First Lady, sottolineando che «il mio nome non è mai comparso nei documenti del tribunale, nelle dichiarazioni delle vittime o negli interrogatori dell'Fbi relativi al caso Epstein».
«È giunto il momento che il Congresso agisca. Epstein non era solo», ha concluso Melania. «Diversi dirigenti di spicco si sono dimessi dalle loro posizioni di potere dopo che la vicenda è diventata ampiamente politicizzata. Naturalmente, questo non equivale a una condanna, ma dobbiamo comunque lavorare apertamente e in modo trasparente per scoprire la verità. Chiedo al Congresso di concedere alle donne vittime di Epstein un'udienza pubblica specificamente incentrata sulle sopravvissute. Date a queste vittime l'opportunità di testimoniare sotto giuramento davanti al Congresso, con la forza della testimonianza giurata. Ogni donna dovrebbe avere il suo giorno per raccontare la sua storia pubblicamente, se lo desidera. E poi la sua testimonianza dovrebbe essere inserita in modo permanente negli atti del Congresso. Solo allora conosceremo la verità». (riproduzione riservata)