In un mondo sempre più frammentato, minacciato da guerre e shock energetici, l’economia italiana perde slancio e rischia, nello scenario peggiore, la stagnazione o la contrazione. È l’allarme lanciato dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta nelle Considerazioni finali in occasione della Relazione annuale.
Secondo Panetta, il nodo centrale resta la produttività, una sfida «non più rinviabile» che richiede di superare le debolezze strutturali del Paese puntando sull’innovazione, sull’intelligenza artificiale e soprattutto sulle competenze dei giovani, affinché possano «concorrere al progresso del Paese».
Il governatore sottolinea , in particolare, che la guerra nel Golfo Persico ha cambiato radicalmente lo scenario economico mondiale parlando di prospettive economiche globali «fortemente deteriorate» a causa del conflitto e delle sue conseguenze sui mercati energetici e commerciali.
Secondo Panetta, dopo una fase di graduale miglioramento dell’economia internazionale, la crisi esplosa nell’area del Golfo ha riportato instabilità e incertezza su scala globale, aggravando un contesto già fragile.
Il governatore di Bankitalia ha sottolineato come sia ancora impossibile prevedere la durata delle ostilità o la stabilità dell’assetto geopolitico che emergerà dopo il conflitto.
«I danni alle infrastrutture energetiche continueranno a pesare sulle forniture; i costi di trasporto e assicurazione per la navigazione nello Stretto di Hormuz rimarranno alti a lungo», ha spiegato Panetta.
Un quadro che, secondo il numero uno della Banca d’Italia, alimenterà un’incertezza destinata a restare elevata, con effetti diretti sulla capacità di pianificazione di famiglie e imprese.
Fabio Panetta ha avvertito, che, secondo le stime della Bce formulate a marzo, un aggravamento del conflitto nel Golfo Persico potrebbe spingere l’inflazione nell’Eurozona oltre il 6%, con pesanti effetti sulla crescita economica europea.
Nelle sue Considerazioni finali, il governatore della Banca d’Italia ha spiegato, poi che nello scenario base della banca Centrale - caratterizzato da un rapido riassorbimento dello shock energetico – la crescita dell’area euro scenderebbe allo 0,9% nel 2026 per poi risalire all’1,5% nei due anni successivi. L’inflazione, invece, salirebbe temporaneamente al 2,6% prima di tornare verso l’obiettivo fissato dalla Banca centrale europea.
Panetta ha però delineato anche uno scenario molto più critico: un prolungamento della guerra e ulteriori danni alle infrastrutture energetiche del Golfo potrebbero sottrarre complessivamente un punto percentuale alla crescita europea tra il 2026 e il 2027. In questo caso, ha avvertito il governatore, «l’inflazione potrebbe raggiungere un picco superiore al 6%» e restare elevata a lungo se lo shock energetico dovesse estendersi progressivamente a sempre più settori dell’economia.
La situazione economica dell’area euro - con lo shock energetico che «sta già spingendo al rialzo la dinamica dei prezzi al consumo» - potrebbe richiedere «una ricalibrazione dell’orientamento della politica monetaria, per contrastare il rischio di tensioni inflazionistiche persistenti». La Bce «deciderà a giugno», e «resta essenziale non vincolarsi a un percorso predeterminato», ha detto il governatore notando che «le imprese hanno già iniziato a prospettare aumenti dei listini e sono in rialzo le aspettative di inflazione dei consumatori, soprattutto nel breve termine». Secondo Panetta «una spirale tra prezzi e salari va prevenuta: una volta avviata, sarebbe dannosa e costosa da eliminare».
Panetta ha evidenziato che il clima di instabilità rischia di bloccare consumi e investimenti, rallentando ulteriormente la crescita mondiale. «L’incertezza ostacola la pianificazione di famiglie e imprese e frena consumi e investimenti», ha affermato, indicando come le tensioni geopolitiche stiano diventando uno dei principali fattori di pressione sull’economia internazionale.
Il governatore ha inoltre richiamato l’attenzione sulla fragilità del sistema economico e finanziario globale, caratterizzato da alti livelli di debito pubblico e da vulnerabilità crescenti nel settore dell’intermediazione non bancaria.
«Anche shock circoscritti possono generare effetti a cascata», ha avvertito Panetta, spiegando che la crescita mondiale è oggi esposta a rischi «più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato».
Fabio Panetta indica nell’intelligenza artificiale una leva potenzialmente decisiva per rilanciare la produttività dell’economia italiana, ma avverte che i benefici non si realizzeranno automaticamente senza una diffusione ampia e un’integrazione efficace nei processi produttivi.
Il governatore della Banca d’Italia sottolinea che la quota di imprese che utilizza l’IA è cresciuta fino a circa il 30%, ma solo il 5% ne fa un uso intensivo, mentre nella maggior parte dei casi l’impiego resta limitato ad applicazioni semplici. Un divario che, secondo Panetta, riguarda soprattutto le piccole e medie imprese.
Per superare gli ostacoli, il governatore evidenzia il ruolo centrale dell’intervento pubblico, soprattutto nelle fasi iniziali di sviluppo. Lo Stato, spiega, può agire anche come committente dell’innovazione, orientando la domanda pubblica verso settori strategici come sanità, energia, sicurezza e mobilità, contribuendo così ad aprire nuovi mercati e ridurre i rischi per chi investe per primo.
Panetta aggiunge che anche l’adozione dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione può migliorare efficienza e qualità dei servizi per cittadini e imprese. In ogni caso, conclude, la diffusione dell’AI richiede coordinamento e continuità, non necessariamente grandi risorse, ma una strategia stabile nel tempo e capace di governare anche gli effetti sul lavoro.
Qui si innesta il nodo europeo. L’Unione dispone di risparmio abbondante, ma fatica a trasformarlo in investimenti produttivi. Per Panetta, «un mercato dei capitali integrato è essenziale per finanziare l’innovazione». È il vecchio problema europeo, e italiano, del capitale di rischio: senza venture capital, private equity, investitori istituzionali più presenti e imprese più aperte al finanziamento esterno, il credito bancario non basta a sostenere tecnologia e crescita dimensionale.
Fabio Panetta ha lanciato, inoltre, un nuovo appello al sistema bancario italiano chiedendo maggiori investimenti in tecnologia, personale specializzato e difesa dai cyber attacchi, soprattutto alla luce dei rischi legati allo sviluppo dell’Intelligenza artificiale.
Secondo il governatore della Banca d’Italia, gli istituti stanno attraversando una fase di utili positivi e devono utilizzare queste risorse per rafforzare infrastrutture digitali e sistemi di sicurezza informatica. Panetta ha evidenziato come le grandi banche italiane siano ormai allineate alle principali concorrenti europee, mentre gli istituti più piccoli risultano ancora in ritardo, nonostante alcune esperienze avanzate.
Il governatore ha sottolineato che la trasformazione digitale non rappresenta soltanto una sfida tecnologica, ma anche organizzativa e sociale. «Gli utenti con minore familiarità con le applicazioni digitali sono più esposti alle frodi», ha avvertito.
«L’innovazione tecnologica - aggiunge Panetta - sta inoltre modificando la natura, la frequenza e i canali di trasmissione dei rischi informatici e cibernetici. Il crescente ricorso a fornitori esterni amplia le vulnerabilità: catene di fornitura articolate su più livelli e concentrate in pochi operatori possono trasformare criticità circoscritte in problemi di ampia portata».
Particolarmente preoccupante il dato sui cyber attacchi: tra il 2023 e il 2025 gli incidenti che hanno coinvolto le banche italiane sono aumentati dell’80%. Un fenomeno destinato ad aggravarsi con l’uso di modelli avanzati di Intelligenza artificiale, capaci di individuare vulnerabilità informatiche «con rapidità e profondità senza precedenti».
Fabio Panetta richiama, poi, la necessità di rafforzare le opportunità per le nuove generazioni puntando su merito, competenze e crescita professionale, per evitare la fuga di talenti e sostenere lo sviluppo del Paese. Il governatore della Banca d’Italia ha sottolineato che la capacità di un Paese di innovare dipende dalla sua abilità nel valorizzare i giovani e offrire loro prospettive concrete.
«Un Paese che innova deve saper valorizzare le competenze, premiare il merito, trattenere e attrarre talenti», ha affermato Panetta, spiegando che si tratta insieme di una questione di efficienza economica e di giustizia sociale. Creare condizioni favorevoli per le nuove generazioni, ha aggiunto, è un «compito civile» essenziale per consentire all’Italia di affrontare un mondo sempre più frammentato e trasformare la transizione tecnologica in una fase di crescita e fiducia nel futuro.
Il governatore ha inoltre richiamato il problema della fuga dei giovani laureati: tra il 2020 e il 2024 oltre 100.000 hanno lasciato il Paese per cercare migliori opportunità all’estero, un fenomeno che rappresenta una delle principali sfide per il futuro economico italiano.
Fabio Panetta descrive, poi, un sistema bancario italiano nel complesso solido, ma con differenze significative tra grandi e piccoli istituti. Le banche maggiori registrano risultati molto positivi, mentre quelle di minori dimensioni scontano una redditività più contenuta e un’efficienza operativa inferiore.
Il governatore della Banca d’Italia sottolinea però che la posizione patrimoniale degli intermediari più piccoli si è rafforzata, con una dotazione che ha raggiunto il 18,6% delle attività ponderate per il rischio. In alcuni casi di difficoltà, aggiunge, l’intervento della Vigilanza ha permesso di circoscrivere le crisi ed evitare effetti sistemici.
Secondo Panetta, le criticità emerse in alcuni istituti derivano soprattutto da debolezze nei sistemi di governance e, talvolta, da condotte irregolari. Gli interventi delle autorità, anche insieme ad azioni del settore bancario, hanno consentito di gestire le tensioni in modo ordinato, senza conseguenze sulla fiducia nel sistema.
La fuoriuscita dal mercato degli intermediari più fragili, conclude il governatore, ha contribuito nel complesso a rafforzare il comparto bancario italiano. (riproduzione riservata)