Panetta, ecco perché ha le carte in regola per sostituire Lagarde in Bce
Panetta, ecco perché ha le carte in regola per sostituire Lagarde in Bce
Nonostante le smentite di Lagarde sulle dimissioni, si discute già dei possibili successori alla guida della Bce. L'Italia, sorprendentemente, non figura tra i candidati principali, sollevando interrogativi sulla rappresentanza europea

di di Angelo De Mattia 07/03/2026 02:00

Ftse Mib
44.152,26 6.56.12

-1,02%

Dax 30
23.591,03 23.50.50

-0,94%

Dow Jones
47.501,55 17.47.31

-0,95%

Nasdaq
22.391,14 23.50.50

-1,59%

Euro/Dollaro
1,1620 23.00.53

+0,33%

Spread
76,44 17.30.11

+6,10

Addio ipotesi di ulteriori tagli del costo del denaro che si potevano concepire prima dell’attacco israelo-americano all'Iran. Ora, come sostiene la presidente della Bce Christine Lagarde, bisogna essere pazienti, che non significa insicuri o statici. Come sempre, si ripete la formula di decidere sui tassi riunione per riunione del consiglio direttivo e in base ai dati.

È fondamentale che però non si attuino delle ipercorrezioni e non si passi rapidamente a una stretta, magari ipervalutando i rischi di una risalita dell'inflazione, che sono incombenti ma strettamente legati all'evoluzione del conflitto e alla sua durata, sulla quale si potrà saperne di più nelle prossime settimane, probabilmente dopo la seduta del direttivo Bce del 19 marzo.


Lagarde è stata a Roma giovedì 5 marzo per partecipare a un convegno internazionale in Banca d'Italia e poi, accompagnata dal governatore Fabio Panetta, è stata ricevuta dal sindaco Roberto Gualtieri in Campidoglio, dove ha potuto ammirare le opere d'arte colà custodite e ammirare i Fori dal Palazzo senatorio.

Quindi si è trasferita a Bologna per tenere una lectio alla «Johns Hopkins» che ha riscosso molti elogi da Romano Prodi. A Bologna è stata contestata da una manifestazione contro la guerra: ma non si può di certo etichettare la Bce come sostenitrice del conflitto israelo-americano, sia perché sarebbe una prova di non indipendenza dell'istituto, probabilmente contro il modo di sentire di gran parte delle persone in posizioni apicali, sia per i problemi che le conseguenze del conflitto provocano alla politica monetaria.

L’idea dimissioni anticipate e le ipotesi sul futuro di Lagarde

Le vicende belliche hanno avuto anche l'effetto di far passare in secondo piano le indiscrezioni sulle presunte dimissioni anticipate di Lagarde, il cui mandato scade a fine ottobre 2027. Si è parlato a un certo punto con insistenza dell'avvicendamento che avrebbe consentito a Emmanuel Macron, d'intesa con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, una sistemazione di cariche nazionali ed europee prima della fine del mandato del presidente francese.

In questo quadro Lagarde avrebbe potuto ricoprire una carica nel governo francese e/o candidarsi alle presidenziali per succedere a Macron: tutto ciò per prevenire nomine che dovessero essere appannaggio di un nuovo quadro politico con la destra, anche quella estrema, che potrebbe risultare magna pars soprattutto in Francia.

Un'altra voce faceva invece riferimento alla possibilità che la presidente venisse chiamata ai vertici del World Economic Forum. Naturalmente in queste voci avrebbe potuto ravvisarsi uno squilibrio tra l'istituzione che si lascerebbe e le nuove ipotetiche collocazioni di livello inferiore all'unica autorità che funziona nell'Unione, la Bce.

Si sarebbe potuto osservare che proprio per quest'ultimo motivo si sarebbe lasciata anticipatamente un'alta carica europea per scelte, innanzitutto nazionali, alla stregua di quel parlamentare italiano che in tempi molto lontani si dimise dalla presidenza della Commissione Ue per candidarsi alle elezioni politiche in Italia, coprendosi di critiche.

Il totocandidature in Bce e il ruolo dell’Italia

Quello di Lagarde in definitiva veniva visto come un passaggio attraverso porte girevoli che nuoce all’indipendenza della banca centrale. Tuttavia l'interessata ha smentito di avere l'intento attribuitole.
In ogni caso si possono intravedere margini di aleatorietà e ritenere che la questione sia chiusa solo perché maiora premunt con le vicende belliche in corso. Occorrono anche nei comportamenti segnali coerenti.


Ciononostante subito si è cominciato a redigere il «totocandidature». E la cosa singolare è Banca d’Olanda, considerato un esperto stimato di politica monetaria. Sono poi seguiti altri nomi, ma quello di Knot in questa rosa - fatta vendendo anzi tempo la pelle dell'orso - è apparso in vantaggio.

Il tutto inaudita altera parte, cioè Lagarde con le sue precisazioni e smentite. Ma è singolare che dalla rosa del tutto informale, comparsa nelle cronache, si sia esclusa l'Italia, con la motivazione che si tratterebbe del bis di un italiano all'apice della Bce, dimenticando che per Knot ugualmente si tratterebbe di un bis e che l'Italia ha oggi una rappresentanza a livello Ue di gran lunga inferiore a quando italiani erano il presidente della Bce, il presidente dell'Europarlamento e il presidente dell'Eba.


Le accennate smentite di Lagarde, che eliminano un vulnus alla stressa indipendenza dell'Istituto nella speranza che non sopravvengano ripensamenti, non significano alcunché per quando si arriverà alla naturale scadenza dell'incarico.

Non significano, in particolare, che vi sia una sorta di prelazione per Knot o altri non italiani, il nostro Paese avendo tutti i titoli, non certo inferiori a quelli dell'ex governatore olandese, per potersi attendere che una sua personalità assurga al vertice della Bce. È facile pensare a chi.

Vi è tuttavia molto da lavorare, non solo in tema di politica monetaria ma anche nella vigilanza bancaria nonché nel contributo di analisi, ricerche e progetti all'Unione. Domina ormai diffusamente l'esigenza a livello comunitario di una semplificazione normativa, procedurale, di criteri e di metodologie: ne ha parlato il presidente dell'Abi Antonio Patuelli nel corso di un convegno svoltosi 6 marzo. Panetta da tempo insiste su questa che si potrebbe definire una rivoluzione normativa. È a queste problematiche che bisognerebbe pensare e non ai posti ai vertici istituzionali. (riproduzione riservata)