Non un nuovo circuito costruito da zero, ma un ponte tra quelli già esistenti. È questa la logica alla base di European Network for Payments (Enp), la nuova società europea nata per collegare le principali soluzioni domestiche di pagamento del Vecchio Continente e consentire agli utenti di utilizzarle anche oltreconfine. L'iniziativa parte da 13 mercati e circa 130 milioni di utenti e punta a rendere progressivamente disponibili dal 2027 pagamenti tra persone, acquisti online e transazioni nei negozi attraverso un'infrastruttura comune.
A promuovere Enp sono l'italiana Bancomat, la spagnola Bizum, la portoghese SIBS-MB WAY, la scandinava Vipps MobilePay e il consorzio europeo Epi Company, che opera attraverso Wero. Le cinque soluzioni saranno azioniste della nuova società in quote paritetiche. Enp avrà sede a Madrid e avrà una struttura leggera, con il compito di governare l'interoperabilità tra i diversi sistemi.
Il progetto rappresenta l'evoluzione del Memorandum of Understanding firmato dai partner nel febbraio 2026 e nasce con l'obiettivo di ridurre la frammentazione del mercato europeo dei pagamenti. Le soluzioni coinvolte raggiungono complessivamente circa 130 milioni di consumatori in 13 Paesi: Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Lussemburgo, Austria, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia. La rete copre quindi oltre il 70% della popolazione dell'Unione Europea e della Norvegia.
Il punto centrale del progetto è il modello tecnologico. Enp non sostituirà le singole piattaforme nazionali, che manterranno marchio, clienti, funzionalità ed esperienza d'uso. La nuova società realizzerà invece un hub centrale di interoperabilità, una sorta di ponte tecnologico tra le infrastrutture già operative.
In pratica, quando un utente si troverà in un altro Paese aderente alla rete, il punto vendita o la piattaforma online riconoscerà la soluzione di pagamento come parte del network europeo. La transazione passerà quindi dall'hub comune e verrà indirizzata verso l'infrastruttura del Paese di origine. Il principio è simile al roaming nella telefonia: l'utente continua a utilizzare il proprio servizio, ma può collegarsi a una rete diversa quando si trova all'estero.
Una prima versione della tecnologia è già stata testata. Il vantaggio, secondo i promotori, è evitare gli investimenti e i tempi necessari per costruire da zero un nuovo circuito paneuropeo, sfruttando invece infrastrutture che hanno già milioni di utenti e transazioni alle spalle.
«L'idea è un po' come quella della telefonia mobile: quando viaggi in un altro Paese mantieni il tuo telefono, il tuo numero e il tuo contratto, ma ti colleghi a una rete diversa», ha spiegato Fabrizio Burlando, amministratore delegato di Bancomat. «Costruiremo un ponte tecnologico centrale» per collegare le diverse infrastrutture.
P2P, e-commerce e pagamenti nei negozi
La roadmap sarà graduale. La prima applicazione riguarda i pagamenti transfrontalieri tra persone, mentre successivamente l'interoperabilità sarà estesa ai merchant, sia online sia nei punti vendita fisici. L'obiettivo è arrivare nel corso del 2027 alla disponibilità progressiva dei tre principali casi d'uso: P2P, e-commerce e pagamenti POS.
L'utente continuerà quindi a utilizzare la propria soluzione domestica senza dover scaricare una nuova app o cambiare wallet. Le singole piattaforme manterranno il proprio brand, affiancato da un nuovo elemento grafico europeo che permetterà di riconoscere i punti in cui il servizio è utilizzabile oltreconfine.
«Il consumatore non deve imparare a utilizzare un nuovo strumento», ha sottolineato Martina Weimert, ceo di Epi. «Partiamo da soluzioni che sono già presenti, utilizzate e conosciute nei rispettivi mercati».
Per i merchant il modello dovrebbe consentire di accettare pagamenti provenienti da diversi Paesi senza dover gestire una molteplicità di nuove infrastrutture. Secondo Burlando, inoltre, il progetto punta a mantenere livelli di commissione più vicini a quelli dei circuiti domestici, generalmente più competitivi rispetto a quelli dei grandi circuiti internazionali.
La nuova infrastruttura si inserisce in un mercato ancora fortemente dipendente dai grandi operatori internazionali. Visa e Mastercard gestiscono insieme circa il 90% delle transazioni globali con carta al di fuori della Cina.
ENP punta a costruire un'alternativa europea, ma il perimetro competitivo non riguarda soltanto i circuiti delle carte. I promotori considerano infatti anche le grandi piattaforme tecnologiche di pagamento, come Apple Pay, mentre le soluzioni che partecipano al progetto coprono già pagamenti tra persone, e-commerce e acquisti fisici.
«Digital payments is a major piece of European sovereignty in the digital space», ha sottolineato Weimert. Per Burlando, la posta in gioco è soprattutto la capacità dell'Europa di mantenere il controllo sulle proprie infrastrutture di pagamento in un contesto geopolitico complesso.
L'obiettivo, ha spiegato l'ad di Bancomat è investire «verso indipendenza e sovranità» senza rinunciare alla competitività delle singole soluzioni nazionali.
La struttura non è pensata per rimanere limitata ai cinque fondatori. Enp sarà aperta all'ingresso di altre soluzioni europee già consolidate, purché rispettino i requisiti tecnici e operativi della rete.
«L'ambizione è molto più grande del semplice collegamento di cinque soluzioni di pagamento», ha spiegato Kim Fulsang, responsabile Payment Strategy and Strategic Partnerships di Vipps MobilePay. Secondo Fulsang, l'apertura a nuovi operatori è uno dei principi alla base della nuova società.
L'obiettivo è quindi ampliare progressivamente la copertura europea. I Paesi che non dispongono oggi di una forte soluzione domestica, è stato spiegato durante la conferenza, non dovranno necessariamente costruirne una da zero: potranno valutare l'ingresso nell'ecosistema attraverso le soluzioni già disponibili.
Enp sarà una società separata con sede a Madrid, partecipata in quote uguali dalle cinque soluzioni fondatrici. Ogni operatore sarà rappresentato nel consiglio di amministrazione. Le banche che sono azioniste delle singole soluzioni non saranno invece direttamente socie della nuova società.
La struttura sarà volutamente «lean»: l'attività dell'ente centrale sarà concentrata sull'interoperabilità, sulle regole comuni e sulla gestione dell'hub, mentre lo sviluppo dei singoli servizi resterà in capo alle piattaforme nazionali.
Anche il modello finanziario seguirà questa impostazione. Nella fase iniziale saranno gli azionisti a sostenere gli investimenti necessari per realizzare e gestire l'infrastruttura. L'obiettivo è poi rendere la società autosufficiente attraverso le commissioni generate dalle transazioni transfrontaliere. «Prima viene la fase di investimento, poi puntiamo a rendere la società sostenibile», ha spiegato Weimert.
Enp non nasce per sviluppare una nuova carta europea e i promotori non considerano il progetto alternativo al digital euro. Le due iniziative vengono descritte come complementari.
L'approccio scelto punta infatti a sfruttare le soluzioni digitali e i wallet già utilizzati dai consumatori, mentre il progetto della moneta digitale della Bce segue un percorso distinto. La stessa Bce sta portando avanti il proprio progetto pilota: nel luglio 2026 ha selezionato 36 payment service provider per una sperimentazione prevista nella seconda metà del 2027.
Sul fronte della sovranità tecnologica, i promotori hanno inoltre sottolineato che l'obiettivo è mantenere i dati in Europa e utilizzare, dove possibile, infrastrutture europee. La scelta di ENP, però, non è quella di imporre fin dall'inizio uno stack tecnologico interamente europeo: la priorità dichiarata resta la competitività in termini di sicurezza, scalabilità e servizi. (riproduzione riservata)