Oro, terzo rialzo settimanale in vista: dove può arrivare secondo Ubs
Oro, terzo rialzo settimanale in vista: dove può arrivare secondo Ubs
L’oro supera i 4.500 dollari sulla base delle aspettative che gli interventi del Tesoro per gestire i rendimenti a lungo termine continueranno, mentre la pressione sul dollaro favorisce la domanda. Ubs alza la stima per settembre 2027

di Francesca Gerosa 21/08/2026 09:35

Ftse Mib
52.698,48 15.09.41

+0,06%

Dax 30
26.092,66 15.09.50

+0,42%

Dow Jones
52.760,75 14.30.01

-1,32%

Nasdaq
26.067,17 7.25.15

-1,00%

Euro/Dollaro
1,1690 14.54.33

+0,09%

Spread
82,37 15.24.36

+1,61

L’oro si avvia al terzo rialzo settimanale consecutivo dopo le mosse del Tesoro Usa e il forte rimbalzo dal minimo di fine giugno, vicino a 3.942 dollari. Il prezzo dell’oro spot il 21 agosto sale dell’1,14% a 4.561,50 dollari l’oncia, dopo aver raggiunto nella seduta precedente il livello più alto dall’inizio di giugno, ed è diretto verso un guadagno settimanale del 4% circa, sostenuto dal dollaro più debole (rende i lingotti più convenienti per gli acquirenti esteri) e dalla decisione del Tesoro statunitense di aumentare i riacquisti di titoli di Stato.

Effetto Tesoro Usa e dollaro debole

«Abbiamo visto il dollaro indebolirsi e questo ha sostenuto non solo l’oro, ma tutti i metalli preziosi, insieme a un forte cambiamento nei rendimenti», sottolinea Brian Lan, amministratore delegato di GoldSilver Central. Il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, ha dichiarato che potrebbe aumentare ulteriormente i riacquisti di Treasury da parte del governo. Il 19 agosto il Tesoro americano ha annunciato che raddoppierà nel prossimo trimestre la dimensione dei riacquisti di titoli di Stato con scadenze più lunghe, portandola ad almeno 4 miliardi di dollari per ciascuna operazione.

Nel frattempo, due esponenti della Federal Reserve hanno espresso cautela quando è stato chiesto loro in che modo i cambiamenti nella gestione del debito da parte del Tesoro potrebbero influire sull’orientamento della politica monetaria della banca centrale statunitense. La traiettoria rialzista del metallo prezioso dipenderà da ciò che la Fed deciderà di fare successivamente e da come tali politiche influenzeranno le aspettative del mercato sui tassi.

Probabilità del 63% che la Fed mantenga i tassi invariati a settembre

I dati pubblicati il 20 agosto hanno mostrato che il numero di americani che hanno presentato nuove richieste di sussidi di disoccupazione è diminuito la scorsa settimana, suggerendo che il mercato del lavoro rimane stabile nonostante il calo a sorpresa dell’occupazione a luglio. Ciò lascia la Fed nella condizione di poter continuare a concentrarsi sul contenimento dell’inflazione. Secondo il CME FedWatch Tool, i trader stanno attualmente prezzando una probabilità del 63% che la Fed mantenga i tassi invariati a settembre e del 37% che proceda, invece, con un rialzo.

Nonostante l’oro sia generalmente considerato una protezione contro l’inflazione, tassi di interesse più elevati tendono a ridurre l’attrattiva del metallo, a causa del fatto che l’oro non genera interessi. «Il dollaro più debole e le minori aspettative di un rialzo dei tassi stanno potenzialmente eliminando due dei venti contrari che avevano contribuito alla precedente correzione dell’oro», spiega Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime di Saxo Bank. Per gli analisti di Anz il movimento registrato questa settimana ha rafforzato il quadro favorevole all’oro, mentre gli investitori diversificano i propri portafogli allontanandosi dal dollaro e dagli asset statunitensi. 

La domanda torna forte, soprattutto dalla Cina

Anche i fattori legati alla domanda hanno fornito ulteriore sostegno. I flussi in entrata negli Etf sull’oro sono ripresi, inizialmente trainati dalla Cina e, più recentemente, dall’Europa. Nel frattempo, l’attività delle banche centrali è rimasta solida. Secondo il World Gold Council, gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali hanno raggiunto 51 tonnellate a giugno. A luglio solo la People’s Bank of China (PBoC) ha aumentato le proprie riserve auree di 20 tonnellate, registrando il maggior incremento mensile dall’ottobre 2023.

Tre condizioni permetteranno all’oro di prolungare il rally

«A nostro avviso, tre condizioni permetteranno all’oro di prolungare il proprio rally. Primo, la debolezza del dollaro statunitense dovrebbe continuare. La nostra ipotesi di base è che la Fed decida di mantenere invariati i tassi a settembre, anche se resta l’incertezza sulla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi nel corso di quest’anno», prevede Dominic Schnider, strategist di Ubs.

Secondo, i tassi reali statunitensi attesi dovrebbero diminuire. I tassi reali misurano i tassi di interesse al netto dell’inflazione attesa. Tassi reali più elevati aumentano il costo/opportunità di detenere l’oro, che non genera reddito. Sebbene il rapporto tra tassi reali e prezzo dell’oro non sia stabile in tutti i periodi, rimane comunque un fattore importante da monitorare.

Terzo, la domanda degli investitori per il metallo prezioso dovrebbe rafforzarsi ulteriormente. «I flussi verso gli Etf sembrano essere in miglioramento, anche se è ancora troppo presto per concludere che siano diventati strutturali e persistenti. Come riferimento, il nostro modello nel determinare i prezzi indica che sarebbe probabilmente necessaria una domanda di circa 500 tonnellate per trimestre affinché il prezzo dell’oro possa mantenersi in modo più sostenibile a 5.000 dollari l’oncia o al di sopra di tale soglia», osserva Schnider.

Ubs alza la stima per settembre 2027

Dunque, l’esperto di Ubs ha confermato la previsione che vede l’oro a 4.600 dollari l’oncia a fine anno. «Introduciamo inoltre la nostra nuova previsione per fine settembre 2027, pari a 5.400 dollari l’oncia, ovvero 200 dollari l’oncia in più rispetto alla precedente previsione di 5.200 dollari per fine giugno 2027», aggiunge Schnider.

Questa previsione più elevata riflette l’opinione secondo cui la disinflazione potrebbe diventare un tema di mercato più rilevante il prossimo anno. Ciò favorirà gli asset che sono stati penalizzati dall’aumento delle aspettative sui tassi, compreso l’oro.

«Prevediamo inoltre che l’attività economica statunitense si mantenga in linea o al di sotto del trend. Se ciò dovesse verificarsi, potrebbe pesare sul dollaro statunitense e sostenere ancora la domanda di oro. Per cui eventuali correzioni dei prezzi dovrebbero essere considerate opportunità di acquisto», indica Schnider, avvertendo, però, che il principale rischio è rappresentato da un rialzo dei tassi da parte della Fed nel corso di quest’anno.

Tassi più elevati potrebbero far salire i rendimenti reali, sostenere il dollaro statunitense e indebolire la domanda di investimento per l’oro. «In questo scenario, il prezzo dell’oro potrebbe scendere fino a testare i 3.850 dollari l’oncia», conclude Schnider. (riproduzione riservata)