Oro sotto i 4.000 dollari, Fed ed elezioni Usa: quali effetti sui prezzi e i target di Gold Avenue
Oro sotto i 4.000 dollari, Fed ed elezioni Usa: quali effetti sui prezzi e i target di Gold Avenue
La decisione della Fed sui tassi, le elezioni di mid-term negli Usa e gli acquisti delle banche centrali: Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, analizza i fattori che influenzeranno il prezzo dell'oro nei prossimi mesi

di Francesca Gerosa 30/10/2026 11:00

Ftse Mib
49.593,85 12.25.38

-0,82%

Dax 30
25.889,45 12.25.50

-0,58%

Dow Jones
52.342,56 11.50.20

-0,25%

Nasdaq
26.185,35 6.25.15

-1,38%

Euro/Dollaro
1,1201 12.10.44

+0,32%

Spread
117,61 12.40.45

+3,37

L'oro ha rotto la soglia di 4.000 dollari l'oncia (-0,40% a 3.990,05 dollari il 30 ottobre), anche se i principali supporti di medio periodo restano compresi tra 3.920 e 3.980 dollari, segnala Saverio Berlinzani, analista di ActivTrades, spiegando che la decisione della Federal Reserve di lasciare invariati i tassi, mantenendo però una comunicazione focalizzata sul controllo dell'inflazione, insieme alla tenuta del dollaro e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, continua a esercitare pressione sul metallo giallo.

Gli effetti della Fed sull’oro


Se da un lato si registrano acquisti speculativi sui minimi e una solida domanda fisica proveniente dalle banche centrali, soprattutto asiatiche, «dall'altro l'elevato posizionamento long del mercato e la presenza di possibili ordini stop-loss rendono il quadro particolarmente volatile, sia al rialzo sia al ribasso», avverte Berlinzani.

La decisione della Fed di mantenere invariati i tassi pone l'attenzione sui prossimi appuntamenti, soprattutto in un contesto in cui l'inflazione rimane elevata. «I tassi di interesse più alti generalmente creano un ambiente meno favorevole per l'oro, poiché aumentano l'attrattiva degli asset che generano interessi», sottolinea a MF-Milano Finanza Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue. Tuttavia, precisa, «la relazione non è sempre semplice. I prezzi dell'oro riflettono anche le aspettative sulla politica monetaria futura, i movimenti del dollaro e la valutazione dei rischi economici da parte degli investitori».

La domanda chiave per dicembre non è, quindi, semplicemente se la Fed aumenterà i tassi, ma cosa ci dice la sua decisione sulla direzione della politica monetaria statunitense nel 2027. «Questa prospettiva più ampia sarà importante nel plasmare il sentimento del mercato verso l'oro», indica Cracco.

E delle elezioni di mid-term Usa

Oltre alla Fed anche le elezioni statunitensi attirano l'attenzione dei mercati finanziari, ma la storia dimostra che l'esito del voto di metà mandato da solo non è un indicatore affidabile di dove andranno i prezzi dell'oro. «Ciò che conta di più è come il panorama politico plasmerà la politica economica nei mesi successivi», spiega Cracco.

Un cambiamento nel controllo del Congresso potrebbe influenzare la capacità dell'amministrazione di attuare la propria agenda fiscale ed economica, ma le implicazioni per l'oro dipenderebbero dalle decisioni politiche effettive.

Per gli investitori in oro, il quadro economico più ampio rimane fondamentale: tassi d'interesse, inflazione, dollaro statunitense e domanda globale probabilmente avranno un'influenza più duratura sui prezzi rispetto al risultato elettorale stesso.

Gli altri fattori da monitorare 

L'oro resta influenzato da una combinazione di fattori economici, finanziari e geopolitici. «L'oro rimane un asset importante per gli investitori che cercano diversificazione durante i periodi di incertezza, anche se gli eventi geopolitici non per forza producono un aumento sostenuto dei prezzi», osserva Cracco, citando tra gli altri fattori da monitorare gli acquisti e i flussi di investimento delle banche centrali. 

Secondo gli ultimi dati disponibili del World Gold Council, le banche centrali hanno riportato acquisti netti di 39 tonnellate ad agosto, portando il totale dei primi otto mesi del 2026 a 170 tonnellate. La Cina è stata particolarmente attiva. La Banca Popolare Cinese ha acquistato altre 23 tonnellate a settembre, portando gli acquisti dei primi nove mesi dell'anno a 103 tonnellate. «È ancora troppo presto per trarre conclusioni sull'attività del quarto trimestre, poiché dati esaustivi non sono ancora disponibili», precisa il ceo di Gold Avenue.

Vale sicuramente la pena tenere d'occhio se le banche centrali continueranno ad aumentare le loro disponibilità in oro nei prossimi mesi. Le loro decisioni d'acquisto offrono preziose informazioni sulle tendenze di diversificazione delle riserve a lungo termine, anche se sono solo uno dei diversi fattori che influenzano i prezzi dei lingotti.

I target per fine 2026

A questo proposito per il resto del 2026, gli analisti dei metalli preziosi di Gold Avenue hanno delineato un potenziale intervallo di trading tra 3.800 e 5.800 dollari l’oncia. Guardando al 2027, le prospettive dipenderanno in gran parte dall'inflazione, dalla direzione dei tassi di interesse negli Stati Uniti, dal dollaro e dall'evoluzione della domanda globale. «Piuttosto che concentrarsi su un unico obiettivo di prezzo», conclude Cracco, «riteniamo che questi fattori sottostanti saranno più importanti per valutare dove potrebbe andare l'oro in futuro». (riproduzione riservata)