Oro sopra 5.000 dollari, Fidelity pronta a ricomprare dopo la caduta storica
Oro sopra 5.000 dollari, Fidelity pronta a ricomprare dopo la caduta storica
L’oro e l’argento rimbalzano nonostante la volatilità. Tutti i target 2026 intatti delle banche d’affari

di Francesca Gerosa 04/02/2026 12:00

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L’oro rimbalza sopra 5.000 dollari con il crollo storico dal record assoluto che attira gli acquirenti durante le correzioni. Per il secondo giorno consecutivo il metallo giallo sale del 2,5% 5.053,52 dollari l’oncia (a 5.091,60 dollari il top intraday), complici anche il ritorno di un clima risk-on sui mercati e l’indebolimento del dollaro Usa. Il lingotto resta del 10% sotto il massimo storico raggiunto il 29 gennaio a 5.595,47 dollari l’oncia, ma è in rialzo del 17% dall’inizio del 2026. Anche l’argento recupera il 7,5% a 90,10 dollari l’oncia (a 90,74 dollari il top intraday).

«Le vendite forzate dei metalli preziosi probabilmente hanno ormai esaurito il loro corso», ha detto Daniel Ghali, strategist senior di TD Securities. «La volatilità intensa della scorsa settimana potrebbe tenere gli investitori retail ai margini, eliminando un gruppo di acquirenti sempre più importante», ha aggiunto.

Il ruolo dell'oro come bene rifugio e copertura geopolitica

I metalli preziosi sono saliti lo scorso mese sostenuti dal momentum speculativo, dagli sconvolgimenti geopolitici e dalle preoccupazioni sull’indipendenza della Federal Reserve anche se Kristina Hooper, Chief Market Strategist di Man Group riconosce che, indipendentemente dalle possibili politiche del neo eletto presidente Kevin Warsh, falco (storicamente molto critico nei confronti dell'uso del bilancio da parte della Fed come strumento di politica monetaria), molti dei fattori chiave che sostengono il prezzo dell'oro sono intatti: le preoccupazioni sulla sostenibilità fiscale di diversi Paesi, il desiderio di ridurre l'esposizione agli Stati Uniti, in particolare al dollaro americano, e la domanda di asset class rifugio. Inoltre, molti investitori utilizzano l'oro come copertura contro il rischio geopolitico, che sembra destinato a rimanere elevato (almeno nel breve termine).

Tuttavia, i trader hanno avvertito che i rialzi sono stati troppo ampi e troppo rapidi. L’impennata si è fermata bruscamente alla fine della scorsa settimana, con l’argento che ha registrato il calo giornaliero più grande di sempre e l’oro che è sceso più che in qualsiasi giorno dal 2013.

Realizzi dalla Cina

Fondi cinesi e investitori retail occidentali avevano accumulato posizioni importanti nei metalli preziosi, mentre ulteriore carburante è stato fornito dagli investitori che si sono lanciati in prodotti a leva negoziati in borsa e in un’ondata di acquisti di opzioni call. Poi la pioggia di realizzi con i quattro principali Etf sull’oro della Cina continentale che hanno registrato complessivamente deflussi per quasi 1 miliardo di dollari martedì, secondo Bloomberg, il calo giornaliero più grande di sempre, a testimonianza di quanto la fiducia degli investitori sia venuta meno. La scorsa settimana, gli stessi Etf avevano, invece, registrato flussi record in entrata.

Fidelity pronta a rientrare

Al contempo, il fondo Fidelity, che ha venduto una parte delle sue partecipazioni in oro pochi giorni prima della più grande caduta del metallo prezioso negli ultimi quarant’anni, ora si sta preparando a ricomprare. «Se vediamo un’altra correzione del 5-7%, comprerò subito», ha dichiarato a Bloomberg George Efstathopoulos, gestore di portafoglio presso Fidelity International. «I temi strutturali a medio termine sono ancora ben presenti» per permettere all’oro di continuare a salire.

I target 2026 intatti delle banche d’affari

Efstathopoulos, che ha ridotto l’esposizione all’oro dal 5% al 3% all’inizio della scorsa settimana, realizzando profitti prima che il metallo crollasse, è uno dei primi gestori di fondi globali di rilievo a esprimere ottimismo sulle prospettive dell’oro dopo il recente crollo, una visione condivisa da alcune banche d’affari, tra cui Deutsche Bank che lunedì 2 febbraio ha confermato la sua previsione di un rally fino a 6.000 dollari l’oncia. Inoltre, Goldman Sachs vede un «rischio significativo al rialzo» rispetto alla sua previsione di fine anno di 5.400 dollari.

Secondo Bank of America, la volatilità nei metalli preziosi resterà elevata. Ma l’oro offre una tesi d’investimento più solida e di lungo periodo rispetto all’argento, ha detto Niklas Westermark, esperto di BofA. «Pur con prezzi gonfiati e turbolenze di mercato che possono influenzare le dimensioni delle posizioni, l’interesse complessivo degli investitori non verrà indebolito».

Per Efstathopoulos i fattori che hanno portato l’oro a livelli record restano intatti. «L’inflazione continua a essere persistente», ha detto, aggiungendo che la debolezza del dollaro è un ulteriore fattore di sostegno. Allo stesso tempo, gli acquisti massicci delle banche centrali e la diversificazione degli investitori lontano dagli asset statunitensi sono trend favorevoli. Un sondaggio pubblicato dall’Official Monetary and Financial Institutions Forum ha rilevato che oltre il 50% delle banche centrali intende aumentare le riserve per rafforzare la resilienza, con la domanda di oro in crescita come copertura.

La correzione dell’oro ha raggiunto il suo minimo, ma l’argento non starà al passo

Claudio Wewel, FX strategist, e Raphael Olszyna-Marzys, international economist di J. Safra Sarasin, restano rialzisti sull'oro: «riteniamo che l’attuale sell-off sia probabilmente legata alle operazioni di presa di profitto di fine mese, mentre la nomina di Kevin Warsh sia stata più che altro una coincidenza. In linea di principio, non riteniamo che la nomina possa cambiare le carte in tavola. E prevediamo che l'oro trarrà vantaggio dalle elezioni di medio termine negli Stati Uniti. Pertanto, tendiamo a considerare l'attuale correzione come un'opportunità di ingresso».

Wewel e Olszyna-Marzys, però, avvertono che sarà difficile per l'argento sovraperformare l'oro da questo punto in poi, anche se probabilmente l'argento sarà sostenuto a un livello di prezzo significativamente più alto rispetto alla prima metà del 2025. In generale, concludono i due esperti, «occorrerebbe un ulteriore fattore scatenante significativo per spingere l'oro al di sotto della soglia psicologicamente rilevante dei 4.000 dollari l'oncia. Di conseguenza, la correzione ha probabilmente raggiunto il suo minimo, ma il prezzo dovrebbe rimanere volatile nei prossimi giorni». (riproduzione riservata)