Le ampie riserve auree dell’Italia sono principalmente il risultato della sua storia, della continuità nelle politiche di gestione e di una strategia di lungo periodo sulle riserve. L’Italia ha accumulato una quota significativa delle proprie riserve auree nel secondo dopoguerra durante l'era di Bretton Woods, quando l’oro svolgeva ancora un ruolo centrale all’interno del sistema monetario internazionale. A differenza di altri Paesi, l’Italia non ha ridotto in modo significativo le sue posizioni in oro nei decenni successivi. Questo significa, spiega Daniel Marburger, ceo di StoneX Bullion, che la posizione attuale deriva meno da acquisti recenti e più dall’aver mantenuto nel tempo una riserva di valore storicamente significativa. Dal punto di vista economico, l’oro offre diversificazione da valute e titoli di Stato.
I Paesi detengono mix diversi di riserve a seconda delle loro esigenze economiche. Le riserve in valuta estera sono particolarmente importanti per quelle economie che hanno necessità di gestire i tassi di cambio, sostenere gli scambi internazionali, far fronte a passività denominate in valuta estera o intervenire nei mercati valutari. Cina e Giappone, ad esempio, dispongono di una quota molto elevata di riserve in valuta estera a causa delle dimensioni e della struttura dei loro flussi economici e finanziari con il resto del mondo.
L’oro risponde a uno scopo diverso: è meno una questione di gestione della liquidità giorno per giorno e più di fiducia nel lungo termine, diversificazione e resilienza. Per questo motivo, alcuni Paesi preferiscono mantenere ampie riserve in valuta estera, mentre altri attribuiscono all’oro un ruolo più rilevante come pilastro strategico delle proprie riserve. «È probabile che l’accumulo di oro da parte della Cina continui ma sarei cauto ad affermare che sia stato fissato un obiettivo preciso. La Cina ha una chiara motivazione strategica per incrementare le proprie riserve auree: diversificazione dal dollaro Usa, capacità di resistenza a shock geopolitici e rafforzamento della fiducia nella solidità delle proprie riserve», sottolinea Marburger.
Tuttavia, le banche centrali rivelano di rado gli obiettivi precisi di rapporto tra riserve auree e riserve in valuta estera. L’esperto ritiene che Pechino continuerà probabilmente ad aumentare gradualmente la quota delle riserve auree sul totale delle riserve, ma con ogni probabilità in modo controllato e opportunistico piuttosto che attraverso un rapporto dichiarato pubblicamente.
È invece improbabile che nel prossimo futuro la composizione delle riserve italiane cambi in modo sostanziale. In Italia le riserve auree sono molto radicate nell’architettura delle riserve del Paese e nell’ambito dell’Eurosistema.
«Non mi aspetto quindi una riduzione significativa. L’attuale struttura riflette decenni di continuità e il ruolo dell’oro come asset di riserva strategica. Se per un verso il valore di mercato può fluttuare con il prezzo dell’oro, dall’altro è probabile che l'ammontare delle riserve fisiche resti sostanzialmente stabile», precisa Marburger.
Le riserve auree conferiscono all’Italia affidabilità, ma non sostituiscono la disciplina fiscale. Queste ampie riserve danno all’Italia un asset strategico di valore e rafforzano la percezione che il Paese disponga di riserve consistenti e di elevata qualità. Ciò contribuisce a rafforzare la credibilità finanziaria, in particolare in periodi di stress. Tuttavia, sostiene Marburger, l’oro non risolve i problemi di un debito strutturale. Poiché il suo valore risiede nella capacità di resistere agli shock, nella diversificazione e nella fiducia che gli attribuiscono i mercati, contribuisce a rafforzare la solidità percepita ma non rappresenta una soluzione fiscale.
All’interno dell’Europa, l’oro rappresenta al tempo stesso un’eredità storica e un moderno strumento di stabilità finanziaria. «È chiaramente un’eredità del vecchio sistema monetario ma questo non lo rende obsoleto», prosegue il ceo di StoneX Bullion.
In realtà, il comportamento recente delle banche centrali a livello globale indica che l'oro continua a essere considerato una componente importante delle riserve. In Europa, l’oro contribuisce alla forza e alla diversificazione dei bilanci delle banche centrali dei vari Paesi. Resta un importante pilastro di stabilità finanziaria perché è liquido, universalmente accettato e indipendente da qualsiasi emittente specifico.
Le differenze tra i Paesi europei sono principalmente storiche. Paesi come la Germania, l’Italia, la Francia e i Paesi Bassi hanno costruito ampie riserve durante le fasi precedenti del sistema monetario internazionale e, in larga misura, le hanno mantenute. Altri Paesi hanno storicamente accumulato meno, venduto di più nel corso del tempo o hanno adottato approcci differenti alla gestione delle riserve. Attualmente, queste differenze sono più che altro il risultato della storia piuttosto che una competizione attiva tra i Paesi.
Ampie riserve auree possono sostenere la solidità finanziaria percepita, specie per Paesi molto indebitati, ma solo entro certi limiti. L’oro può rafforzare la fiducia degli investitori perché rappresenta un asset tangibile di riserva privo di rischio di credito. Per un Paese fortemente indebitato, come l’Italia, «questo aspetto assume rilevanza sia sul piano della percezione sia su quello finanziario. Indica che il Paese dispone di asset il cui valore è riconosciuto a livello internazionale», afferma Marburger. «Ma gli investitori guardano ancora in primo luogo alla sostenibilità del debito, alla crescita, alla politica fiscale e alla forza delle istituzioni. L’oro può rafforzare la credibilità ma non può sostituire una solida politica economica». (riproduzione riservata)