Oro, perché la volatilità del prezzo è la miglior alleata degli investitori secondo Cracco (Gold Avenue)
Oro, perché la volatilità del prezzo è la miglior alleata degli investitori secondo Cracco (Gold Avenue)
Il prezzo dell’oro si muove in un range stretto a causa del rafforzamento del dollaro. Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, spiega perché il metallo giallo scende quando tutto va male

di Francesca Gerosa 22/05/2026 11:10

Ftse Mib
49.515,00 12.29.41

+0,70%

Dax 30
24.812,19 12.29.39

+0,83%

Dow Jones
50.285,66 12.25.33

+0,55%

Nasdaq
26.296,18 7.25.15

+0,09%

Euro/Dollaro
1,1605 12.14.39

+0,14%

Spread
72,92 12.45.00

-1,90

Il prezzo dell’oro si muove in un range stretto, segna un progresso dello 0,10% a 4.523,63 dollari l’oncia il 22 maggio, a causa del rafforzamento del dollaro statunitense e del fatto che i prezzi elevati del petrolio, nonostante la correzione odierna (future sul Brent -5,6% a 105,82 dollari al barile), hanno aumentato le aspettative di rialzi dei tassi d’interesse da parte della Fed. Dall’inizio della guerra in Iran a fine febbraio il metallo prezioso ha perso quasi il 14%.

Il biglietto verde si mantiene vicino ai massimi delle ultime sei settimane, rendendo più costoso l’oro denominato in dollari per chi detiene altre valute. Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha dichiarato che ci sono stati «alcuni segnali positivi» nei colloqui con l'Iran, anche se il programma di arricchimento dell’uranio di Teheran e il controllo dello Stretto di Hormuz restano i punti critici delle trattative.

Nonostante le perdite della settimana, i prezzi del petrolio rimangono in rialzo tra il 50% e il 70% e alimentano i rischi inflazionistici e la probabilità che i tassi d’interesse rimangano alti più a lungo (i mercati scontano una stretta della Fed entro fine anno, con una probabilità del 60% di un intervento entro dicembre, secondo lo strumento FedWatch del Cme Group). Sebbene l’oro sia tradizionalmente considerato una copertura contro l’inflazione, il lingotto tende a performare meglio in un contesto di tassi bassi, poiché non offre rendimento.

La volatilità dell’oro, la miglior alleata degli investitori

Lo stallo nelle trattative tra Stati Uniti e Iran «ha fatto sì che l’oro e altri metalli preziosi perdessero attrattiva agli occhi dei commodity trading adviser», affermano gli strategist di TD Securities. «C’è la possibilità che i commodity trading adviser liquidino quasi interamente le loro posizioni nette lunghe sul metallo giallo in uno scenario di forte ribasso, con un movimento verso 4.350 dollari l’oncia», hanno avvertito.

Tuttavia, questa pressione sull’oro è spesso temporanea. Una volta attenuati gli shock petroliferi, il dollaro tende a stabilizzarsi o a indebolirsi, liberando così il potenziale rialzista dell’oro, sottolinea Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue. Per un investitore, è fondamentale non confondere una reazione meccanica legata ai cambi valutari con una perdita di valore intrinseco.

Infatti, nonostante le correzioni, «gli indicatori di mercato mostrano un aumento netto e costante dei livelli di supporto dell’oro. A maggio, pur essendo lontani dai massimi storici di gennaio, intorno ai 5.500 dollari l’oncia, il livello minimo attuale dei prezzi resta nettamente superiore alle medie degli anni precedenti», precisa Cracco.

È anche vero che concentrarsi esclusivamente sulle fluttuazioni dell’ultimo mese può portare a conclusioni fuorvianti, a detta del ceo di Gold Avenue: il calo dell’oro può derivare da fattori esterni che non intaccano il suo potenziale di conservazione della ricchezza nel medio e lungo periodo. «Non è raro che si applichino agli investimenti in oro gli stessi schemi analitici usati per le azioni, senza considerare la specificità di questo metallo. Eventuali cali su 10, 15 o 30 giorni possono portare a un aumento delle vendite da parte degli investitori. Tuttavia, la recente volatilità e la tendenza ribassista non rappresentano altro che una micro-oscillazione all’interno di un contesto che, sul lungo termine, da molti anni si rileva positivo per il metallo giallo», afferma Cracco.

In particolare, analizza l’esperto, su tre mesi l’oro mostra una performance relativamente stabile nonostante le oscillazioni, offrendo serenità ai portafogli di fronte alle turbolenze dei mercati azionari. Su un anno il prezzo è cresciuto del 40% secondo i dati aggiornati a fine aprile, una performance superiore alla quasi totalità delle asset class tradizionali.

Il paradosso della protezione: perché l’oro scende quando tutto va male

Uno dei fenomeni meno compresi dal grande pubblico è la vendita massiccia di oro durante le crisi improvvise. Alcuni la interpretano come un fallimento del suo ruolo di bene rifugio, mentre è esattamente il contrario. «Quando gli investitori istituzionali devono far fronte alle margin call sui mercati degli asset a rischio maggior, ovvero azioni e criptovalute, vendono ciò che hanno di più prezioso e liquido: l’oro. Lo fanno per coprire le perdite e ottenere liquidità immediata», spiega Cracco.

In questo scenario, l’oro svolge perfettamente la propria funzione: agisce come riserva di valore disponibile e come protezione dell’intero patrimonio finanziario dell’investitore quando gli altri asset crollano. Non è una debolezza, ma la prova della sua efficacia come strumento di protezione del portafoglio. Anche le tensioni geopolitiche che provocano flessioni temporanee del valore non cancellano la domanda strutturale di oro; anzi, storicamente l’instabilità internazionale ha rafforzato il ruolo del metallo come bene rifugio. «Vedere l’oro in questa luce significa considerarlo non solo uno strumento di protezione», conclude Cracco, «ma un mezzo per costruire e preservare ricchezza nel tempo, con una prospettiva di decenni piuttosto che di giorni o singole oscillazioni di mercato».(riproduzione riservata)