Oro, perché la Turchia ha venduto 20 miliardi creando un terremoto
Oro, perché la Turchia ha venduto 20 miliardi creando un terremoto
A marzo il metallo giallo ha perso l’11,5%, il maggior calo mensile dal 2008. Dietro alla flessione, i movimenti della banca centrale turca fra cessioni e swap. Ma la Turchia non agisce da sola: nelle ultime settimane sono stati immessi sul mercato 1.000 miliardi di dollari di oro

di Elena Dal Maso 08/04/2026 08:15

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La Turchia ha effettuato operazioni per 20 miliardi di dollari sulle proprie riserve in oro dall’inizio della guerra in Iran, contribuendo al peggior ribasso mensile del metallo giallo dal 2008. A guidare le operazioni è stata la banca centrale, impegnata a sostenere la valuta locale, la lira.

Infatti, secondo le stime della società di consulenza Metals Focus, basate su dati ufficiali, la Banca centrale turca ha venduto 52 tonnellate di oro tra il 27 febbraio e il 27 marzo, portando le riserve nette a 440 tonnellate, il livello più basso da oltre due anni. Nello stesso periodo, l’istituto ha effettuato anche operazioni di swap su 79 tonnellate di oro: in pratica, ha «prestato» lingotti sul mercato per ottenere liquidità e aumentare l’offerta disponibile, esercitando così ulteriore pressione al ribasso sui prezzi. Nel complesso, vendite e swap valgono quasi 20 miliardi di dollari ai prezzi attuali, scrive l’FT.

A marzo l’oro ha perso l’11,5%

Lo shock energetico globale e l’allargamento del conflitto in Medio Oriente stanno spingendo anche altri Paesi, tra cui Russia e Polonia, a valutare la vendita di oro per sostenere le rispettive valute o migliorare i conti pubblici. La stessa banca centrale turca è stata tra quelle che hanno venduto Treasury Usa per difendere la lira.

Dopo anni in cui le banche centrali hanno sostenuto il rally dell’oro — portandolo a superare i 5.500 dollari l’oncia a gennaio — un recente cambio di comportamento sta ora contribuendo al calo dei prezzi. A marzo, infatti, l’oro ha perso l’11,5%, il peggior mese degli ultimi 18 anni. Da inizio anno, però, il metallo giallo ha guadagnato il 12% circa e mercoledì 8 aprile il prezzo torna a correre (+3,7% a 4.859 dollari l’oncia) dopo l’annuncio della tregua di due settimane fra Usa e Iran.

Si dimezzano le riserve estere nette della Turchia

«Le vendite delle banche centrali sono il principale fattore dietro il calo da 1.000 dollari nelle ultime settimane», spiega Nicky Shiels, analista di MKS Pamp, sottolineando come il mercato abbia sempre dato per scontato che gli istituti rappresentassero un sostegno stabile per i prezzi.  Secondo l’economista turco Ugur Gürses, la banca centrale aveva una quota molto elevata delle riserve in oro (tra il 60% e il 70%) e ha quindi dovuto venderne o prestarne una parte per ottenere liquidità in dollari. «Se 50 tonnellate arrivano sul mercato, l’impatto sui prezzi può essere enorme», osserva, aggiungendo che al momento non ci sarebbe un bisogno immediato di ulteriori vendite.

Le operazioni riflettono la decisione di Ankara a difendere la lira, una scelta obbligata per contenere l’inflazione che viaggia al 31%. Dall’inizio della guerra, le riserve estere nette della Turchia si sono quasi dimezzate, scendendo a 46 miliardi di dollari.

I prossimi a vendere

Il fenomeno si inserisce in un trend più ampio: nel 2025 gli acquisti netti di oro da parte delle banche centrali sono scesi a circa 860 tonnellate, in calo del 20% rispetto all’anno precedente. Oltre alla Turchia, tra i venditori figura anche la Russia, mentre in Polonia si è discusso — senza esito — della possibilità di cedere parte delle riserve per finanziare la Difesa. Secondo gli operatori, ulteriori vendite potrebbero arrivare da Paesi importatori di energia colpiti dalla crisi, come l’India, o da economie dell’Asia centrale ricche di oro.

Il ruolo degli Etf

Il calo dei prezzi è stato accentuato anche dai deflussi dagli Etf sull’oro, molti investitori hanno infatti preso profitto dopo i rialzi precedenti. Il metallo è così sceso fino a 4.650 dollari l’oncia.

Non tutte le banche centrali stanno però vendendo: la banca centrale cinese (PBoC), ad esempio, ha acquistato 160.000 once a marzo, il livello più alto da oltre un anno. Secondo il World Gold Council, questo fatto potrebbe dipendere dal desiderio di approfittare dei prezzi più bassi. (riproduzione riservata)