Oro, il prezzo rimbalza con forza: cosa guida il nuovo rally secondo Gold Avenue
Oro, il prezzo rimbalza con forza: cosa guida il nuovo rally secondo Gold Avenue
Il prezzo dell’oro recupera dai minimi degli ultimi sei mesi. Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, spiega i fattori che lo sostengono. I target degli esperti per fine 2026 

di Francesca Gerosa 12/06/2026 11:10

Ftse Mib
51.497,21 17.40.00

+1,97%

Dax 30
24.635,30 18.00.00

+1,76%

Dow Jones
51.202,17 20.18.49

+0,70%

Nasdaq
25.886,80 20.13.57

+0,30%

Euro/Dollaro
1,1575 19.58.46

+0,01%

Spread
72,84 17.29.49

-3,89

Il prezzo dell’oro rimbalza in scia alle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e nonostante le aspettative di un aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve. Il prezzo spot del metallo giallo schizza del 3,48% a 4.222,25 dollari l’oncia e il future sull’oro del 3,14% a 4.243,22 dollari l’oncia, dopo essere sceso l’11 giugno ai minimi degli ultimi sei mesi, salvo poi chiudere la seduta in rialzo del 3,5% dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che Washington e Teheran potrebbero firmare un accordo di pace già nel fine settimana, riaprendo lo Stretto di Hormuz e attenuando le preoccupazioni sulle forniture energetiche globali. Tuttavia, funzionari iraniani hanno affermato che non è ancora stato raggiunto alcun accordo finale, lasciando un’ombra di incertezza su una possibile svolta in Medio Oriente.

L'oro come bene rifugio tra inflazione e geopolitica

L’oro, spesso considerato una copertura contro l’inflazione e l’incertezza geopolitica, ha perso il 20% dall’inizio della guerra tra Usa e Iran per i timori che l’aumento dei costi energetici possa alimentare l’inflazione, spingendo le banche centrali a mantenere i tassi di interesse più elevati più a lungo e aumentando il costo/opportunità di detenere lingotti che non generano rendimento, riducendone l’attrattiva rispetto ai titoli di Stato.

I dati macro economici statunitensi dell’11 giugno hanno rafforzato le preoccupazioni che le pressioni inflazionistiche rimangano elevate. I prezzi alla produzione sono aumentati più del previsto a maggio, registrando il più grande incremento annuo degli ultimi tre anni e mezzo, poiché l’aumento dei costi energetici si è trasmesso all’economia americana. I dati hanno spinto i trader ad aumentare le scommesse sul fatto che la Fed possa riprendere il ciclo di irrigidimento monetario entro la fine dell’anno, con i mercati che ora scontano una probabilità del 60% di un aumento del costo del denaro entro dicembre, secondo lo strumento FedWatch del Cme Group.

Invece, spiega a milanofinanza.it Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, i mercati finanziari avevano in gran parte anticipato l'ultima mossa della Bce (l’11 giugno ha alzato i tassi di 25 punti base), il che significa che l'attenzione si sta spostando dall’esito della decisione in sé al percorso futuro della politica monetaria. «Storicamente, l'aumento dei tassi ha tendenzialmente influito negativamente sull'oro, poiché gli investitori possono ottenere rendimenti più elevati dal contante e dagli strumenti a reddito fisso. Tuttavia, l'oro non viene scambiato in modo isolato. Per valutare l’impatto dell'aumento, è necessario comprendere le ragioni che lo determinano», afferma Cracco.

Il ruolo dell'oro fisico e la diversificazione del rischio

Se i tassi più elevati riflettono pressioni inflazionistiche persistenti o una maggior incertezza geopolitica, «gli investitori potrebbero continuare ad apprezzare il ruolo dell'oro come strumento di diversificazione. Il fatto che la domanda di oro fisico sia rimasta resiliente nell'attuale contesto suggerisce che, per molti investitori, le decisioni di allocazione sono guidate da una valutazione più ampia del rischio piuttosto che dai soli tassi di interesse», chiarisce Cracco.

Certo che se la Bce dovesse mantenere un orientamento più restrittivo, mentre Fed lascia i tassi invariati, «ciò potrebbe generare segnali contrastanti per l'oro», avverte Cracco. «Da un lato, tassi di interesse più elevati sono generalmente considerati un fattore sfavorevole per gli asset non redditizi come l'oro. Dall'altro lato, una stretta monetaria prolungata riflette spesso pressioni inflazionistiche persistenti e una maggior incertezza economica, condizioni che storicamente hanno sostenuto l'interesse per il metallo prezioso».

Anche il dollaro statunitense (stabile il 12 giugno nei confronti dell’euro che vale 1,1575) rimane uno dei fattori chiave che influenzano i prezzi dell'oro, semplicemente perché il metallo giallo viene scambiato a livello globale in valuta Usa. Un dollaro più forte può rendere l'oro più costoso per gli acquirenti internazionali, mentre un dollaro più debole può avere l'effetto opposto, precisa il ceo di Gold Avenue, aggiungendo che pure la domanda delle banche centrali è diventata uno dei pilastri strutturali del mercato dell'oro. I dati mostrano che le banche centrali hanno acquistato 244 tonnellate d'oro nel primo trimestre del 2026. L'attività delle banche centrali è seguita con attenzione perché riflette decisioni di gestione delle riserve a lungo termine piuttosto che un posizionamento di mercato a breve termine. Per questo motivo, rimangono rilevanti nel quadro più ampio del mercato.

I target per fine 2026

Nel frattempo, le partecipazioni del più grande Etf sull’oro, lo Spdr Gold Trust di New York, sono scese dello 0,3% a 923,89 tonnellate metriche mercoledì 10 giugno. «Il prezzo del lingotto è completamente guidato dalle notizie geopolitiche», ha dichiarato Edward Meir, analista di Marex. «I mercati presteranno attenzione a qualsiasi segnale che la Fed possa aumentare i tassi, e se dovesse accennare a una direzione del genere, penso che l’oro possa scendere sotto la soglia di 4.000 dollari l’oncia».

Per riflettere la recente volatilità dei prezzi, Anz ha ridotto il proprio obiettivo per fine 2026 di 400 dollari a 5.200 dollari l’oncia. «Si può ancora ipotizzare che nel 2026 l'oro raggiunga una media di 4.500 dollari l'oncia, ma i mercati raramente si muovono in modo lineare», indica ancora Cracco. «Quello che possiamo dire è che i fattori a sostegno dell'oro non sono scomparsi. Gli investitori stanno ancora affrontando tensioni geopolitiche, incertezza economica e interrogativi sul futuro andamento dei tassi di interesse. Se queste condizioni dovessero persistere, non si dovrebbero escludere nuovi massimi storici. Si parla sempre più spesso di livelli compresi tra 5.800 e 6.000 dollari l'oncia».

Per un investitore è meglio l’oro fisico, i futures o gli Etf? Tutto dipende dagli obiettivi che un investitore intende perseguire. Gli Etf possono offrire un'esposizione conveniente all'oro, mentre i futures sono generalmente utilizzati da investitori più esperti con obiettivi a breve termine o più specifici, osserva Cracco.

L'oro fisico tende ad attrarre gli investitori che cercano la proprietà diretta di un bene tangibile. In periodi di incertezza, alcuni investitori apprezzano il fatto di poter detenere un bene che non dipende dall'andamento di una particolare società o istituzione finanziaria. «Per chi adotta una visione a più lungo termine incentrata sulla diversificazione e sulla conservazione del potere d'acquisto, l'oro fisico», conclude il ceo di Gold Avenue, «continua a svolgere un ruolo importante nell'ambito di una strategia di portafoglio più ampia». (riproduzione riservata)