Oro e dollaro. Ecco come si muoveranno nei prossimi mesi
Oro e dollaro. Ecco come si muoveranno nei prossimi mesi
Il problema strutturale del debito americano rimane però irrisolto e un Congresso diviso dalla Casa Bianca non garantisce necessariamente una maggiore disciplina di bilancio

di di Ester Corvi  07/11/2026 10:30

Ftse Mib
50.052,96 7.00.13

-0,90%

Dax 30
25.820,36 23.50.51

-1,92%

Dow Jones
51.285,73 13.12.09

-0,46%

Nasdaq
24.573,21 23.50.51

+1,09%

Euro/Dollaro
1,1145 23.00.29

-0,85%

Spread
108,39 17.29.26

-1,00

La prima reazione dei mercati alla conquista di entrambe le Camere da parte dei Democratici nelle elezioni di midterm Usa è stata netta: i rendimenti obbligazionari sono scesi, il dollaro si è indebolito e l’oro ha segnato un forte recupero. Per gli investitori è però importante andare oltre la risposta immediata per capire quali conseguenze ci saranno da qui ai prossimi mesi.

Sul fronte dei rendimenti dei bond, un Congresso democratico potrebbe ridurre le aspettative di nuove espansioni fiscali, contenendo il premio per il rischio sui Treasury. Il problema strutturale del debito americano, fa notare Stefano Gianti, analista di Swissquote, rimane però irrisolto e un Congresso diviso dalla Casa Bianca non garantisce necessariamente una maggiore disciplina di bilancio. Il secondo fattore da monitorare è il dollaro perché, se il risultato elettorale ridimensiona le attese di nuove iniziative economiche dell'amministrazione, non modifica automaticamente il differenziale dei tassi tra Stati Uniti ed Europa.Terzo aspetto importante è l’intensità della domanda di copertura degli investitori nei momenti di stress. Da questo punto di vista, «è interessante osservare che il metallo prezioso ha beneficiato del risultato elettorale nonostante una riduzione iniziale di alcuni rischi geopolitici percepiti. Questo apparente paradosso dimostra come l’oro non risponda soltanto all'incertezza, ma anche all'evoluzione del dollaro e dei rendimenti» dice Gianti.

La valuta Usa

Proprio partendo dal dollaro, quali sono le prospettive? Per Saverio Berlinzani, chief analyst di ActivTrades, nei prossimi mesi si prospetta un moderato rafforzamento dell’euro contro il dollaro, con il consensus dei principali analisti bancari che prevede una salita del tasso di cambio, dagli attuali 1,116-1,12 fino a 1,14-1,16 entro la metà del 2027. «La Fed vede ridursi lo spazio per ulteriori rialzi dei tassi a causa del raffreddamento dell'economia legato allo stallo politico Usa. Al contrario, la Bce mantiene un atteggiamento vigile in conseguenza di un'inflazione core che nell'Eurozona dà segnali di rialzo al 2,5% nel 2027, supportando la tenuta della moneta unica», spiega Berlinzani. Gran parte della forza accumulata dalla valuta Usa nei mesi scorsi derivava dalle scommesse su tariffe commerciali aggressive e deficit spending massiccio. Il nuovo bilanciamento del Congresso riduce però le probabilità di attuazione delle politiche fiscali più estreme, portando i mercati a riposizionarsi a favore dell’euro.

Il metallo prezioso

E per quanto riguardo l’oro? Secondo l’esperto di ActivTrades, considerando la quotazione spot attuale che intorno ai 4.020-4.050 dollari l’oncia, il prezzo del metallo giallo nei prossimi 6-12 mesi è atteso in ulteriore rialzo. Anche Gianti resta costruttivo sulle prospettive del metallo prezioso, perché ritiene plausibile un recupero verso l'area dei 4.400-4.600 dollari nello stesso arco temporale. A suo avviso, «il primo fattore a contare sarà l'evoluzione dei rendimenti reali americani. Una loro discesa favorirebbe il metallo prezioso, mentre un'inflazione persistente accompagnata da una politica monetaria restrittiva potrebbe limitarne il potenziale. Il secondo riguarda il dollaro. Un suo indebolimento rappresenterebbe un elemento favorevole, anche se questa relazione non è sempre stabile, soprattutto durante gli shock geopolitici». Il terzo elemento è la domanda delle banche centrali e la progressiva diversificazione delle riserve internazionali. L'oro continua a rappresentare infatti uno strumento di diversificazione rispetto alle valute tradizionali, in un contesto caratterizzato da elevato indebitamento pubblico e crescente frammentazione geopolitica.

Di diverso parere è Vittorio Fumagalli, senior portfolio manager di Decalia sim, che ha fissato un target, basato sull’analisi tecnica, di circa 3.500 dollari che potremmo vedere nei prossimi mesi o anche entro la fine dell’anno. «Se, come si dice oggi, i rendimenti dovessero restare “più alti più a lungo”, penso difficile una sua ripresa a breve o il mantenimento di questi livelli tra 6-12 mesi, pur ricordando che l’oro è un asset di protezione (stress, inflazione) ma soprattutto un attivo che aiuta nella composizione dei portafogli», sottolinea Fumagalli.

Aldilà della volatilità che ci potrà essere nel breve termine, in cui l'oro continuerà a dipendere da tassi e dollaro, nel lungo periodo sarà importante capire quanto gli investitori sono disposti a pagarlo come strumento per diversificare l'esposizione al sistema monetario internazionale. (riproduzione riservata)