Oro, nel primo trimestre la domanda tocca un altro record: i tre pilasti che possono far salire ancora il prezzo
Oro, nel primo trimestre la domanda tocca un altro record: i tre pilasti che possono far salire ancora il prezzo
Il mercato dell'oro ha raggiunto un controvalore di 193 miliardi di dollari, con una crescita del 74%. La domanda è trainata dagli acquisti delle banche centrali e dall'incertezza geopolitica

di Chiara Barlocco (MF-Newswires) 04/05/2026 12:12

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Il mercato dell’oro ha mostrato un’evoluzione importante nel primo trimestre 2026. I volumi sono rimasti sostanzialmente stabili, mentre la domanda si è trasformata e il controvalore ha toccato livelli record. Guardando al futuro, la richiesta di metallo giallo dovrebbe restare sostenuta, trainata dagli acquisti delle banche centrali e dalla persistente incertezza geopolitica. In questo contesto, la domanda asiatica si conferma uno dei principali pilastri del mercato, commenta Simone Manenti, ceo di Confinvest.

Nel primo trimestre un controvalore da record (+74%)

«La domanda globale si è attestata a 1.231 tonnellate, in crescita del 2% su base annua, mentre l’offerta si è mantenuta sugli stessi livelli. Un equilibrio solo apparente, se letto insieme al controvalore complessivo del mercato, salito a 193 miliardi di dollari, con un aumento del 74% e un nuovo record storico», spiega l’esperto. Il prezzo dell’oro ha registrato una media di 4.873 dollari l’oncia, dopo aver superato i 5.400 dollari nel mese di gennaio. «Fermarsi alle quotazioni sarebbe, tuttavia, riduttivo. Il dato più interessante è che il mercato sta cambiando struttura: l’oro non si limita più a beneficiare delle fasi di incertezza, ma assume un ruolo più centrale e stabile nelle scelte di investimento», prosegue Manenti.

Cresce l’interesse per l’oro fisico da investimento

«Il segnale più evidente arriva dalla domanda di oro fisico da investimento. Lingotti e monete hanno raggiunto 474 tonnellate, in crescita del 42% su base annua e al secondo livello più alto mai registrato», riporta l’esperto. Inoltre, la domanda complessiva di investimento si è mantenuta su livelli elevati, oltre le 535 tonnellate. «Sono numeri che confermano una tendenza sempre più chiara: gli investitori stanno progressivamente prendendo il posto dei consumatori come motore principale del mercato», spiega Manenti.

Nel segmento della gioielleria, la domanda è calata del 23% in volume, fermandosi intorno alle 300 tonnellate. Tuttavia, la spesa complessiva ha toccato i 47 miliardi di dollari, con un aumento del 31% e un nuovo record per il primo trimestre. «In altre parole, si compra meno in quantità, ma non si rinuncia all’oro. Ci si adatta piuttosto a prezzi più elevati, scegliendo prodotti più leggeri o con un contenuto di metallo inferiore», continua l’esperto.

La domanda asiatica resta il pilastro per il mercato

Le banche centrali continuano a sostenere il mercato con continuità. «Nei primi tre mesi dell’anno hanno acquistato 244 tonnellate di oro, con una crescita del 3% su base annua, confermando una strategia consolidata di rafforzamento delle riserve e di diversificazione rispetto alle valute tradizionali», prosegue Manenti. La spinta principale continua ad arrivare dall’Asia, con una domanda particolarmente sostenuta in Cina e India, dove l’oro si conferma un’alternativa sempre più rilevante agli investimenti tradizionali. «Anche considerando l’aumento delle vendite tattiche da parte di alcuni Paesi, il bilancio complessivo resta positivo», spiega l’esperto.

L’incertezza geopolitica continua a spingere il metallo giallo

Accanto alla componente finanziaria, la domanda tecnologica ha mostrato segnali di crescita, salendo a circa 82 tonnellate, sostenuta in particolare dallo sviluppo delle infrastrutture legate all’AI. «Sul fronte dell’offerta, la produzione mineraria ha raggiunto un nuovo record per un primo trimestre, con circa 885 tonnellate, mentre il riciclo è cresciuto del 5% a 366 tonnellate, sostenuto dai prezzi elevati», dichiara Manenti.

Guardando al futuro, il quadro resta orientato al consolidamento di queste tendenze. «La domanda di investimento dovrebbe mantenersi sostenuta, alimentata dall’incertezza geopolitica, dalle tensioni internazionali e da uno scenario macroeconomico ancora instabile. Le banche centrali continueranno con ogni probabilità a essere acquirenti rilevanti, mentre la domanda asiatica si conferma uno dei pilastri del mercato», conclude l’esperto. (riproduzione riservata)