Oro ai massimi storici: conviene ancora? Quando entrare e cosa guardare
Oro ai massimi storici: conviene ancora? Quando entrare e cosa guardare
L’oro è sempre più un asset di diversificazione, decorrelato dalle azioni ma non speculativo come il bitcoin. Gli esperti: in portafoglio tra l’1 e il 5%. Entrare sulle correzioni, ecco il livello giusto

di Marco Capponi e Francesca Gerosa 30/01/2026 20:00

Ftse Mib
45.527,42 6.56.10

+1,00%

Dax 30
24.538,81 23.50.42

+0,94%

Dow Jones
48.892,47 14.01.39

-0,37%

Nasdaq
23.469,47 23.50.42

-0,94%

Euro/Dollaro
1,1854 23.00.29

-0,41%

Spread
62,08 17.30.06

+0,08

È significativo che l’oro abbia raggiunto il record di 5.595,46 dollari l’oncia proprio mentre l’indice S&P 500 ha toccato per la prima volta i 7.002,28 punti. Il metallo prezioso non si comporta più come una copertura tradizionale nelle fasi di crisi, cioè sale solo quando le azioni scendono, spiega Ole Hansen, head of commodity strategy di Bg Saxo e Saxo Bank. Si sta, invece, comportando sempre più come un asset con funzione strutturale, guidato dalla svalutazione delle valute, dal rischio fiscale e dall’andamento dei tassi di interesse (il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, è meno colomba del previsto). Questo spiega perché possa salire insieme alle azioni, rompendo la storica correlazione negativa.

L'oro un asset strutturale

Un’impennata verticale del prezzo, insieme a quello dell’argento (valeva 75 dollari l’oncia a inizio gennaio ed è balzato fino a 121,65), «che ha dinamiche da meme stock», afferma Tommaso Gragnolati, head of investment consulting di Banca Investis. Dietro al rally ci sono le banche centrali «che investono sempre più in oro (dovrebbero acquistare a un ritmo di 800 tonnellate nel 2026, pari al 26% della produzione mineraria annuale, ndr) dato che dollaro e Treasury si sono dimostrati asset manipolabili per fini politici e geopolitici, e quindi un porto meno sicuro», indica Diego Franzin, head of portfolio strategies di Plenisfer Sgr.

Il ruolo delle banche centrali e degli Etf

«Circa il 30% dell’oro che viene estratto va direttamente nelle banche centrali, il doppio rispetto al passato. A questo si sono aggiunti gli Etf che hanno aumentato in modo importante le loro masse, comprando 1.000 tonnellate di oro in quattro anni (solo nel quarto trimestre del 2025 quelli orientati al retail hanno registrato afflussi per oltre 280 tonnellate di acquisti, superando la domanda delle banche centrali, ndr). Anche loro vogliono, di fatto, tenere in portafoglio un asset che sia sganciato dalla geopolitica e dall’andamento del dollaro o dei bond americani».

Oro vs bitcoin: stabilità contro rendimenti estremi

Il fatto che il lingotto si muova in modo più indipendente e con movimenti repentini, talvolta al limite della speculazione, non significa che sia diventato come il bitcoin. Significa, chiarisce Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue, che sta facendo ciò per cui è stato concepito: offrire diversificazione quando le relazioni tradizionali tra i mercati diventano meno affidabili.

L’esperto ha confrontato il potere d’acquisto reale (corretto per l’inflazione) del bitcoin e dell’oro da luglio 2010 a dicembre 2025 (si veda il grafico). Ebbene, la regina delle cripto ha generato rendimenti reali straordinari. Nel periodo considerato, il suo potere d’acquisto è aumentato di 714.961 volte contro le 2,92 dell’oro. Ma il metallo prezioso è molto più stabile. I guadagni del bitcoin sono arrivati accompagnati da una volatilità estrema.

In un solo anno ha perso fino al 76% del suo potere d’acquisto reale (tra novembre 2022 e novembre 2023) e nel primo anno di Trump alla Casa Bianca il 18% con il metallo giallo che ha stravinto (+94%) perché segue un percorso molto più regolare, con drawdown decisamente più contenuti. «Entrambi gli asset», osserva Cracco, «hanno chiaramente battuto l’inflazione nel lungo periodo, ma svolgono ruoli molto diversi. Il bitcoin rappresenta un asset ad alto rischio e alto rendimento, potenzialmente trasformativo, ma emotivamente e finanziariamente difficile da detenere durante le oscillazioni forti. L’oro, invece, offre una crescita reale più stabile, con meno sorprese, rafforzando il suo ruolo di riserva di valore nel lungo periodo, strumento di diversificazione del portafoglio e veicolo di risparmio di lungo termine».

Il rischio di scottarsi

Questo non significa che non ci si possa scottare con l'oro. I ricercatori accademici Campbell Harvey e Claude Erb hanno scoperto che, nel tempo, i prezzi tendono a tornare alla media, ha sottolineato Morningstar. È accaduto nel 1980, quando ai prezzi elevati è seguito un lungo periodo di rendimenti modesti durante la maggior parte del decennio successivo.

Lo stesso andamento si è verificato quando il prezzo reale ha raggiunto il picco nell’agosto 2011, seguito da una forte flessione dal 2013 al 2015. Ciò riflette in parte il fatto che non è un bene che genera liquidità. Come ha affermato Warren Buffett, il lingotto rimane lì e ti osserva. Questo può essere positivo se il tuo obiettivo principale è mantenere il potere d’acquisto nel lungo periodo, ma non altrettanto se stai cercando di costruire ricchezza.

Ray Dalio esagera

Di conseguenza, rispetto al fondatore di Bridgewater Associates, Ray Dalio, che ha sparato alto, raccomandando di aumentare l'allocazione di oro in portafoglio fino al 15% a causa delle elevate tensioni geopolitiche, del deficit fiscale e del rischio di una crisi del debito simile agli anni '70, per Gragnolati l’approccio più efficace per gli investitori che sono rimasti fuori da questo trend è introdurre una posizione marginale all’interno del portafoglio, ad esempio tra l’1 e il 3%. Qualcun altro si spinge al massimo fino al 5%. Questo consente di partecipare al trend mitigando i rischi, lasciando spazio per incrementare le posizioni se si dovesse assistere a movimenti al ribasso.

Quando comprare sulla debolezza

Ai livelli attuali «una correzione tecnica sarebbe fisiologica e non dovrebbe essere interpretata come un’inversione del trend di fondo. Gli scenari più probabili», prevede Daniel Marburger, ceo di StoneX Bullion, «includono movimenti laterali legati a prese di profitto o ritracciamenti di breve connessi a variazioni delle attese di politica monetaria».

Da un punto di vista tecnico, segnala Hansen, l’oro potrebbe correggere fino a 4.400, -13% rispetto al prezzo del 30 gennaio, rimanendo comunque al di sopra dei massimi di ottobre 2025 e senza compromettere in modo significativo l’outlook positivo (5.700 il target 2026 di Morgan Stanley, ma ICBC Standard Bank si spinge fino a 7.000). «Si noti che il livello di supporto ultimo è molto più in basso a 3.770 dollari, in corrispondenza della media mobile a 200 giorni», precisa l’esperto di Bg Saxo.

D'altra parte, però, il concetto di accessibilità è soggettivo. Ai prezzi elevati di oggi, la domanda non è scomparsa. Dall’osservatorio di Gold Avenue, conclude Cracco, «abbiamo visto le vendite in Italia e Francia aumentare di oltre il 60% nell’ultima settimana. Può sembrare controintuitivo, ma evidenzia che gli investitori comprano anche quando i prezzi salgono perché l’oro non è un acquisto di convenienza, ma di rassicurazione. C’è poi un elemento umano: la paura di restare esclusi». (riproduzione riservata)