Non si ferma la corsa dell’oro che, nella mattinata di lunedì 24 agosto, arriva a toccare il tetto dei 4.700 dollari l’oncia, ai massimi da oltre tre mesi. A supportare il nuovo rally del lingotto è stato, fin dalle sedute precedenti, in primo luogo l’intervento deciso del Tesoro statunitense sul mercato obbligazionario, che ha riacceso i timori per un indebolimento del dollaro, spingendo gli investitori verso beni rifugio alternativi.
L’oro, non a caso, ha chiuso la scorsa settimana con il terzo rialzo settimanale consecutivo, avanzando di oltre il 5% dopo l’annuncio a sorpresa del Tesoro Usa guidato da Scott Bessent, che avvierà da settembre un’accelerazione dei riacquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, al fine di contenere il rialzo dei rendimenti.
Gli interventi per contenere i costi di finanziamento attraverso un’azione diretta sul mercato hanno alimentato i timori che la politica statunitense possa indebolire la fiducia nel dollaro e rendere più attraenti altri investimenti. Si tratta di un ritorno del cosiddetto «debasement trade», il tema che aveva contribuito a spingere l’oro in rialzo del 65% nel 2025 e che consiste nel lasciare le valute tradizionali (come dollaro o euro) per spostarsi su beni reali e riserve di valore
Un biglietto verde più debole (l’indice del dollaro nell’ultimo mese ha perso quasi il 2,5%) rappresenta inoltre un fattore favorevole per le materie prime denominate nella valuta statunitense. «Vedo margini perché i capitali macro si spostino in modo significativo verso i metalli preziosi sulla scia della narrativa legata alla svalutazione della valuta», ha dichiarato a Bloomberg Justin Lin, analista di Global X.
Anche la dinamica tecnica dei prodotti di risparmio gestito supporta il lingotto. Gli Etf garantiti da oro monitorati da Bloomberg hanno registrato la scorsa settimana afflussi per oltre 28 tonnellate, il dato più elevato da gennaio, quando un rally particolarmente intenso aveva spinto il metallo prezioso verso il record storico, poco sotto i 5.600 dollari.
A rafforzare la fiducia sul metallo prezioso ha contribuito anche Ray Dalio, fondatore miliardario di Bridgewater Associates, che in un post su LinkedIn pubblicato venerdì 21 agosto ha suggerito agli investitori di ridurre l’esposizione alle obbligazioni e destinare fino al 15% del portafoglio all’oro, come protezione dal rischio di una crisi del debito statunitense.
«I prezzi dell’oro hanno esteso il rialzo mensile a quasi il 15%, mentre un numero crescente di investitori cerca alternative sia al rischio di duration sia all’esposizione al dollaro», commenta Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management.
Storicamente, evidenzia l’esperto, «i timori legati alla sostenibilità del debito e all’indebolimento delle valute hanno rappresentato fattori favorevoli per i metalli preziosi. Sebbene i prezzi più elevati del petrolio possano mantenere alte le aspettative sui tassi nel breve periodo, riteniamo che l’aumento dell’indebitamento e l’incertezza sulle modalità con cui i governi finanzieranno questo debito dovrebbero continuare a sostenere l’oro». Alla luce di ciò Haefele si aspetta che il prezzo del lingotto «salga fino a 5.400 dollari nei prossimi 12 mesi».
Il Simposio di Jackson Hole, organizzato dalla Federal Reserve, sarà un altro momento saliente della settimana per vedere che direzione prenderà il lingotto. «Gli operatori seguiranno con grande attenzione il discorso del presidente Kevin Warsh alla ricerca di indicazioni sulle prospettive della politica monetaria. Qualsiasi cambiamento nelle aspettative relative a ulteriori aumenti dei tassi potrebbe avere un impatto significativo sul dollaro e, di conseguenza, sui prezzi dell’oro», spiega Ricardo Evangelista, senior analyst di ActivTrades. «Gli operatori del settore rimarranno inoltre concentrati sugli sviluppi relativi al conflitto tra Stati Uniti e Iran. La guerra continua a interrompere le esportazioni di petrolio e gas dal Golfo Persico, mantenendo elevati i prezzi dell’energia e alimentando le pressioni inflazionistiche, una dinamica che potrebbe limitare il potenziale di rialzo dell’oro». (riproduzione riservata)