Oro, acquisti della Cina ai massimi dal 2024: perché per Unicredit resta un bene rifugio
Oro, acquisti della Cina ai massimi dal 2024: perché per Unicredit resta un bene rifugio
Quattro i fattori che spingono l’oro oltre 4.700 dollari l’oncia. Le riserve auree della Banca Popolare Cinese aumentano di 8,1 tonnellate ad aprile. Thomas Strobel, strategist di Unicredit, analizza la correlazione tra il metallo giallo e le azioni

di Francesca Gerosa  07/05/2026 12:30

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Il prezzo dell’oro sale per la terza sessione consecutiva, sostenuto da un dollaro più debole, mentre le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran hanno attenuato le preoccupazioni legate all’inflazione e al mantenimento di tassi d’interesse elevati più a lungo. Il prezzo dell’oro spot alle 17:50 del 7 maggio cresce dell’1% a 4.735,22 dollari l’oncia, dopo il +2,9% del 6 maggio, il livello più alto dal 27 aprile. Il future sul metallo giallo sale dell’1% a 4.747,51 dollari l’oncia.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha previsto una rapida fine della guerra con l’Iran, arrivata a quasi 10 settimane, mentre Teheran sta valutando la proposta di pace statunitense che, secondo fonti, porrebbe formalmente fine al conflitto ma lascerebbe irrisolte alcune richieste chiave degli States, tra cui la sospensione del programma nucleare iraniano e la riapertura dello Stretto di Hormuz.

I fattori che spingono l’oro oltre 4.700 dollari

«L’oro si apprezza, sostenuto da un dollaro debole e dal calo dei prezzi del petrolio, mentre il cessate il fuoco in corso regge, seppur in modo fragile, e aumentano le speranze per un accordo più duraturo a lungo termine tra Washington e Teheran», spiega Tim Waterer, chief market analyst di Kcm Trade.

Il biglietto verde resta vicino al minimo degli ultimi tre mesi toccato nella sessione precedente, rendendo i lingotti d’oro meno costosi per chi detiene altre valute. Il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni è sceso dello 0,6% dall’inizio della settimana (al 4,33% il 7 maggio), riducendo il costo/opportunità di detenere oro. I prezzi del petrolio viaggiano sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile per la possibile fine della guerra in Medio Oriente.

Il prezzo del metallo prezioso è diminuito di oltre il 10% dall’inizio della guerra in Iran a fine febbraio a causa dell’impennata dei prezzi del petrolio (il Brent si è spinto fino a 126 dollari al barile). Il petrolio più costoso può alimentare l’inflazione, aumentando la probabilità di tassi d’interesse più elevati. Sebbene l’oro sia considerato una copertura contro l’inflazione, i tassi elevati tendono a penalizzare questo asset che non genera rendimento.

La Cina aumenta gli acquisti: ai massimi dal 2024 

Nel bel mezzo di questo saliscendi, la banca centrale cinese ha acquistato la quantità maggiore di oro da oltre un anno. Le riserve auree della Banca Popolare Cinese sono aumentate di 260.000 once troy, pari a 8,1 tonnellate, ad aprile, il livello più alto da dicembre 2024, secondo i dati pubblicati giovedì 7 maggio. Si tratta del 18° mese consecutivo di acquisti, eguagliando la precedente serie iniziata nel novembre 2022.

«La banca centrale cinese tende ad acquistare meno quando i prezzi sono alti e di più quando sono bassi», ha detto a Bloomberg Song Jiangzhen, ricercatore presso la Guangdong Southern Gold Market Academy. Secondo Song, la strategia di diversificazione delle riserve e di riduzione dell’esposizione ai titoli di Stato Usa «non cambierà nei prossimi anni».

In generale, le banche centrali hanno aumentato gli acquisti di oro al ritmo più rapido da oltre un anno nel primo trimestre, secondo i dati del World Gold Council, evidenziando un interesse costante per il metallo prezioso. La Cina è tra i maggiori acquirenti, e gli acquisti delle banche centrali continuano a superare le vendite di pochi istituti.

Quando l’oro si muove insieme alle azioni

Nel frattempo la correlazione tra azioni e oro è diventata positiva. Questo, spiega Thomas Strobel, investment strategist di Unicredit, ha indebolito i benefici di diversificazione in un momento di elevata incertezza. Tuttavia, «consideriamo questa fase temporanea, guidata da fattori macroeconomici piuttosto che da un cambiamento strutturale, e restiamo positivi sul ruolo di lungo periodo dell’oro come bene rifugio e strumento di copertura del portafoglio».

L’oro è comunemente visto come una forma di assicurazione per i portafogli. Quando i mercati azionari scendono, ci si aspetta che fornisca stabilità. Tuttavia, di recente questa relazione si è indebolita. Azioni e oro si sono spesso mossi nella stessa direzione, riducendo i benefici di diversificazione e sollevando preoccupazioni tra gli investitori. «Questo è importante perché il metallo giallo raramente viene detenuto per il solo rendimento. Il suo valore risiede nella capacità di offrire protezione ed equilibrio, soprattutto nei periodi di stress», indica l’esperto di Unicredit.

Il contesto attuale è sfortunato: i rischi geopolitici restano elevati, le pressioni inflazionistiche persistono e si registra un ulteriore rinvio della normalizzazione della politica della Federal Reserve. In questo difficile scenario macroeconomico, l’assenza di una chiara domanda di bene rifugio ha sollevato dubbi sull’affidabilità dell’oro. «La domanda chiave è se il ruolo difensivo dell’oro sia messo in discussione, tenendo presente che la difensività può anche esprimersi attraverso una correlazione bassa o prossima allo zero, e non necessariamente negativa», precisa Strobel. «Riteniamo più probabile quest’ultimo caso, poiché la storia suggerisce che i periodi di minor efficacia di copertura sono tipicamente temporanei e non permanenti».

La correlazione a tre mesi è recentemente diventata positiva, intorno al 45%, indicando una fase in cui entrambi gli asset sono stati guidati dagli stessi fattori macroeconomici. «La correlazione a tre mesi diventa positiva per prima e aumenta rapidamente, mentre quella a un anno tende a seguirla con ritardo. Questo schema suggerisce che il cambiamento attuale sia guidato da fattori di breve periodo piuttosto che da relazioni di lungo periodo», sostiene Strobel.

Una prospettiva più ampia, basata sulla correlazione media a un anno nel periodo 2005-2025, mostra che questa rimane relativamente bassa, intorno al 13%, quindi vicina allo zero. «Questo dimostra che i periodi prolungati di correlazione positiva tra azioni e oro sono stati l’eccezione piuttosto che la norma», continua Strobel che, quindi, mantiene una visione positiva sull’oro come bene rifugio e strumento di copertura di portafoglio, anche se al momento non sta svolgendo in modo costante questo ruolo.

Ruolo di copertura temporaneamente sospeso, non compromesso

«Riteniamo che la forza strutturale di fondo dell’oro rimanga pienamente intatta, con il metallo che continua a offrire diversificazione nel ciclo della liquidità e protezione nei casi di forte stress. Oltre al suo storico ruolo», osserva lo strategist di Unicredit, «la sua funzione difensiva è supportata da fattori fondamentali come la scarsità, l’assenza di un rischio emittente e l’indipendenza dal sistema finanziario».

Questi elementi tendono a diventare particolarmente preziosi quando la volatilità azionaria aumenta e la liquidità cala in modo significativo. I continui acquisti delle banche centrali legati alla diversificazione delle riserve rispetto alle valute tradizionali, insieme all’elevata incertezza geopolitica e agli acquisti consistenti da parte degli investitori retail, dovrebbero continuare a sostenere la domanda di oro. È chiaro, insomma, «che il ruolo di copertura dell’oro è solo temporaneamente sospeso e non compromesso. Questo suggerisce», conclude Strobel, «che la pazienza rappresenta una strategia più efficace per i portafogli di lungo periodo». (riproduzione riservata)