Oro sopra i 5.000 dollari: è troppo tardi o no?
Oro sopra i 5.000 dollari: è troppo tardi o no?
Il lingotto continua a stupire, cosa significa questo per i piccoli investitori? Vediamo se ha ancora senso investire nell'oro, quali alternative esistono e come ribilanciarne il ruolo in portafoglio

di Marco Capponi 27/01/2026 13:30

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Questo articolo è stato pubblicato su 4 soldi da investire, la newsletter di Marco Capponi per iniziare a investire in modo consapevole. Per riceverla basta iscriversi da qui.


Alzi la mano chi, quando all'inizio di questa settimana ha visto l'oro superare per la prima volta nella storia i 5.000 dollari per oncia, non ha provato uno di questi due rimpianti:

  1. Perché non ci ho investito prima?
  2. Perché ho creduto che la corsa fosse finita e l'ho venduto?

La verità è che il lingotto non smette di stupire nemmeno gli analisti di mercato, che si trovano da mesi a fissare sempre un po' più in alto l'asticella, per poi rendersi conto che non era comunque troppo in alto.

Per noi piccoli investitori che non abbiamo preso il treno (chi ce l'ha fatta si trova invece a fare il ragionamento contrario, su quando sia opportuno vendere), le domande a cui proveremo a rispondere oggi sono le seguenti:

  • Ha senso entrare ora o è troppo tardi?
  • Esistono delle alternative?
  • Ha senso rivedere il ruolo stesso dell'oro in portafoglio?

1) Troppo tardi per entrare?

Come spesso vi ricordo in questa newsletter, quando parliamo di investimenti il troppo presto e troppo tardi non esistono. In generale, soprattutto per chi ha un approccio di lungo e lunghissimo periodo, ogni momento è buono per entrare. Banalmente perché poi non ci sarà fretta di uscire.

Se però prendiamo in prestito un po' di terminologia dall'approccio core-satellite, possiamo chiederci se sia il momento per costruire una posizione tattica sull'oro. Detto in soldoni: se ci sono spazi per ulteriori rialzi.

In questo senso, tutti gli elementi che fin qui hanno fatto alzare la quotazione dell'oro sono forti ancora oggi. Per riassumerli: 1) Crisi geopolitiche che alimentano la domanda di beni rifugio in portafoglio; 2) Dollaro debole3) Banche centrali dei Paesi emergenti (come India e Cina) che comprano oro per diminuire la loro dipendenza dal dollaro; 4) Scarsità strutturale dell'offerta a fronte di una domanda forte e in crescita.

Se in finanza le correlazioni causa-effetto fossero forti e costanti, potremmo dire che tutti gli astri sono allineati alla perfezione perché la corsa possa continuare ancora. Ma se succedesse qualcosa che facesse spezzare la catena (ad esempio, la fine di uno dei due grandi conflitti regionali in corso oggi) le carte potrebbero rimescolarsi all'improvviso. 

E poi, ovviamente, non dimentichiamo che in finanza le correlazioni causa-effetto non sono forti e costanti: anzi, si può quasi dire che ragionare per eccezioni è molto meglio che farlo per regole. Morale: non è troppo tardi per entrare, ma farlo dipende da una convinzione personale sul fatto che la corsa dell'oro possa continuare ancora.

2) Esistono delle alternative?

In tanti mi state scrivendo negli ultimi giorni per chiedermi: ho perso il treno dell'oro, a cosa posso guardare in alternativa?

Qui in realtà dobbiamo fare una distinzione molto importante tra la funzione storica dell'oro in portafoglio e quella che ha assunto negli ultimi cinque anni.

La funzione storica dell'oro

Storicamente, l'oro è uno stabilizzatore del portafoglio in fasi di complessità dei mercati. Si tratta di un bene rifugio che riporta l'equilibrio quando nel mondo ci sono complessità di ampia portata che possono portare a bruschi cali del mercato azionario (e, in parte, di quello obbligazionario).

Proviamo a simulare con Curvo un investimento da 10.000 euro fatto tramite Etc in oro fisico dal 1978 al 2019. Al termine dell'investimento, il capitale sarebbe cresciuto a un tasso annuo composto del 5,16% nominale, 2,38% al netto dell'inflazione. 

Nello stesso orizzonte temporale un Etf sull'Msci World sarebbe crescito del 10% nominale e 7,1% reale, peraltro con una volatilità più bassa di 4 punti. 

Il vero potere dell'oro sta però in un altro concetto che introduco oggi, il drawdown, cioè la differenza tra un punto di massimo e un punto di minimo di un investimento in un dato orizzonte temporale. Nel febbraio 2009, nel bel mezzo della grande crisi finanziaria successiva al collasso della Lehman Brothers, mentre l'Msci World subiva un drawdown superiore al 56%, quello dell'oro era pari a zero.

Il che vale anche in anni più recenti: durante la crisi del Covid, ad esempio, le borse globali scendevano del 20% dal loro punto di massimo, mentre il drawdown dell'oro era ancora zero.

Ci sono in realtà vari strumenti che storicamente assolvono a una funzione simile, e che magari potremmo approfondire in un altro appuntamento settimanale: i bond indicizzati all'inflazione, l'immobiliare fisico o quotato, gli indici diversificati di materie prime, o perfino una quota di liquidità (da intendere come Etf monetari e non come denaro nel conto corrente).

L'oro negli ultimi cinque anni

Adesso facciamo partire la stessa simulazione di poco fa dal 2020 e facciamola arrivare fino alla fine dello scorso anno. L'oro fisico è cresciuto a un tasso del 17% annuo (!), l'Msci World "solo" (si fa per dire) dell'11,67%. Peraltro l'oro ha registrato perfino una volatilità perfino più bassa di quasi 3 punti, e un drawdown sempre inferiore (escluso l'anno 2021).

Di fatto, l'oro si è trasformato nel motore della performance dei portafogli. Un ruolo che fino a pochi anni fa sembrava semplicemente impossibile, e che rende obsoleto il classico confronto con gli altri rifugi tradizionali. Capirete bene che mettere a paragone un Etf monetario che batte l'inflazione di pochi decimali e un metallo che cresce a doppia cifra è inutile se non proprio dannoso.

Quindi, quali sono le possibili alternative? Fino a poco tempo fa questo discorso sarebbe stato quasi eretico, ma per la configurazione che ha assunto il mercato oggi l'alternativa naturale all'oro sembra essere a molti analisti il bitcoin.

Tanto che, quando esattamente un anno fa Donald Trump si era insediato alla Casa Bianca promettendo che avrebbe fatto degli Usa la capitale mondiale delle criptovalute, non pochi commentatori avevano scommesso su una frenata dell'oro a scapito proprio del bitcoin. La partita, per ora e a dispetto di Trump, l'ha stravinta l'oro: ma proprio per questo un ingresso nel bitcoin ai livelli attuali (il 18% in meno di un anno fa) potrebbe avere a livello di ragionamento una sua logica. Non come sostituto dell’oro, ma come possibile alternativa tattica.

Anche perché con l'oro il bitcoin condivide alcune caratteristiche, come la scarsità (e limitatezza) dell'offerta globale.

Il bitcoin, chiaramente, è una scommessa estrema, sia per la volatilità sia - lamentano gli scettici - per la natura puramente speculativa del sottostante (detto semplice: con l'oro, volendo, si fa una medaglietta. Con il bitcoin non si fa nulla di concreto). 

Ma a livello di comportamento oro e bitcoin hanno avuto, negli ultimi anni, molto in comune. Così come hanno avuto molto in comune con le parti a più alta crescita del mercato azionario: la tecnologia legata all'intelligenza artificiale, la difesa favorita dall'aumento della spesa militare in tutto il mondo, le banche italiane ed europee grazie al risiko bancario. Di fatto, l'oro si è comportato (forse per la prima volta nella storia) come una scommessa azionaria attiva ad alta convinzione. 

3) Ha senso rivedere il ruolo stesso dell'oro in portafoglio?

Da qui l'annosa domanda: l'oro è "un'altra cosa" rispetto al suo passato? C'è stata una metamorfosi che ci deve necessariamente portare a rivedere il suo ruolo in portafoglio?

Non possiamo saperlo: per ora, guardando alla storia, l'oro è stato per decenni uno stabilizzatore con una parentesi di circa cinque anni (ancora in corso) da motore trainante del portafoglio. Non possiamo sapere se, e quando, questa parentesi si chiuderà.

Cosa possiamo fare allora? Sicuramente, le fasi di euforia come quella attuale vanno gestite con la stessa disciplina di quelle di panico. Se anche la tentazione fosse quella di investire la fetta più grande del proprio denaro in oro, devono venirci in aiuto le regole dell'approccio core-satellite: quando si parla di scommesse molto direzionali, non eccedere mai una quota marginale dell'allocazione (al massimo un 5-10% del portafoglio) è una scelta conservativa, ma che ci terrà a riparo il più possibile da cattive sorprese.

E voi: avete già investito in oro? Oppure siete rimasti alla porta e ora ve ne siete pentiti? Avete intenzione di farlo? Fatemelo sapere alla mail mcapponi@class.it. Noi ci sentiamo la prossima settimana!