Oracle, AI che debito: gli investimenti per l’intelligenza artificiale pesano sui conti e affondano il titolo a Wall Street
Oracle, AI che debito: gli investimenti per l’intelligenza artificiale pesano sui conti e affondano il titolo a Wall Street
In due anni il gigante Usa ha visto in due anni salire le passività da 90 a 160 miliardi $. Ma Gli investitori si interrogano sulla sostenibilità degli investimenti

di Fabio Pavesi 11/04/2026 02:00

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Se davvero si vuole capire la portata della «distruzione creatrice» che la rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale produrrà, un buon termometro della situazione lo offre Oracle. Il gigante Usa, controllato da Larry Ellison, è diventato di recente l’indicatore chiave per capire il bilancio costi-benefici della new wave tech.

Oracle si sta indebitando a rotta di collo per i grandi investimenti promessi nei data center a supporto dell’AI. Uno sforzo imponente che produrrà, si spera, futuri incrementi di ricavi e utili. Ma il gruppo è chiamato a mettere prima mano alla cassa e al debito per finanziare gli investimenti.

Di fatto una grande scommessa che per il momento però ha alterato la struttura finanziaria del gruppo Usa. Oracle siede oggi su 165 miliardi di debiti che rappresentato i due terzi dell’intero attivo di bilancio. E che valgono oltre 4 volte il capitale netto.

L'esposizione debitoria e la nuova narrativa del Big Tech

Abituati a considerare le società del big tech Usa come molto liquide e con poco debito, Oracle ha cambiato la narrativa. Pur di inseguire le promesse dei ritorni dai forti investimenti nell’AI, Ellison è ricorso alla leva del debito. E oggi Oracle appare la società dell’universo tech più indebitata di tutte.

Del resto basta vedere l’evoluzione. Le passività del gruppo sono salite in meno di due anni da 90 miliardi agli oltre 160 attuali. Il tutto per finanziare gli investimenti con le spese in conto capitale salite nell’ultimo anno da 12 miliardi a oltre 39 miliardi. Oracle sta raccogliendo capitali oltre a emettere obbligazioni e prevede una raccolta mista intorno ai 50 miliardi tra equity e debito nel 2026.

I rischi della leva finanziaria e il free cash flow

Ma la leva finanziaria comunque cresce e questo preoccupa il mercato. Che pensa che uno sforzo così ingente produrrà una forte spinta nell’aumento di ricavi e utili. Tuttavia per ora resta una supposizione che dovrà superare l’esame di realtà. Mentre il debito carica il gruppo di oneri finanziari già oggi e gli investimenti stanno già bruciando fortemente cassa. Il free cash flow cash flow di Oracle è andato in territorio negativo negli ultimi tre trimestri cumulando un passivo cresciuto fino a -24 miliardi nell’ultimo trimestre.

La reazione del mercato non si è fatta attendere e gli investitori, stretti tra promesse future di grande redditività e un presente fatto da un debito in forte aumento e cassa che si brucia, hanno preferito vendere il titolo.

Dai massimi di settembre 2025 a quota 320 dollari per azione, il titolo ha lasciato sul campo oltre la metà del valore di mercato. In questi giorni il prezzo veleggia intorno ai 140 dollari per una capitalizzazione di 413 miliardi di dollari. Non solo ma sono saliti ai massimi i credit default swap sull’azienda che oggi quotano 200 punti base. Significa che oggi si pagano 2 dollari ogni 100 dollari sulle obbligazioni emesse sul mercato per assicurarsi contro l’eventuale default dell’azienda.

La corsa agli investimenti nel settore tecnologico

Un altro segnale della diffidenza degli investitori. Avrà ragione il mercato a sospettare di quello che appare un passo più lungo della gamba o i timori rischiano di essere eccessivi? Nessuno oggi può dirlo. Resta il fatto che l’intero settore della tecnologia Usa è oggi sotto pressione per gli intensi piani di investimento per conquistare un ruolo da first mover nella rivoluzione dell’intelligenza artificiale. Sono note le stime degli analisti che vedono un impegno di futuri investimenti per oltre 600 miliardi di dollari nei prossimi anni per l’intero settore. Ma se non hai sufficiente generazione di cassa, come sta accadendo per Oracle devi ricorrere al debito.

L’incremento della leva finanziaria non è certo di buon auspicio dati i tempi: se i tassi sotto l’incognita della guerra e dello strappo dell’inflazione dovessero salire già quest’anno, il problema si acuirebbe. E oggi Oracle vanta un rapporto di debito netto sul margine industriale che supera le 4 volte. Un livello tra i più alti nel settore tech. A compensare una struttura finanziaria che si fa più fragile c’è un conto economico che mantiene una buona redditività.

L’ultimo bilancio sui nove mesi ha visto i ricavi salire sui 12 mesi da 42 miliardi a 48 miliardi con il cloud a tirare la volata. Il fatturato del cloud ora vale la metà di tutti i ricavi dell’azienda ed è in aumento del 35% su base annua a fronte di una crescita del 16% dei ricavi totali. L’utile netto resta ragguardevole a 12 miliardi con un peso del 25% sul totale del fatturato. Oracle resta un gruppo ad alta redditività.

Ma ovvio che tutto dipenderà da quanta cassa verrà bruciata per gli impegni nel capex crescenti per l’AI. E per dare un’altra idea della distruzione creatrice che l’AI può produrre ecco che Oracle ha appena annunciato licenziamenti per 30 mila dipendenti. Un prezzo che paga il capitale umano. (riproduzione riservata)