OpenAI e la proposta di una quota del 5% al governo Usa: verso un nuovo modello di governance dell’AI
OpenAI e la proposta di una quota del 5% al governo Usa: verso un nuovo modello di governance dell’AI
Secondo la proposta, anticipata dal Financial Times, OpenAI avrebbe suggerito che altre aziende Usa che operano nel campo dell’intelligenza artificiale cedano quote simili. Varie ipotesi sul tavolo per la redistribuzione dei profitti dell’AI

di Francesca Gerosa 02/07/2026 09:50

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OpenAI ha discusso la possibilità di concedere al governo degli Stati Uniti una partecipazione del 5% della società, secondo quanto riportato dal Financial Times, in un contesto di sempre maggior attenzione politica e regolatoria nei confronti dell’intelligenza artificiale.

La proposta si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul futuro della distribuzione dei benefici economici generati dal settore, mentre Washington teme che i profitti dell’AI restino concentrati nelle mani di un numero ristretto di operatori privati. Dal ritorno di Trump alla Casa Bianca, l’amministrazione ha investito in circa una dozzina di aziende, incluse diverse attive nel settore dei minerali critici, e ha promesso di acquisire una quota fino al 10% nel produttore di chip Intel.

Profitti AI e rischio concentrazione

Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico, il ceo di OpenAI, Sam Altman, e altri dirigenti avrebbero suggerito un meccanismo che preveda la cessione del 5% del capitale anche da parte di altre aziende statunitensi del settore, in un’architettura coordinata che potrebbe includere realtà come Anthropic e i big quotati del tech come Google e Meta Platforms. Non è, tuttavia, chiaro se le società coinvolte siano disponibili ad aderire.

Fondo sovrano per l’AI sul modello Alaska

La notizia non ha trovato al momento conferme ufficiali: né OpenAI né la Casa Bianca hanno risposto alla richiesta di un commento, secondo quanto riportato da Reuters. Ma il presidente, Donald Trump, avrebbe indicato, nel corso delle ultime settimane, diverse opzioni per consentire ai cittadini americani di beneficiare della crescita del settore, anche attraverso strumenti di partecipazione pubblica ai profitti delle principali società tecnologiche.

Tra le ipotesi circolate figura la creazione di un fondo sovrano o di un veicolo di investimento ispirato al modello dell’Alaska Permanent Fund, che ridistribuisce ai residenti parte dei proventi derivanti dalle risorse naturali dello Stato. Già nel 2025 lo stesso Altman aveva proposto un fondo di ricchezza pubblica dedicato agli investimenti nell’AI, mentre Anthropic ha discusso l’idea di un «dividendo digitale» finanziato dalla tassazione del settore.

Secondo il Financial Times, Altman avrebbe affrontato il tema direttamente con esponenti dell’amministrazione statunitense, tra cui il segretario al Commercio, Howard Lutnick, e il segretario al Tesoro, Scott Bessent, oltre a colloqui con figure politiche di entrambi gli schieramenti.

Pressione regolatoria in aumento

La pressione regolatoria è alle stelle. Proprio su richiesta del governo statunitense OpenAI ha rinviato il lancio di GPT-5.6 la scorsa settimana e la rivale Anthropic ha sospeso l’accesso ai propri modelli di AI all’avanguardia, Fable 5 e Mythos 5, per i cittadini stranieri a causa dei rischi per la sicurezza nazionale. Parallelamente, il comparto resta al centro delle aspettative molto elevate degli operatori, con diverse società, tra cui OpenAI e Anthropic, che hanno avviato il percorso verso una quotazione da migliaia di miliardi di dollari a Wall Street, in uno scenario che potrebbe ridefinire ulteriormente il rapporto tra capitale privato e interesse pubblico.

Resta, tuttavia, aperta una questione centrale: come strutturare un modello in grado di garantire che la crescita dell’intelligenza artificiale non si traduca esclusivamente in un’ulteriore concentrazione di ricchezza, ma includa forme di redistribuzione dei benefici a livello sociale e istituzionale. In assenza di un quadro condiviso, le proposte sul tavolo – dal coinvolgimento diretto dello Stato nelle quote azionarie ai dividendi digitali - rimangono ipotesi in fase esplorativa. (riproduzione riservata)