OpenAI e Anthropic nel mirino di Bruxelles: con l’AI Act scattano ispezioni e multe
OpenAI e Anthropic nel mirino di Bruxelles: con l’AI Act scattano ispezioni e multe
Dal 2 agosto la Commissione Ue può ispezionare i modelli di intelligenza artificiale, chiedere modifiche prima del rilascio sul mercato e imporre sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato globale. Il rischio è di alimentare nuove tensioni con gli Usa

di di Giusy Iorlano 03/08/2026 17:33

Ftse Mib
52.871,72 17.40.00

+1,34%

Dax 30
26.001,31 18.00.00

+1,45%

Dow Jones
53.049,07 19.38.38

+1,07%

Nasdaq
25.927,73 19.33.44

+2,18%

Euro/Dollaro
1,1503 19.18.36

-0,06%

Spread
80,81 17.29.38

-4,63

Anthropic e OpenAI finiscono sotto la lente dell’Unione europea. Da domenica, 2 agosto, sono entrati in vigore i nuovi poteri di vigilanza previsti dall’AI Act, che consentono alla Commissione europea di ispezionare i modelli di intelligenza artificiale, chiedere modifiche prima del loro rilascio sul mercato comunitario, limitarne la diffusione e infliggere sanzioni fino a 15 milioni di euro o al 3% del fatturato annuo globale, se superiore. Una stretta che mette nel mirino i principali sviluppatori di IA generativa e apre una nuova fase nei rapporti tra Bruxelles e le Big Tech statunitensi.

Le nuove competenze si applicano a tutti i fornitori di modelli di intelligenza artificiale di uso generale (General Purpose AI) che operano nel mercato europeo, indipendentemente dal Paese in cui hanno sede. Oltre a OpenAI e Anthropic, le regole riguardano anche altri operatori globali, tra cui Google.

I nuovi poteri previsti dall’AI Act

L’entrata in vigore delle nuove competenze rappresenta un ulteriore passo nell’attuazione dell'AI Act, il regolamento europeo approvato nel 2024 per disciplinare lo sviluppo e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale secondo un approccio basato sul rischio.

La Commissione europea può ora richiedere informazioni dettagliate ai fornitori, valutare i modelli prima della loro diffusione nell’Unione, imporre misure correttive e, nei casi più gravi, limitarne l’accesso al mercato europeo. 

La vicepresidente esecutiva della Commissione europea con delega alla Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, ha spiegato che i modelli di IA più avanzati possono generare rischi su una scala senza precedenti se non vengono progettati e utilizzati in modo adeguato, rendendo necessario un rafforzamento delle attività di supervisione.

Secondo Elisabetta Righini, partner dello studio legale Sidley Austin, le nuove disposizioni si applicano a qualsiasi società che renda disponibile un modello di IA nel mercato europeo. Una sede negli Stati Uniti, ha osservato, non mette i laboratori di ricerca al riparo dalla giurisdizione europea, mentre i fornitori extra-Ue sono tenuti a nominare un rappresentante autorizzato all’interno dell'Unione.

Possibili nuove tensioni tra Europa e Stati Uniti

L’inasprimento dei controlli potrebbe accentuare le tensioni tra Bruxelles e Washington sul fronte della regolamentazione delle Big Tech. Il confronto si è già irrigidito dopo che, a luglio, la Commissione europea ha inflitto a Google una multa da 1 miliardo di dollari per aver favorito i propri servizi in violazione delle regole europee sulla concorrenza digitale. In risposta, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre all’Unione europea «dazi sostanziali», accusando Bruxelles di penalizzare le aziende tecnologiche americane.

Secondo Reuters, la Commissione europea è inoltre in contatto con OpenAI e Anthropic in relazione al presunto utilizzo dei loro modelli in recenti attacchi informatici. OpenAI ha confermato il dialogo con l’Eu AI Office.

Tom Gordon, vicepresidente Emea Policy di OpenAI, ha dichiarato che la società continuerà a collaborare con la Commissione europea sull’attuazione dell’AI Act e dei relativi Codici di condotta. Anche Google ha ribadito il proprio impegno a rispettare le nuove regole, confermando la volontà di continuare a investire nello sviluppo dell’ecosistema europeo dell’intelligenza artificiale.

Per gli operatori del settore, il rischio sanzionatorio non riguarda soltanto eventuali violazioni delle norme sostanziali dell’AI Act. Anche il rifiuto di fornire informazioni richieste dalla Commissione, la trasmissione di dati fuorvianti o l’ostacolo alle attività di valutazione dei modelli possono comportare l’applicazione di sanzioni. (riproduzione riservata)