A Poste Italiane serviranno adesioni record nell’ultima giornata di apertura dell’opas di Tim per raggiungere l’obiettivo del 90% e poter applicare lo strumento dello squeeze-out per arrivare al controllo totale e delistare l’operatore. Nella penultima seduta della settimana, infatti, sono state consegnate 80,8 milioni di azioni Tim all’offerta da 1,97 euro cash e 0,218 nuove azioni Poste.
In totale al gruppo guidato dal ceo Matteo Del Fante sono arrivate il 69,43% del totale delle quote Tim oggetto dell’offerta, pari al 55,5% del capitale, che portano Poste al 75,6% dell’operatore tlc. Il pagamento per chi ha aderito in questa settimana di riapertura dell’offerta è previsto il 2 ottobre.
Il 25 settembre servirà quindi un exploit simile a quello registrato lo scorso 11 settembre, ultima seduta di apertura della prima fase dell’opas, quando in una sola giornata le adesioni passarono dal 20,9% al 58,2% delle azioni oggetto dell’offerta, con circa 636 milioni di pezzi consegnati.
In numero assoluto la forbice per raggiungere il 90% ora è più bassa – poco più di 308 milioni di azioni Tim –, ma queste rappresentano quasi il 60% delle azioni che ancora non sono state apportate all'offerta.
In caso di mancato raggiungimento della soglia del 90%, a Poste resterebbe comunque il saldo controllo dell’assemblea straordinaria, che lascia al gruppo di Del Fante la possibilità di approvare in solitaria la fusione di Tim con un’altra società per delistare l’operatore tlc, in Poste o con un veicolo non quotato controllato dallo stesso gruppo guidato da Del Fante.
Il delisting, come più volte sottolineato da Poste, è la via con cui sarebbe possibile accelerare sui 700 milioni all’anno di sinergie stimati e su cui si è fondata l’opas.
Il ceo di Poste, dopo la chiusura della prima fase dell’opas, aveva dichiarato che il mercato aveva capito «che non ha molto più senso restare azionisti di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste Italiane, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso e con grande soddisfazione per tutti gli investitori» e sottolineato come la paura di «rimanere fuori dal treno di Poste» – chiamata anche Fomo (Fear of missing out) – aveva portato alle adesioni di massa dell’ultima seduta. Un timore che dovrà ripresentarsi oggi per portare Poste a quota 90%. (riproduzione riservata)