Poste ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) sull’intero capitale di Tim, di cui detiene già il 19% e il 27,3% dei diritti di voto, con l’obiettivo di delistare il gruppo delle tlc da Piazza Affari. L’offerta prevede una componente in contanti di 0,167 euro per azione Tim e una componente in azioni per 0,0218 nuove azioni ordinarie Poste per ogni azione TIM conferita. Il valore complessivo è pari a 0,635 euro per azione, con un premio del 9,01% rispetto al prezzo di chiusura del 20 marzo.
Intanto lunedì 23 marzo il titolo Tim sale del 4% a 0,599 euro, mentre Poste perde il 7,23% a 19,9 euro.
Sulla base dei risultati 2025 e prima delle sinergie, il gruppo combinato avrebbe ricavi aggregati per 26,9 miliardi di euro, un ebit pro-forma di 4,8 miliardi e oltre 150.000 dipendenti.
Sono attese sinergie per 0,7 miliardi di euro l’anno (ante imposte) a regime, di cui 0,5 miliardi da risparmi di costo (entro 2 anni dal closing), compresi i benefici sul costo del debito di Tim. Le sinergie sui ricavi dovrebbero superare 0,2 miliardi (entro 3 anni). I costi una tantum sono stimati in circa 0,7 miliardi.
Secondo Mediobanca Research (Mediobanca è advisor dell’operazione), sono previsti benefici legati alle imposte differite (Dta) per 982 milioni di euro al 31 dicembre 2024 che diventerebbero recuperabili entro un arco temporale definito. L’operazione è attesa essere migliorativa sugli utili normalizzati di Poste dal 2027 e neutrale sul dividendo per azione sulla base degli utili 2026.
Quanto alla leva finanziaria, gli analisti ritengono che il profilo resta coerente con il mantenimento dell’investment grade. Secondo le stime preliminari, la posizione finanziaria netta combinata si attesterebbe intorno ai 10 miliardi di euro. A fronte di un ebitda pro-forma superiore a 6 miliardi, la leva si collocherebbe a circa 1,7 volte.
In caso di adesione totale all’offerta, l’azionista di controllo di Tim (Mef + Cdp) deterrà il 50,1% del gruppo combinato, mentre gli azionisti di minoranza di Tim avrebbero una quota del 22%.
L’ingresso di Poste in Tim segna una nuova fase di espansione, spiega Mediobanca. L’operazione è «coerente con la strategia di lungo periodo di Poste di costruire un operatore integrato con una posizione di leadership nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali». Il modello di «platform company», rafforzato dall’integrazione con TIM, consentirebbe di sfruttare le sinergie tra reti, cloud, edge computing, dati e identità digitale, aprendo nuove opportunità di crescita. In caso di successo dell’offerta, «le sinergie — sia di costo sia di ricavo — appaiono raggiungibili. Inoltre, il nuovo gruppo aumenterebbe significativamente dimensione e liquidità, con potenziale creazione di valore nel medio termine». L’operazione comporta anche un incremento della leva finanziaria, legato sia all’esborso in cassa (fino a 2,8 miliardi) sia al consolidamento del debito di Tim, conclude Mediobanca.
Secondo gli analisti di BofA, le sinergie stimate in 0,7 miliardi di euro appaiono realistiche: «Poste presenta margini più elevati nel segmento enterprise e nei servizi al settore pubblico rispetto a Tim, si tratta di quasi il doppio: questo fattore spiega gran parte delle sinergie sui ricavi (circa 0,2 miliardi), insieme al cross-selling e alla migrazione dei 5 milioni di clienti di Poste Mobile sull’infrastruttura mobile di Tim». Le sinergie di costo ammontano a 0,5 miliardi, compreso il livello attuale dei costi di finanziamento di Tim e i guadagni in efficienza su back office e IT.
L’operazione potrebbe inoltre accelerare l’utilizzo delle attività fiscali differite (Dta) di Tim «che possono arrivare fino a 4 miliardi di euro, grazie a una base imponibile consolidata più ampia. Poste, tuttavia, incorpora nelle stime un valore prudenziale di 982 milioni».
L’Italia, ricorda BofA, è uno dei mercati meno consolidati in Europa. Le operazioni di M&A contribuiscono a creare operatori meno numerosi ma più solidi e redditizi. In questo contesto, «Poste sta ridisegnando il settore delle telecomunicazioni italiano, favorendo la nascita di un operatore leader in una fase cruciale di consolidamento dell’industria».
La rete distributiva di Poste rappresenta un elemento fondamentale del razionale industriale, sottolinea BofA: con 12.800 uffici, è più ampia di quella combinata delle prime cinque banche italiane e oltre tre volte superiore ai circa 4.000 punti vendita retail di Tim.
Su una base di oltre 19 milioni di clienti digitali attivi, Poste può valorizzare l’app P, progettata come piattaforma scalabile per integrare nuovi prodotti e servizi, comprese le telecomunicazioni, ambito in cui Tim diventerebbe il produttore unico dell’offerta.
Secondo Gabriel Debach, market analyst di eToro, Poste Italiane ha formalizzato ciò che da mesi era già evidente nei fatti, il passaggio da azionista strategico a controllante unico di Tim: «L’opas non è un colpo di scena, ma il punto di arrivo di un percorso industriale costruito con gradualità nel corso del 2025».
«Non è un raid finanziario», sottolinea Debach. «È la naturale evoluzione di una strategia avviata nel febbraio 2025. Da allora Poste ha sempre definito Tim un investimento industriale di lungo periodo, funzionale alla creazione di sinergie tra telecomunicazioni, servizi ICT, contenuti, pagamenti, assicurazioni ed energia. Oggi quella visione prende forma».
E il «timing dell’operazione poi non è casuale. Poste si muove adesso perché Tim, per la prima volta dopo anni, ha smesso di essere soltanto una storia di risanamento. Basta guardare la traiettoria degli utili per capire la profondità del cambio di fase. Il ritorno all’utile non è un dettaglio contabile, è il segnale che il lavoro più doloroso di pulizia di bilancio è alle spalle».
Per questo «l’opas va letta correttamente. Non come un salvataggio, ma come la monetizzazione industriale di un turnaround già avvenuto. Tim arriva all’operazione dopo aver ceduto la rete, ridotto il debito netto after lease a circa 6,9 miliardi, riportato il leverage sotto 1,9 volte, stabilizzato i ricavi a 13,7 miliardi e spinto l’ebitda after lease a 3,7 miliardi, in crescita del 6,5%. Poste non entra in una crisi aperta. Entra in un asset che ha già attraversato il peggio e che torna a offrire visibilità sui numeri».
Nel frattempo, le sinergie sono già in esecuzione, dalla migrazione di PosteMobile sulla rete Tim al cross-selling tra servizi finanziari, assicurativi ed energia, fino allo sviluppo congiunto su cloud e servizi digitali. «Il salto di scala è evidente, con sinergie attese fino a 700 milioni annui, ben oltre le stime precedenti»
Dal punto di vista valutativo, il quadro resta lineare. Ai prezzi pre-offerta Tim capitalizza circa 12,9 miliardi di euro, con un enterprise value nell’ordine dei 20 miliardi e un multiplo ev/ebitda intorno a 5,4 volte (dati Koyfin). «Un multiplo basso per un asset infrastrutturale domestico, soprattutto se confrontato con i concorrenti europei come Vodafone, Orange o Deutsche Telekom, che trattano tra 5,5 e 7 volte. Se poi si prova a valorizzare le sinergie, il discorso diventa ancora più evidente. Settecento milioni annui equivalgono a quasi il 19% dell’ebitda attuale di Tim. Poste compra a multipli ancora depressi, con una diluizione contenuta, e si mette in casa il valore della fase successiva».
Gli azionisti Tim incassano un «premio immediato e, attraverso la componente in azioni, partecipano a un gruppo con payout superiore al 70% e un track record di distribuzione più stabile. Intanto il titolo Tim reagisce al rialzo, si porta in area 0,60 euro, ma resta sotto i 0,635 euro impliciti dell’offerta. Non è una smentita del deal. È il comportamento di un mercato che riconosce la credibilità dell’operazione, ma continua a prezzare il tempo, il rischio regolamentare e la natura mista del corrispettivo. Parte dell’offerta è cash, parte è carta Poste, quindi il valore finale non è completamente statico. Inoltre, il delisting richiederà adesioni elevate e il passaggio attraverso Consob, Antitrust, Agcom e golden power».
Equita conferma il rating Buy su Poste e su Tim, con target price rispettivamente di 26,5 euro per Poste, 0,7 euro per Tim ordinarie e 0,82 euro per le Tim risparmio. Agli analisti l’operazione appare «leggermente diluitiva sul fronte dell’utile per azione – eps – di Poste nel 2027 (contro la guidance della stessa Poste che indica un miglioramento già nel 2027), diventando però accrescitiva a regime del +10% (pre-sinergie)».
Un punto chiave da verificare per Equita è la «possibilità di accelerare il recupero delle Dta di Tim, un ammontare significativo (Poste indica 982 milioni di euro su un totale stimato per Tim di circa 5 miliardi)». Poste ha anche evidenziato la neutralità del dividendo sui risultati 2026, la stime di Equita è di 1,37 euro per azione.
Gli analisti di Banca Akros puntano l’attenzione sull’utile per azione, scrivono che per Poste l’operazione sarà «migliorativa a partire dal 2027, mentre noi calcoliamo un lieve effetto diluitivo dell’1%».
Barclays conferma il rating Neutral su Tim, con prezzo obiettivo di 0,62 euro sulle azioni ordinarie e 0,74 euro su quelle risparmio. Secondo gli analisti, l’offerta «non cattura tutte le potenzialità» del gruppo di tlc. Fra queste: 1. Il consolidamento del mercato in Italia; 2. gli earnout legati a FiberCop. 3. Una maggiore «razionalità nel mercato dei consumatori italiani», che potrebbe tradursi in trend migliori delle attese.
Infine, Barclays sottolinea che l’offerta arriva in un periodo di significativa incertezza geopolitica ed economica, fattore che ha pesato sul prezzo delle azioni di Telecom Italia. L’offerta valuta il rapporto ev/ebitda di Tim atteso al 2026 e 2027 rispettivamente a 6,9 e 5,9 volte rispetto ai multipli della concorrenza di 7,5 e 7,0 volte.
Per gli analisti di Intermonte, «Poste aumenterà significativamente scala e liquidità, offrendo opportunità interessanti di creazione di valore una volta realizzate le sinergie, mentre al contempo l’indebitamento crescerà, considerando l’esborso di liquidità fino a 2,8 miliardi di euro e la consolidazione del debito di Tim». (riproduzione riservata)