Faranno bene gli oltre 240 mila azionisti di Telecom Italia a consegnare i propri titoli a Poste Italiane per diventare soci del gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante potenziato da Tim? Dopo il via libera di Consob al documento d'offerta, che ha seguito l’ok di Banca d’Italia per il passaggio di mano di TimFin, l’avvio dell’opas è fissato per lunedì 20 luglio.
L’offerta si concluderà venerdì 11 settembre con il gruppo postale che punta a raggiungere almeno il 66,67% delle azioni della società tlc. Ma è solo un traguardo minimo perché l’intenzione di Poste Italiane è di arrivare alla totalità dei titoli Tim per poi procedere con il delisting di Telecom Italia da Piazza Affari e creare un unico grande colosso italiano sempre più diversificato.
Dall’integrazione dei due gruppi nascerebbe un colosso da poco meno di 27 miliardi di fatturato (13,1 Poste e 13,7 Tim), un risultato operativo (ebit pro forma) di 4,8 miliardi, 150 mila dipendenti, 17 mila punti vendita sul territorio e una capitalizzazione di mercato pro forma di circa 35 miliardi, che sale a poco meno di 40 miliardi se si considerano le future sinergie.
In cambio di un’azione Tim, il gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco, è pronto a mettere sul piatto 1,67 euro cash e 0,218 euro di azioni Poste di nuova emissione. Ai prezzi di chiusura di giovedì 16 luglio significa 7,71 euro per un’azione Tim, di poco inferiore rispetto ai 7,8 euro cui il titolo tlc è trattato in borsa, con il mercato che è quindi quasi allineato.
Considerano le azioni in circolazione di Telecom Italia si tratta complessivamente di un’offerta che vale 13,4 miliardi, ben più alta dei 10,8 miliardi che erano stati indicati dal gruppo postale il 22 marzo, giorno dell’annuncio dell’opas. Da allora entrambi i titoli coinvolti nell’operazione (che vede Intermonte advisor finanziario di Poste e Vitale advisor di Tim) sono cresciuti ben più di Piazza Affari e Telecom veniva già da un rally sorprendente, grazie anche al riassetto avviato dal ceo Pietro Labriola che al suo insediamento al timone del gruppo, a gennaio 2022,aveva trovato il titolo a meno di 2 euro (0,2 euro prima del raggruppamento di 1 nuova azione ordinaria ogni 10 azioni dello scorso giugno).
Alle manovre di Labriola si è aggiunta la spinta impressa da Poste Italiane: da quando il gruppo postale è diventata azionista di Tim, il 14 febbraio 2025, il titolo della società è salito di oltre il 180%, passando da 2,75 ai 7,8 euro di giovedì 16 luglio.
Il gruppo postale detiene oggi circa il 19,6% di Tim. Una quota costruita mediante l’acquisto del 9,81% da Cdp e del 15% da Vivendi, oltre a successivi incrementi sul mercato, e diluita rispetto al 27,32% iniziale in conseguenza della conversione delle azioni di risparmio di Telecom, conclusa a maggio scorso.
A seguito dell’operazione, Tim verrebbe consolidata nel gruppo postale e l’azionariato di Poste Italiane si diluirebbe per effetto dell’aumento di capitale da 372 milioni di euro previsto ai fini dell’operazione, ma il ministero dell’Economia manterrà una partecipazione complessiva (diretta e indiretta tramite Cdp) superiore al 50,1% nel gruppo combinato. Tra gli altri azionisti presenti oggi nel capitale di Tim emergono Morgan Stanley (6,26%), BlackRock (4,96%) e Barclays (4,81%) e anche loro avranno ovviamente un peso rilevante.
Le prospettive restano positive. Poste è già un gruppo fortemente diversificato, leader nel settore assicurativo, nei pagamenti, nei servizi finanziari e di recente si è aggiunta l’offerta di gas e luce, forte di 35 milioni di clienti in tutta Italia. Assieme a Tim, che resterà entità autonoma, potrà nascere la più grande piattaforma di infrastruttura connessa d’Italia completando il processo di evoluzione avviato dal management di Poste Italiane e anche gli analisti promuovono l’aggregazione.
Ubs, per esempio, vede dividendi più alti dopo l'acquisizione di Tim: in vista della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre (fissata venerdì 24 luglio) gli analisti della banca elvetica hanno aumentato il prezzo obiettivo su Poste da 25,6 a 31,9 euro ad azione, che implica un potenziale di upside del 15% rispetto a giovedì 16 luglio. Ubs è convinta che il possibile raggiungimento del controllo totale di Tim possa creare ulteriore valore ben oltre 700 milioni di euro di sinergie già stimate dal gruppo.
Qualche indicazione in più potrà arrivare venerdì 24, con Poste che non solo comunicherà i dati del secondo trimestre ma fornirà anche un aggiornamento sugli obiettivi (anche se non sarà un nuovo piano industriale come ipotizzato prima dell’avvio dell’opas).
Il 29 luglio, poi, toccherà a Tim approvare i suoi dati del semestre ma prima di allora, sabato 18, il consiglio di amministrazione della società tlc si riunirà per valutare l’opas. Il board esprimerà il suo parere di congruità finanziaria sulla base delle due fairness opinion redatte dagli advisor Evercore e Goldman Sachs. I 240 azionisti Tim avranno qualche elemento in più per fare la loro scelta grazie anche alla pubblicazione del documento d’offerta, attesa sempre nel weekend. (riproduzione riservata)