Si allarga il coinvolgimento della politica sulla tassazione extra pagata dagli aderenti all’opas di Poste su Tim. Dopo l’interrogazione al Mef depositata dal deputato leghista, Giulio Centemero, anche Forza Italia chiede chiarimenti sul tema al ministero dell’Economia. Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento Economia del partito, ha infatti depositato un’interrogazione al Tesoro sul tema.
«È necessario fare chiarezza sul regime impositivo riservato alle Opas perché quello paventato in relazione all'operazione Poste Italiane-Tim rischia di rendere imponibile una plusvalenza soltanto teorica, frutto di un'interpretazione e non di una norma, col rischio di far indebitamente lievitare il prelievo», spiega Casasco.
«Ponendo rimedio ad una criticità segnalata da tutta la stampa specializzata - aggiunge - si evita ai contribuenti (specie ai piccoli risparmiatori) di dover ricorrere - quali correttivi - alla dismissione della partecipazione ottenuta in cambio (con emersione di una minusvalenza recuperabile in futuro) oppure alla presentazione di istanze di rimborso che finirebbero per intasare gli uffici dell'Agenzia delle Entrate».
Casasco non è nuovo a battaglie su temi fiscali: un anno fa, in sede di legge di bilancio, si era battuto per evitare modifiche penalizzanti negli articoli 18 e 21 alla tassazione sui dividendi e sull’aumento dell’Irap.
Nell’interrogazione – che ripercorre il caso sollevato da questo giornale e l’attuale interpretazione dell’Agenzia delle entrate – si mette in evidenza anche lo «sfasamento temporale tra il maggiore prelievo fiscale subito al momento dell'adesione all'Opas e l'eventuale successivo recupero fiscale» con la minusvalenza teorica generata.
Nella sua interrogazione Casasco chiede al ministro quali iniziative «anche di carattere interpretativo» intenda assumere, anche attraverso l’Agenzia delle entrate, affinché ci sia una più corretta determinazione delle plusvalenze per chi ha aderito all’opas Poste-Tim e se «ritenga opportuno chiarire i criteri da applicare» alle opas, anche superando l’interpretazione del 2020 qualora essa determini «valori fiscalmente rilevanti divergenti» da quelli effettivi dell’operazione.
Entrando nel dettaglio, il caso è stato sollevato da Milano Finanza per la prima volta il 25 settembre scorso, dopo alcune segnalazioni ricevute da piccoli risparmiatori. Dopo aver consegnato le azioni, gli investitori si sono ritrovati a pagare 0,47 euro per azione in più di tasse su un «capital gain» oltre le attese.
Una plusvalenza teorica extra e gonfiata dall’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate derivante dal caso del 2020 Ubi/Intesa a cui si sono adattati gli intermediari finanziari e che, applicata al caso Poste-Tim, ha generato prezzi di scarico e carico dei titoli più alti rispetto a quelli reali sul mercato.
Il tema, come raccontato da MF-Milano Finanza, è già stato attenzionato dall’Agenzia delle entrate, che avrebbe avviato i primi incontri per capire quale potrebbe essere la soluzione adatta per risolvere la situazione. (riproduzione riservata)