Opa obbligatoria, il Mef non modifica la soglia del 25%
Opa obbligatoria, il Mef non modifica la soglia del 25%
Fonti governative spiegano a MF-Milano Finanza che l’attuale tetto non verrà toccato, nonostante il dibattito che è sorto nell’ambito della Commissione tecnica che sta riscrivendo il Tuf. Sullo sfondo il nodo delle società in mano allo Stato e la partita Generali-Mediobanca

di Anna Di Rocco  01/04/2025 18:50

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Non cambia la soglia per far scattare l’obbligo di offerta pubblica d’acquisto sulle società quotate. È quanto hanno riferito a MF-Milano Finanza autorevoli fonti governative, sottolineando l’accantonamento dell’ipotesi che pure è stata vagliata all’interno della Commissione per la riforma del Tuf.

Alla riforma del Testo unico della finanza sta lavorando il ministero dell’Economia e delle Finanze, nell’ambito della Legge Capitali, e si avvale del contributo tecnico di una commissione istituita ad hoc. Il testo finale, su cui è al lavoro un gruppo di tecnici presieduto dal sottosegretario Federico Freni, sarà pronto entro giugno, dunque in tempo per le prossime ops che stanno agitando il mondo della finanza italiana.

Al suo interno, però, non ci saranno modifiche in termini di soglia d’opa, come invece ipotizzato da alcune indiscrezioni di stampa secondo cui l’esecutivo sarebbe intenzionato a rivedere al rialzo la soglia per l’obbligo al 30%. Allo stato attuale, nelle società diverse dalle Pmi – secondo quanto stabilisce l’ultimo aggiornamento del Tuf del 2024 – un azionista che superi il 25%, in assenza di un altro azionista che abbia una quota più alta, deve lanciare un’offerta obbligatoria. In quelle più piccole la soglia è invece pari al 30%. Quest’ultimo livello, che in passato valeva per tutte le società quotate, è stato ridotto al 25% nel 2014 per le società maggiori proprio per aumentarne la contendibilità a Piazza Affari.

Il rimescolamento degli assetti 

La materia della soglia d’ora è molto delicata da maneggiare, essendo in corso un profondo rimescolamento degli assetti proprietari delle principali istituzioni finanziarie italiane. Uno degli aspetti di attenzione è sicuramente la partita Mediobanca, perché qualora venisse riscontrata l’ipotesi di concerto tra i due azionisti Delfin e Caltagirone sollevata dalla stessa Mediobanca (e anche da Generali per quanto riguarda l’influenza sulla compagnia, di cui Delfin e Caltagirone sono a loro volta azionisti), una soglia d’opa superiore al 25% escluderebbe le due famiglie imprenditoriali.

Ma più in generale la modifica avrebbe forti implicazioni per le grandi società quotate come per esempio Telecom Italia, nella quale Poste Italiane sta per diventare primo azionista con il 24,8%. Una soglia più alta consentirebbe alla società guidata da Matteo Del Fante di acquistare ulteriori azioni Tim senza far scattare l’obbligo di scalare la società, rafforzando così la presa sul gruppo di tlc anche nell’ottica di una futura aggregazione con un competitor come la francese Iliad di cui si parla da tempo sul mercato: una Poste più forte nel capitale Tim comporterebbe una diluizione meno pesante in caso di fusione. (riproduzione riservata)