Con un portafoglio ordini che ha superato 200 milioni di euro ad agosto, contratti pesanti con player come Leonardo e Boeing e un vasto programma di ampliamento degli stabilimenti produttivi, Officina Stellare studia da grande. La società, da alcuni mesi partecipata da Investindustrial (Bonomi), progetta e produce telescopi e sistemi ottici per difesa e aerospazio. Il gruppo è quotato a Piazza Affari sul mercato Euronext Growth Milan (Egm), dove in un anno il titolo ha più che raddoppiato il valore portando la capitalizzazione a quasi 900 milioni. Moltissimi per l’Egm, dove la market cap media si aggira intorno a 40 milioni.
«Stiamo pensando a un translisting verso il mercato primario, ma nel momento opportuno», riconosce l’amministratore delegato Alessandro Franzoni. Inoltre, secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo Research il volo del titolo non è ancora concluso: una nota diffusa a inizio ottobre assegna a Officina Stellare un rating buy (comprare) con un prezzo obiettivo di 56,8 euro.
Nel primo semestre 2026 il valore della produzione di Officina Stellare è salito a 55,6 milioni (+31%), l’ebitda rettificato è arrivato a 6,6 milioni (+56%) e l’utile - per quanto ancora contenuto - è balzato a 0,8 milioni da 0,1 milioni dei primi sei mesi del 2025. Inoltre il gruppo ha cassa per 13,4 milioni al netto dei debiti.
«Il dato più significativo del primo semestre è il backlog, superiore a 190 milioni grazie a oltre 80 milioni di nuovi ordini, un record per noi», racconta il ceo. «Ad agosto il portafoglio ha raggiunto 208 milioni, anche questo un record, con una crescita del 28% solo da inizio anno grazie soprattutto al mondo spazio-aeronautica ma anche alle commesse in ambito navale. Il portafoglio è abbastanza bilanciato e uno dei principali clienti è Leonardo, a cui forniamo ad esempio l’unità di conversione della potenza, il telescopio per l’osservazione terrestre e la piattaforma satellitare per la comunicazione sulla nuova costellazione. Altri progetti importanti sono in corso con Boeing e Otto Aerospace».
Il gruppo intende ora continuare a crescere a ritmo sostenuto. Per questo ha chiuso da poco un accordo con una cordata di banche per finanziamenti da 75 milioni totali. Di questi, 25 milioni sono legati a una linea revolving che durerà sei anni, altri 20 milioni serviranno per rimborsare vecchi debiti e 30 milioni daranno a Officina Stellare ulteriore cassa, anche per finanziare ulteriori acquisizioni dopo quella della valdostana Mavel, ufficializzata a luglio.
«Il nostro obiettivo è creare in Italia un fornitore di primo livello per tutti i player maggiori, nazionali in primo luogo ma anche internazionali. Vogliamo essere un’azienda multi-dominio e multi-tecnologia. Abbiamo scelto Mavel perché opera in una nicchia tecnologica, quella dei motori elettrici senza terre rare, che si applica ai settori in cui operiamo: nautica, aerospazio, aeronautica», aggiunge Franzoni. «Stiamo osservando eventuali altre opportunità di m&a, in Italia ma non solo, per rafforzarci ancora».
Con Mavel i siti produttivi di Officina Stellare diventano otto, distribuiti in diverse Regioni e tutti oggetto di progetti di ampliamento in corso. «A Sarcedo (Vicenza) ad esempio abbiamo inizialmente raddoppiato la superficie del fabbricato acquistando il complesso contiguo e creeremo un sito per i terminali di volo dall’altra parte della strada», spiega l’ad. «Anche a Cassina de’Pecchi (Milano), a Desio (Monza) e a Viterbo stiamo espandendo le nostre fabbriche. A Viterbo in particolare intendiamo raddoppiare la capacità nel 2027. Nello stabilimento di Mavel in Valle d’Aosta invece stiamo facendo dei lavori di adeguamento per un nuovo centro di calcolo». (riproduzione riservata)