Arriva dagli Stati Uniti, col possibile supporto industriale di una big oil indonesiana, l’offerta che potrebbe cambiare ancora una volta il destino della raffineria Isab di Priolo (Siracusa), asset strategico che copre circa il 20% della capacità di raffinazione nazionale. A muoversi stavolta è un grande fondo d’investimento con passaporto Usa, orientato a strategie di lungo termine e specializzato in infrastrutture ed energia, che per il momento vuole tenere il nome riservato ma fa trapelare di aver già investito fortemente in Italia e in gruppi energetici in Ue. Il partner industriale sarebbe un grande gruppo energetico indonesiano, con ogni probabilità da individuare in Pertamina, colosso statale controllato dal fondo sovrano Pt Danantara Asset Management. Proprio In Indonesia, per inciso, Eni stra creando un grande hub del gas col gruppo malese Petronas, registrando anche l’iteresse di Pertamina.
Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, il fondo americano ha formalmente consegnato a Goi Energy, la società cipriota guidata dall’israeliano Michael Bobrov e subentrata nel 2023 ai russi di Lukoil nella proprietà della raffineria, una Loi (Letter of Intent) per l’acquisizione del 100% di Isab.
È una controfferta che irrompe nel mezzo della trattativa tra la società cipriota controllata dal private equity Argus New Energy Fund (sempre di Cipro) e l’italiana Ludoil della famiglia Ammaturo. Il gruppo campano ha avviato in esclusiva un processo di due diligence per valutare l’acquisizione della maggioranza della raffineria di Priolo. A legare Isab e Ludoil c’è già un contratto di caricazione (cioè di prelievo fisico) e di vendita di prodotti petroliferi.
Una mossa ingombrante come quella della cordata Usa-Indonesia può rimescolare le carte in tavola.
Ma cosa prevede la proposta per Priolo, che per capacità di trattamento è uno dei maggiori poli di raffinazione in Europa?
Dai documenti consultati da MF-Milano Finanza emerge che il mittente dell’offerta considera Isab «un’infrastruttura industriale di primaria importanza per l’Italia, non solo in termini di capacità produttiva e occupazionale, ma anche per il ruolo chiave che ricopre nella sicurezza energetica del Paese e nella stabilità dell’approvvigionamento di prodotti raffinati». Il futuro dell’impianto è da tempo al centro dell’attenzione delle istituzioni e degli operatori di mercato per la sua rilevanza sistemica. A febbraio 2023 gli impianti di Isab sono stati dichiarati di interesse strategico nazionale con un decreto della presidenza del Consiglio, che sul passaggio a Goi ha fatto valere anche le norme sul golden power. L’acquisizione è avvenuta con il versamento di 1,2 miliardi di euro.
Nel 2024 – ultimo bilancio depositato – Isab ha chiuso con una perdita di 333 milioni di euro.
Ripercorrendo gli ultimi anni della raffineria, le carte consultate da MF-Milano Finanza evidenziano che il sito «ha risentito di un progressivo ritardo negli aggiornamenti tecnologici, già emerso durante la precedente gestione di Lukoil e non pienamente affrontato dall’attuale proprietà. A ciò si è aggiunta una fase di complessità finanziaria che ha richiesto, in passato, l’intervento di un commissario regionale a tutela dei creditori». Viene riconosciuto, però, che «nonostante tali criticità, Isab mantiene un potenziale industriale di assoluto rilievo, con una capacità produttiva superiore a 320 mila barili al giorno e una configurazione logistica strategica che, se adeguatamente valorizzata, può sostenere un significativo salto qualitativo. Questo assume oggi una rilevanza ancora maggiore in un contesto europeo in cui cresce la consapevolezza della centralità del settore della raffinazione per la sicurezza energetica».
A sostegno delle credenziali, si fa notare che «la combinazione tra la forza industriale e il sostegno di un investitore finanziario altamente qualificato e orientato a strategie di lungo termine configura un’opportunità unica per il rilancio di Isab». La letter of intent aggiunge dettagli sul piano di rilancio, delineando un intervento basato «su una visione industriale integrata, capace di coniugare efficienza operativa, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale, elementi imprescindibili per competere in un mercato energetico in rapida trasformazione. La proposta è stata concepita con una nuova proprietà in grado di garantire adeguate risorse economiche e finanziarie per l’implementazione di un solido piano industriale di lungo periodo».
Tra le principali direttrici di intervento vengono indicate «il miglioramento della qualità e della resa dei prodotti, con particolare focus sul Jet Fuel (il carburante per gli aerei che in questi giorni comincia a scarseggiare spingendo molte compagnie a tagliare i voli, ndr), il potenziamento dell’efficienza energetica degli impianti e l’adozione di tecnologie avanzate per incrementare la competitività complessiva del sito».
Il progetto vuole creare «un rinnovato polo italiano della raffinazione, col sito di Priolo hub di riferimento per il sistema europeo. In questa prospettiva, Isab potrebbe tornare a essere un centro nevralgico per la lavorazione e distribuzione di prodotti energetici, contribuendo al rafforzamento della filiera industriale nazionale e alla resilienza del sistema energetico continentale».
Anche Ludoil ha il suo piano per Priolo. Come comunicato lo scorso gennaio, dopo l’acquisizione da parte del gruppo italiano «si inserirebbe in una strategia industriale di lungo periodo, orientata alla tutela della sicurezza energetica del sistema Paese, nonché alla progressiva riconversione del complesso industriale verso modelli produttivi coerenti con le traiettorie europee di transizione energetica. In tale prospettiva, verranno valutate evoluzioni industriali basate su produzioni da matrici alternative e a ridotta intensità carbonica, tra cui, Sustainable Aviation Fuel (Saf), Hydrotreated Vegetable Oil (Hvo) e bioetanolo». (riproduzione riservata)