Nuovo stadio di Milano, il nome Generali Stadium è solo il primo passo: numeri e target del nuovo impianto di Inter e Milan
Nuovo stadio di Milano, il nome Generali Stadium è solo il primo passo: numeri e target del nuovo impianto di Inter e Milan
Capienza di 71.500 posti e investimento complessivo da 2,3 miliardi sul progetto. L’obiettivo è un maxi-aumento dei ricavi per competere anche in Europa

di di Alberto Mapelli 30/10/2026 21:00

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Uno stadio da 71.500 posti, che sarà pronto nel giro di cinque anni, naturale candidato a ospitare gli Europei di calcio del 2032 (chissà, magari anche la finale) e chiamato a sostituire una struttura iconica come San Siro. L’ambiziosa missione del nuovo stadio di Milano, progettato dalle archistar lord Norman Foster e David Manica, è valsa un impegno da oltre 600 milioni di euro – che salgono intorno a 650 milioni, secondo le indiscrezioni, se si comprende anche il periodo ponte tra l’annuncio del 29 ottobre e la nascita vera e propria dell’impianto – da parte di Generali per rendere per vent’anni la nuova casa di Inter e Milan il «Generali Stadium».

Un impegno di lunghissimo termine che rappresenta la prima dimostrazione di quello che il nuovo stadio sarà nei progetti dei due club e i loro proprietari, i fondi Oaktree (parte della piattaforma di credito di Brookfield) e RedBird Capital Partners di Gerry Cardinale, dal punto di vista finanziario: un mezzo per incrementare in modo significativo il giro d’affari delle due squadre, e a cascata il loro valore come asset.

I club e i due fondi ritengono infatti che il Generali Stadium sia «un investimento strategico sul futuro di entrambe le organizzazioni» che ammonterà fino a 2,3 miliardi tra stadio, aree commerciali, riqualificazione del vecchio San Siro dopo la demolizione e il resto dei costi, tra cui la progettazione dell’impianto e dell’area e le spese amministrative. Il solo Generali Stadium richiederà oltre 700 milioni di investimento, ma rappresenta quindi una infrastruttura «necessaria» per «sostenere risultati sportivi duraturi, aprire nuove opportunità di crescita e rafforzare la capacità di competere e vincere ai massimi livelli internazionali».

Un gap da recuperare

La differenza in termini di ricavi di avere un impianto vivo 365 giorni all’anno, grazie alle sue aree commerciali, e con più posti hospitality (8.088) e premium (3.698), era già stata evidenziata oltre un anno fa da Inter e Milan nelle varie documentazioni. Il gap dalle grandi squadre d’Europa in possesso di un impianto moderno andava, nella stagione 23-24, dai circa 40 milioni con il Tottenham ai 60/70 milioni con Arsenal e Manchester United, fino ad arrivare agli incolmabili 170 milioni di differenza con il Real Madrid. Differenze rimaste sostanzialmente invariate negli anni successivi, quantomeno nella distanza tra San Siro e il nuovo Bernabeu.

Sullo sfondo inizia già a salire la curiosità su chi sarà a ricevere l’incarico di, a partire dal 2028, costruire effettivamente il nuovo stadio di Milano, senza dimenticare gli importanti lavori preparatori, tra cui il rifacimento del tunnel Patroclo. In Italia, ovviamente, non si può che pensare a Webuild, che ha nel suo track record, tra gli altri, anche il terzo anello dell’attuale San Siro. Ma non sarebbe da escludere che, complice anche la nazionalità anche dei fondi proprietari di Inter e Milan, si guardi anche all’estero per individuare il general contractor. (riproduzione riservata)