Nuovo Btp Valore marzo 2026: ecco quanto rende davvero e come usarlo in portafoglio
Nuovo Btp Valore marzo 2026: ecco quanto rende davvero e come usarlo in portafoglio
Con il nuovo titolo a sei anni il Tesoro offre un rendimento che supera parecchio il tasso fisso di pari durata. Cedole allettanti fin da subito. Attenzione però anche alle alternative sul secondario

di di Marco Capponi 27/02/2026 20:00

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Il ministero dell’Economia ha abituato molto bene gli italiani, quando si tratta di emissioni speciali di titoli di Stato. E anche il nuovo Btp Valore, in collocamento da lunedì 2 marzo, sembra seguire la strada dei suoi predecessori. Con l’obiettivo di continuare una striscia di successo che ha portato questa famiglia di obbligazioni, nelle sei emissioni precedenti (compresa anche quella del Btp Più), oltre quota 96 miliardi di ordini.

Per il nuovo Btp Valore il Tesoro guidato da Giancarlo Giorgetti ha deciso di tornare alla scadenza dei sei anni sperimentata nelle edizioni di febbraio e maggio 2024. Il meccanismo sarà quello della doppia cedola crescente (step-up): 2,5% il primo biennio e poi, a seguire, 2,8% e 3,5%. Alla fine, per chi lo acquisterà in fase di emissione e lo terrà fino alla fine, ci sarà anche il premio fedeltà da 0,8%. Il rendimento lordo annuo, calcola Skipper Informatica, sarà del 3,07%: il 2,68% al netto della tassazione al 12,5%.

Una cornice quasi perfetta

Il nuovo Btp Valore arriva in piena luna di miele tra titoli di Stato e investitori, con l’ultima promozione dell’outlook sul debito (da stabile a positivo) da parte di S&P arrivata alla fine dello scorso gennaio e lo spread tra decennale italiano e Bund tedesco di pari durata che si è ristretto fino a muoversi intorno ai 60 punti.

«La contrazione dello spread è figlia sia della migliore percezione del debito italiano da parte degli investitori esteri, sia di un allineamento delle politiche economiche del governo alla cornice europea», specifica Luca Cazzulani, head of fixed income strategy di Unicredit. «Inoltre, la liquidità fornita dalla Bce è ancora elevata: questo alza l’appetito per gli investimenti che producono carry (rendimento che si ha quando si porta un bond fino alla scadenza senza venderlo, ndr)».

Il titolo ai raggi X 

Il Tesoro poteva scegliere tra varie combinazioni per le tre cedole crescenti. Il tutto con l’obiettivo di offrire un extra-rendimento rispetto al titolo a sei anni a tasso fisso, il cui rendimento lordo si aggira oggi intorno al 2,8%: il premio è pertanto di circa 27 punti base. Guardando alla curva dei rendimenti attuale, via XX Settembre ha proposto un premio interessante nei primi due anni rispetto al tasso fisso biennale, che si muove sul 2,15% (premio di 35 punti). Mentre le altre due cedole sono leggermente più elevate (all’incirca 5 punti) dei tassi forward a quattro e sei anni, rispettivamente intorno al 2,75% e 3,45%.

Un altro aspetto importante riguarda la scelta del Mef di accorciare la durate di un anno rispetto al Btp Valore dello scorso ottobre. Decisione che ha una ragione tecnica e una più psicologica. La prima riguarda «la riduzione della duration modificata», spiega Gabriel Debach, market analys di eToro. In sostanza, questo significa che una riduzione della scadenza, anche solo di un anno, «diminuisce la sensibilità al rischio tasso», riducendo i pericoli di un deprezzamento troppo marcato laddove la Bce dovesse intervenire al rialzo sui tassi di interesse. Dal punto di vista psicologico invece la struttura 2+2+2 anni «crea tre punti di verifica ogni due anni, quando la cedola cambia», prosegue Debach. «Questo può facilitare la decisione di mantenimento per investitori meno esperti, che percepiscono step più brevi come meno vincolanti».

Vantaggi e svantaggi

Quest’ultimo aspetto potrebbe rappresentare un punto di forza significativo. Sottolinea Debach: «In caso di rialzo dei tassi nei primi due anni, la perdita potenziale è più contenuta rispetto a un sette anni pieno». Altro punto di forza, questo in comune con le precedenti emissioni, è «il premio fedeltà dello 0,8%», ricorda l’esperto. «Superficialmente è un incentivo comportamentale, ma in realtà funziona come una piccola assicurazione contro il pentimento: aumenta infatti il costo opportunità della vendita anticipata e crea una soglia sotto la quale conviene restare investiti anche se emergono alternative leggermente migliori».

D’altro canto Debach individua almeno due rischi potenziali. Il primo, che accomuna tutti i Btp – anche a tasso fisso – è una «forte inversione dello spread (con conseguente deprezzamento del titolo, ndr), che colpirebbe chi fosse costretto a vendere prima della scadenza». Il secondo è «il rendimento reale: con uno scenario di inflazione media tra il 2% e il 3%, il rendimento reale atteso è vicino allo zero».

Come usarlo in portafoglio

Insomma, il vero pericolo però è quello di trattare questo Btp come un generatore di performance e non per quello che dovrebbe essere davvero. Debach elenca tre funzioni possibili. In primo luogo, «sostituire la liquidità paziente. Per chi ha capitale fermo sui conti deposito in scadenza, il passaggio è quasi naturale, vista anche la fiscalità al 12,5% contro il 26%». C’è però una condizione di partenza quasi necessaria: «Non aver bisogno di quella liquidità prima della scadenza», così da non perdere il premio fedeltà e le cedole più ghiotte, concentrate nella parte finale.

La seconda funzione, secondo l’analista, è quella di «ancora del portafoglio: il Btp Valore ha cedole certe, capitale rimborsato a 100 a scadenza (salvo improbabile fallimento dell’emittente, ndr), volatilità contenuta nei primi anni grazie alla struttura delle cedole». Insomma, serve «ad abbassare la volatilità complessiva e a produrre cedole regolari».

E per finire c’è un terzo ruolo, «quello quasi assicurativo», lo descrive Debach. «Il Btp Valore serve per l’allineamento tra investimento e obiettivo finanziario futuro: chi ha un’esigenza a sei anni, come università dei figli, integrazione pensionistica, rimborso di un debito», può trovare in un titolo di Stato di questo tipo un alleato funzionale.

Uno sguardo alle alternative

Il nuovo Btp Valore è più interessante rispetto agli altri titoli sul mercato secondario? La tabella in basso, elaborata da Skipper Informatica, propone le alternative sia tra i Btp speciali (esclusi i Btp Italia) sia tra quelli a tasso fisso con scadenze comparabili. Tra questi ultimi, l’unica opzione per avvicinarsi al rendimento del Btp Valore è quella di allungare di due anni la scadenza, andando sui Btp a otto anni che hanno rendimenti lordi intorno al 3,1% e cedole più elevate, che però sono peggiorative - causa tassazione - sul rendimento netto.

Altrimenti, ci sono le emissioni speciali ancora in circolazione. Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente, invita a ragionare sul Btp Valore dello scorso ottobre, in scadenza a fine 2032. «Il Tesoro, questa volta, è stato meno generoso, forse contando su un'ulteriore discesa dei tassi», argomenta. «Il Btp Valore con scadenza ottobre 2032 presenta tassi crescenti al 2,6%, 3,1%, e 4% e, pur con un prezzo oltre 100, riporta un rendimento lordo del 3,09% (e netto del 2,69%, ndr), a cui non si somma alcun premio in quanto l’emissione è già stata collocata». In sostanza, conclude, «il nuovo Btp è particolarmente adatto a risparmiatori che intendono tenerlo fino a scadenza: altrimenti ci si può orientare con profitto sulla precedente emissione».

Le previsioni sulla raccolta

Cosa aspettarsi quindi a livello di raccolta? Cazzulani di Unicredit non si sbilancia a formulare stime precise. «La tipologia di titolo è ormai nota, e inoltre questo Btp ha una durata interessante, perché è abbastanza corto da piacere al retail ma sufficientemente lungo da offrire un rendimento interessante», segnala.

Guardando agli ultimi dati, inoltre, «il denaro nei conti correnti è ancora tantissimo, soprattutto per quanto riguarda le famiglie più facoltose», ricorda l’esperto. A fine gennaio l’Abi registrava 1.870 miliardi di depositi della clientela residente. «Questo potrebbe fornire una buona base per la domanda, considerando d’altro canto che nei portafogli delle famiglie il comparto dei titoli di Stato è salito in modo importante, arrivando al 7,5% circa», evidenzia Cazzulani. «Probabilmente ci stiamo avvicinando al punto di equilibrio». Anche per Debach potrebbe esserci un rischio con le tempistiche: «Con un gap di soli quattro mesi dall'ultima raccolta, la liquidità retail potrebbe non essersi completamente ricostituita. Questo potrebbe tradursi in domanda più contenuta». (riproduzione riservata)