Nuovo Btp Italia Sì ai raggi X: ecco quanto rende davvero, come usarlo in portafoglio e le possibili alternative
Nuovo Btp Italia Sì ai raggi X: ecco quanto rende davvero, come usarlo in portafoglio e le possibili alternative
Con il tasso fisso all’1,6% il titolo di Stato a cinque anni del Mef è interessante già con un’inflazione al 2,6%. E se il carovita sale può crescere ancora

di di Marco Capponi 12/06/2026 20:00

Ftse Mib
51.497,21 17.40.00

+1,97%

Dax 30
24.635,30 18.00.00

+1,76%

Dow Jones
51.202,26 22.21.31

+0,70%

Nasdaq
25.887,43 22.40.00

+0,31%

Euro/Dollaro
1,1570 22.24.23

-0,03%

Spread
72,84 17.29.49

-3,89

Il Mef ha fatto bene i compiti a casa e con il nuovo Btp Italia Sì ha deciso di andare sul sicuro. Per gli investitori individuali si è tradotto in un prodotto indicizzato che, alle condizioni attuali di mercato, presenta pochi rivali nel mercato tricolore.

La cedola minima garantita (anche in caso di deflazione) del nuovo titolo a cinque anni è stata fissata all’1,6%. Un valore che si colloca sopra la forchetta (1,3-1,5%) che vari desk operativi avevano indicato a MF-Milano Finanza come un tasso minimo convincente. D’altronde, anche la scelta di puntare solo sul pubblico retail escludendo gli istituzionali potrebbe essere stata una mossa ponderata dal Tesoro, che in questo modo sarebbe stato meno vincolato a prezzare lo strumento perfettamente in linea con la curva dei rendimenti. Infatti in assenza della tranche istituzionale il Tesoro può privilegiare l’attrattività del prodotto rispetto all’allineamento millimetrico con i rendimenti espressi dal mercato secondario.

Ai raggi X

All’ultima rilevazione di aprile l’inflazione italiana Foi era vicina al 2,6%, anche se i preliminari Eurostat di maggio indicano già una crescita del carovita intorno al 3,2%. Con gli ultimi dati disponibili il nuovo titolo ha un rendimento a scadenza lordo (calcoli di Skipper Informatica) del 4,31%: frutto della somma tra componente fissa, tasso di inflazione e premio fedeltà finale dello 0,6% (cioè lo 0,12% annuo), che verrà corrisposto al momento del rimborso a chi lo comprerà in fase di emissione e lo terrà fino alla scadenza. Al netto della tassazione, il rendimento effettivo attuale è pari al 3,77%.

Per trovare livelli simili con i tassi fissi bisogna spostarsi su scadenze dal 2041 in su, mentre con i titoli indicizzati è necessario allungare la scadenza di almeno due anni. Naturalmente, al crescere dell’inflazione salirebbe anche il rendimento effettivo (per una simulazione delle cedole, si veda la tabella in basso), con la possibilità di superare anche il 5% lordo laddove il carovita salisse al 3,3% o anche più. Un rendimento nominale, s’intende: quello reale - ed è lo scopo primario di questo tipo di Btp - è sempre e comunque il tasso cedolare minimo.

Fino a che punto conviene 

Il Btp Italia Sì, per sua natura, è pensato per stabilizzare il portafoglio e metterlo al riparo da eventuali picchi di inflazione. La domanda successiva è però un’altra: qual è il limite minimo di crescita dei prezzi oltre al quale un titolo di questo tipo non sarebbe più conveniente rispetto ai tassi fissi? «Al momento il rendimento del generico Btp a cinque anni è pari al 3,12% annuo», sottolinea Giorgio Vintani, analista e consulente finanziario indipendente. «Le previsioni sull'inflazione italiana sono intorno al 2% a medio termine, in linea con quelle dell’Unione Europea. Con tale livello, l’acquisto del Btp è consigliato, in quanto offre un rendimento lordo pari a 1,6% più 2% di inflazione media stimata annua più 0,12% di premio alla fine», elenca l’esperto.

Quindi, si tratta di un «3,72% annuo, che offre un premio dello 0,6% sui Btp in circolazione di pari durata». Per arrivare al «livello di paragone bisogna considerare un tasso di inflazione pari all’1,4%», prosegue Vintani, prima di concludere. «Visto l’attuale contesto macroeconomico è legittimo attendersi un risultato pari o superiore, e quindi l’acquisto del nuovo titolo rimane confermato, anche per chi dovesse mantenerlo in portafoglio meno di cinque anni».

Cinque anni: durata corretta?

Altro punto di forza di questo Btp, secondo gli esperti di mercato, è nella durata fissata a cinque anni. Il titolo, segnala il market analyst di eToro Gabriel Debach, «si colloca in una fascia intermedia che offre un equilibrio interessante tra protezione e visibilità». In portafoglio il suo ruolo è pertanto «quello di stabilizzatore: può trovare spazio nella componente obbligazionaria accanto a Btp tradizionali, obbligazioni di qualità o Etf governativi, offrendo una caratteristica che molti strumenti a tasso fisso non hanno: una protezione diretta contro eventuali sorprese inflazionistiche domestiche».

Quella dei cinque anni, gli fa eco Luca Cazzulani, head of strategy research di Unicredit, «è una scadenza ideale per il retail, perché bilancia una durata ragionevole per avere rendimenti interessanti evitando scadenze troppo distanti nel tempo». L’esperienza del Btp Futura (il titolo di Stato con premio fedeltà legato all’andamento del pil nazionale) «ha dimostrato infatti che la volatilità su scadenze lunghe non è adatta all’investitore individuale», ricorda Cazzulani. Per quella

famiglia di titoli di Stato il Mef aveva optato, tra il 2020 e il 2021, per durate comprese tra gli otto e i 16 anni, non riuscendo mai a incassare più di 6 miliardi per emissione. L’ultima, in particolare, fu particolarmente deludente: appena 3,3 miliardi, la terza peggiore in assoluto di tutti i Btp speciali emessi dal 2012 a oggi.

Il calcolo semplificato

Un ulteriore elemento positivo di questo titolo è il calcolo semplificato delle cedole, che matureranno dalla semplice somma algebrica di tasso fisso e variabile (con applicazione del premio fedeltà solo alla fine) senza rivalutazione del capitale. La motivazione è più psicologica che tecnica. Evidenzia Cazzulani: «Il calcolo semplificato delle cedole va a grande favore del sottoscrittore: nel momento in cui lo strumento viene riservato esclusivamente al retail appare sensato togliere una particolarità di calcolo che, anche a ragione dell’effetto memoria, rendeva difficile la comprensione dello strumento».

All’attrattività del Btp contribuisce infine «il trattamento fiscale», ricorda Debach. Come per altre emissioni analoghe – come il Btp Valore dello scorso marzo – il Btp Italia Sì prevede, oltre alla tassazione agevolata al 12,5%, l’esenzione dall'imposta di successione e l’esclusione dal calcolo Isee fino a 50 mila euro investiti in titoli di Stato.

Come usarlo in portafoglio

Durata intermedia, cedola reale garantita e uno scenario di inflazione in aumento fanno di questo titolo, secondo analisti e consulenti, un alleato in un’allocazione diversificata «per chi vuole costruire un portafoglio più equilibrato, non per chi cerca crescita o rendimento elevato», avverte Debach.

In uno scenario di inflazione persistente, questo Btp «offre una risposta semestrale e verificabile», aggiunge l’analista. Invece in uno scenario di inflazione in calo, «la componente fissa della cedola continua a lavorare». Risultato: «Più che una scommessa sull'inflazione, è uno strumento che aiuta a gestire l'incertezza. E in una fase di mercato in cui le variabili macroeconomiche continuano a cambiare rapidamente, anche l'equilibrio può diventare un rendimento», è il giudizio finale dell’esperto di eToro.

L’alternativa degli Etf indicizzati

Come già accennato, sul mercato secondario questo Btp Italia Sì a ben pochi rivali, a meno che non si voglia allungare di molto la scadenza o comunque accettare di comprare titoli sopra la pari con conseguente minusvalenza al momento del rimborso: dall’inizio dello shock energetico dopo il blocco dello stretto di Hormuz, infatti, il timore di inflazione crescente ha fatto salire i prezzi dei titoli di Stato indicizzati, con il risultato che quasi tutti trattano ormai sopra la pari.

L’alternativa potrebbe essere quella di optare per gli Etf indicizzati sui titoli di Stato in euro. Che rispetto ai singoli titoli hanno almeno tre punti di forza. In primo luogo, non hanno una data di scadenza: possono quindi essere utilizzati come copertura dall’inflazione anche da chi non avesse bisogno di ricevere indietro il capitale tra cinque anni (o, al contrario, avesse intenzione di passare prima all’incasso). Secondo, investono in panieri diversificati di titoli e su diverse scadenze, e quindi smorzano il rischio tasso e il rischio emittente. Terzo, sono perlopiù - salvo due eccezioni - ad accumulazione: questo significa che le cedole dei singoli bond vengono reinvestite nel nav degli Etf, e permettono all’investitore di massimizzare l’interesse composto. Un risparmiatore che non avesse bisogno di incassare cedole periodiche potrebbe ad esempio optare per questa soluzione, evitando anche di pagare la tassazione al 12,5% su ogni singolo stacco cedolare.

Cosa aspettarsi dalla raccolta

Non resta quindi che vedere quale sarà la risposta del pubblico retail italiano. Lo scorso anno, con l’inflazione in calo, un Btp Italia a sette anni incassò (inclusi gli istituzionali) 8,8 miliardi di euro. Per questo nuovo titolo i desk operativi, anche se con tutte le cautele del caso - la platea di investitori individuali è notoriamente più difficile da leggere di quella dei grandi fondi - indicano la soglia dei 10 miliardi come un obiettivo realistico. Ma per saperlo bisognerà attendere il 19 giugno, alla chiusura del collocamento, quando peraltro il Mef comunicherà il tasso minimo definitivo, che non potrà essere comunque inferiore all’1,6% già indicato al mercato. (riproduzione riservata)