Il diavolo sta nei dettagli. O meglio, nel caso delle società farmaceutiche, nella concentrazione. È il caso di Novo Nordisk, il colosso danese che ha conquistato una posizione di leadership nel campo dei farmaci per il controllo del diabete e del peso. Qual è quindi il problema? Questi trattamenti (in sigla tecnica Glp-1) rappresentano da soli due terzi delle vendite del gruppo. «Una base di ricavi così concentrata aumenta la vulnerabilità alla pressione sui prezzi», osserva Sabrine Boudella, director Corporate Ratings di Scope Ratings.
Nel 2025 Novo Nordisk ha realizzato un fatturato pari a 309,1 miliardi di corone danesi (41,4 miliardi di euro), in aumento del 6% rispetto al 2024 (+10% a cambi costanti). L’utile operativo è invece sceso dell’1% a 127,7 miliardi di corone (+6% a cambi costanti). Il portafoglio Glp-1 «rappresentava circa il 49% delle vendite, ma se consideriamo anche i trattamenti basati sul Ggp-1 incentrati sull’obesità, l'esposizione totale sale a circa il 76%», prosegue Boudella.
Gli esperti di Scope Ratings hanno confrontato questo dato con l’esposizione di altre case farmaceutiche europee alle vendite dei primi tre medicinali best-seller. Per Astrazeneca, ad esempio, i primi tre trattamenti pesano per meno del 40%. Sanofi deve il 36% dei ricavi ai farmaci best-seller, Roche e Gsk poco meno del 30%, Novartis solo il 20%.
Per fare un esempio, il prodotto chiave di Sanofi, Dupixent, «pur essendo un marchio unico copre diverse indicazioni tra cui dermatite atopica, asma, rinosinusite cronica e altre», aggiunge Boudella, «fornendo a Sanofi una diversificazione all'interno di un’unica piattaforma biologica. Al contrario, Novo Nordisk commercializza diversi marchi con lo stesso meccanismo Glp-1».
La forte focalizzazione di Novo Nordisk sui farmaci per diabete e obesità ha permesso alla società di crescere molto, anche sul mercato, fino a diventare la società europea più capitalizzata nel marzo 2024. Tuttavia, quando il gruppo ha ritoccato le stime per il 2026, includendo un calo tra il 5% e il 13% dei ricavi, il titolo è crollato di circa il 17%.
«Certamente gli investitori erano consapevoli della dipendenza di Novo Nordisk dai trattamenti per l’obesità e il diabete, anche se la società si era diversificata in malattie rare, emofilia e altre malattie croniche», conclude l’esperta. «Tuttavia, la dipendenza da un unico meccanismo d’azione aggiunge una dimensione di rischio distinta dalla concentrazione sul trattamento di una malattia specifica».(riproduzione riservata)