Brusca frenata per Novartis. Il suo farmaco contro il colesterolo ha fallito lo studio di fase III Horizon e il titolo il 7 settembre cade del 2,50% a 126,34 franchi svizzeri alla borsa di Zurigo. Il farmaco sperimentale Pelacarsen sviluppato per ridurre la lipoproteina, uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare di origine genetica, ha ridotto i livelli di lipoproteina(a), un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari in larga parte determinato geneticamente e che interessa circa una persona su cinque, ma tale riduzione non si è tradotta in un minor numero di decessi, infarti e ictus rispetto al placebo.
Questo fallimento rappresenta una battuta d’arresto significativa per le aspettative che il farmaco potesse aprire una nuova strada nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Arriva inoltre pochi giorni dopo che Novartis ha temporaneamente sospeso gli studi su una terapia cellulare sperimentale per le malattie autoimmuni, in seguito alla morte di tre pazienti. Così alla borsa di Zurigo il titolo Novartis il 7 settembre cade del 3,9% a franchi svizzeri, registrando il calo più marcato degli ultimi quattro mesi. Da inizio anno ha comunque guadagnato il 14%.
Il Pelacarsen era considerato uno dei potenziali motori della crescita futura di Novartis, in una fase nella quale il colosso farmaceutico svizzero deve prepararsi alla progressiva perdita della protezione brevettuale di alcuni prodotti di punta, tra cui Entresto.
Le aspettative erano elevate. In caso di successo, gli analisti avevano attribuito al Pelacarsen un potenziale commerciale da blockbuster con stime di vendite annue che arrivavano a diversi miliardi di dollari. Ubs, ad esempio, aveva indicato un picco intorno a 1,5 miliardi di dollari, mentre Jefferies era arrivata a 5,4 miliardi, a fronte però di una probabilità di successo stimata soltanto al 30%.
Bank of America aveva stimato vendite al picco di 1,5 miliardi di dollari, leggermente inferiori al consenso di 1,7 miliardi: «la rimozione di quest’opportunità comporterebbe un ribasso del net present value di pochi punti percentuali», precisa BofA. Novartis stessa aveva quantificato in oltre 5 miliardi di dollari il mercato potenziale.
Il problema è che lo studio ha messo in discussione proprio il presupposto scientifico e commerciale sul quale poggiava questa scommessa: abbassare la lipoproteina(a) non è bastato a tradurre la riduzione del biomarcatore in un beneficio clinico misurabile in termini di infarti, ictus e mortalità cardiovascolare. Al momento non esistono terapie approvate specificamente per ridurre questo rischio.
«Questo mette in discussione la possibilità che le terapie volte a ridurre la lipoproteina(a) possano alla fine dimostrare un beneficio cardiovascolare», ha commentato Michael Leuchten di Jefferies. La conclusione dello studio di Novartis, tuttavia, non significa necessariamente la fine, al contrario può alzare ulteriormente l'asticella per i concorrenti come Amgen ed Eli Lilly che stanno sviluppando, rispettivamente, i farmaci sperimentali Olpasiran e Lepodisiran, contro la stessa proteina. Bisognerà capire se il problema riguarda l'intero approccio terapeutico oppure le caratteristiche specifiche del Pelacarsen.
Dopo il passo falso del Pelacarsen, l'attenzione si sposta sul Del-desiran (DM1), terapia sperimentale a base di Rna destinata alla distrofia miotonica di tipo 1, malattia rara caratterizzata dalla progressiva perdita di massa e funzionalità muscolare. I risultati dello studio di fase avanzata sono attesi nel quarto trimestre del 2026. La posta in gioco è alta perché il Del-desiran rappresenta uno degli asset centrali dell'acquisizione di Avidity da parte di Novartis, operazione da 12 miliardi di dollari.
«Riteniamo che il successo di DM1 sia importante, anche perché è collegato alla precedente acquisizione di Avidity, e a nostro avviso la tesi d’investimento necessita di qualcosa in più del solo Remibrutinib per dimostrare un percorso di crescita attraverso il patent cliff», precisa BofA.
Per gli investitori, quindi, il prossimo dato clinico non sarà un semplice aggiornamento della pipeline. Sarà anche un test sulla validità strategica di una delle principali operazioni di espansione messe in campo dal gigante svizzero. Secondo gli analisti di Barclays, il successo della sperimentazione è importante per giustificare il prezzo pagato per Avidity.
A compensare almeno in parte la delusione per il Pelacarsen c'è il Remibrutinib. Il farmaco orale contro la sclerosi multipla ha infatti superato di recente con successo due studi di fase avanzata, contribuendo a sostenere il titolo Novartis a Zurigo e confermando il potenziale della pipeline.
È proprio questa la sfida che Novartis deve affrontare: trasformare una pipeline ricca di candidati sperimentali in una serie di nuovi prodotti capaci di compensare il futuro declino dei farmaci maturi. L'amministratore delegato Vas Narasimhan ha indicato una crescita annuale delle vendite nell'ordine del 5-6% fino al 2030. Il raggiungimento di questo obiettivo dipenderà, però, sempre più dalla capacità dei nuovi farmaci di superare la fase clinica finale. BofA ci crede e ha confermato il rating buy e il target price a 150 franchi svizzeri sul titolo, +19% di upside potenziale.
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